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Animali in Borsa: oltre il Toro e l’Orso … l’Elefante e la Volpe!


Tutti gli appassionati di finanza e borsa conoscono perfettamente il significato dei termini “Toro” e “Orso” e quello che si intende quando si associa ad essi un titolo o un mercato.

Nella circostanza, senza voler fare l’arca di Noè, mi sono accorto che nel mondo del trading può essere importante ed assai redditizio “scomodare” l’elefante – con la sua memoria – e la volpe, nota per la furbizia.

In più di un articolo di questo blog e comunque in tonnellate di pubblicazioni sull’Analisi Tecnica, è stata sottolineata l’importanza dello studio di eventi e situazioni del passato che prefigurano – a volte con precisione sbalorditiva – eventi e situazioni del futuro. In particolare questo tipo di riscontro viene concretizzato nell’analisi dei grafici e della bontà delle “figure” o tecnicamente “pattern”, che vengono utilizzati per  tradare.

Capite bene che conoscere oggi quello che (molto verosimilmente) potrà accadere in futuro nel mercato è un enorme vantaggio… magari ci fossero dei grafici anche in altri ambiti!

A scanso di equivoci, quando mi riferisco alla possibilità di previsione, non mi sto assolutamente riferendo al comportamento illecito di insider trading, ossia l’attività di speculazione finanziaria eseguita da una persona che, in virtù della sua posizione all’interno di un’azienda o per la sua attività professionale, è in possesso di informazioni riservate che gli permettono di collocarsi sul mercato su un piano di assoluto privilegio, ancorché illegale.

Per tornare al discorso “safari”, indubbiamente non abbiamo bisogno della memoria di un pachiderma per ricordare didatticamente le strategie long (in acquisto) o quelle short (vendita allo scoperto), anche perché per gli ex allievi di Roberto Pesce, in caso di dubbi o perplessità è sufficiente riguardarsi il materiale che viene consegnato ai corsi – prossima edizione di INTELLIGENZA FINANZIARIA nelle giornate del 17/18 febbraio a Reggio Emilia e di INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING) il 24 marzo sempre a RE –  ma ben diverso è il discorso quando si inizia ad operare “sul serio”, con denaro reale, e magari si intende perseguire con impegno e dedizione la stimolante “arte del trading”.

Certo si avrà un trading plan, un trading journal, griglie decisionali efficienti e ben organizzate dove annotare le proprie considerazioni, ma diventa comunque importante memorizzare ed interiorizzare quelle situazioni “particolari” in cui, per esempio, abbiamo sperimentato con successo una nostra intuizione, un forte guadagno o magari delle operazioni in cui abbiamo commesso errori per fretta o disattenzione, insomma credo che in questi casi, la nostra memoria deve essere assolutamente efficiente per supportarci.

E l’astuta volpe?

Anche in questo caso, come nel precedente, l’esperienza e l’impegno giocano un fattore determinante.

Il trading, per quanto utilizzi matematica, statistica e numeri in genere, è un’attività nella quale l’estro, la fantasia e le intuizioni personali hanno la loro parte, ed in questa mescolanza di emozioni e personalità, c’è anche posto per la scaltrezza.

Osserviamone un piccolo “assaggio” con i due grafici qui sotto.

BMY (Nyse) – Core Trading – chiusura di venerdì 27 gennaio 2012 con strategia Basic Buy Set Up

Ipotizziamo sia stato inserito un ordine condizionato di acquisto domenica 29 gennaio: il titolo non è “entrato”, pertanto non è stato speso denaro ed ovviamente non si sta perdendo un centesimo nonostante la discesa del prezzo.

Al termine della settimana,  invece di buttarsi a capofitto alla ricerca di un altro titolo che soddisfi i parametri della strategia impostata, potrebbe essere utile fermarsi ad osservare il “nuovo”grafico che si presenta.

BMY (Nyse) – Core Trading – chiusura di venerdì 3 febbraio 2012 con strategia Basic Buy Set Up

Da un’attenta valutazione, il titolo ci riserva un pattern “migliorato”, sia nella qualità degli indicatori grafici, sia nel rapporto tra guadagno e rischio poiché al raggiungimento del medesimo livello di guadagno della settimana precedente, viene ridotto sensibilmente il rischio iniziale, ossia la perdita ipotetica di denaro.

In un batter d’occhio è stato risparmiato Tempo e Denaro. Niente male questa “volpe”!

Essere scaltri significa inoltre non dare eccessivo ascolto alle tante voci dei catastrofisti quando le Borse scendono, e non accendere batterie di fuochi d’artificio quando i mercati salgono vertiginosamente. Anzi, è proprio nei momenti di panico o euforia che il trader disciplinato riesce ad ottenere grandi soddisfazioni, non dimentichiamo, infatti, che l’Analisi Tecnica trae i migliori vantaggi nei trend definiti più che nei periodi di incertezza!

L’ultimo sguardo lo vorrei riservare al famoso indice S&P 500, l’indicatore che segue l’andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, nonché lo strumento più usato per misurare l’andamento del mercato azionario USA.

Indice S&P 500 del 9 febbraio – grafico settimanale con ultima candela in formazione

Chiaramente si può notare come dai minimi di novembre scorso, l’indice abbia inanellato una buona sequenza di candele rialziste. Attualmente si trova a quota 1345, un’area di resistenza che è stata testata numerose volte lo scorso anno (vedi linea orizzontale sul grafico attorno ai massimi attuali) e per tale ragione l’eventuale “sforamento” di questo “tetto” o, al contrario, l’ipotesi di un rimbalzo verso il basso potrà assumere una grande importanza in relazione all’operatività più redditizia da sviluppare.

Detto ciò, consiglio anche in questo caso di far nostra l’arguzia della volpe: teniamo le orecchie ben tese e guardiamo la strada che vuol prendere la nostra preda, dovrà essere lei a fare il primo passo, ossia non anticipiamo il mercato, aspettiamo chiari segnali di continuazione o inversione del trend, quindi con metodo e determinazione sono certo che otterremo il meritato successo!

Con sincero interesse e piacere invito i lettori a lasciare un commento al riguardo.

Enrico Vigo


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Reddito passivo, mito o realtà?


Nel mio ultimo post raccontavo della recente esperienza a Londra al corso “NEVER WORK AGAIN” e spiegavo come il corso avesse per oggetto il tema del “REDDITO PASSIVO”, argomento estremamente interessante per chiunque abbia letto i libri di Robert Kiyosaki e, più in generale, per tutti coloro che desiderano riprendere in mano la propria vita, spesso pesantemente sacrificata sull’altare del lavoro e della continua necessità di produrre reddito secondo i ritmi frenetici della vita moderna.

Con l’articolo di oggi riprendo in mano questo tema così importante anche perchè mi sono posto il dubbio che qualcuno tra i nuovi lettori del blog possa essersi chiesto se la possibilità di produrre entrate passive sia effettivamente realistica oppure poco più di un mito e, nel caso, quali possano essere le strade ed i veicoli per ottenerle.

Senza voler illudere nessuno sull’esistenza di un fantomatico colpo di bacchetta magica (leggasi metodiche miracolistiche che permettano di diventare milionari senza lavorare nel giro di poco tempo), la mia testimonianza è tuttavia quella di chi le strategie per produrre REDDITO PASSIVO e “far lavorare il proprio denaro per sè” non solo le insegna durante il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA (prossima edizione 17/18 febbraio a Reggio Emilia, ultimi posti ancora disponibili) ma soprattutto le applica con crescente interesse e successo da anni.

Diciamo quindi come prima cosa che produrre reddito senza lavorare è assolutamente possibile e il punto di partenza, per banale e ovvio che possa sembrare è … quello di decidere di volerlo fare!!

In effetti, la maggioranza delle persone non riuscirà mai a raggiungere tale obiettivo in quanto non si è mai fermata a riflettere sulla meccanica che lega il proprio lavoro al reddito conseguente e così facendo si auto-condanna a dover ripetere per tutta la vita la propria routine professionale fino all’agognato traguardo della pensione, con i tempi che corrono questo si ormai diventato molto più un mito o una chimera rispetto alla realtà del passato.

Illuminante in tal senso fu per me la “storia dei secchi e dell’acquedotto” che ho già raccontato in un vecchio post e che puoi trovare anche nel libro <a href="http://www.robertopesce.com/libri-finanza/i-quadranti-del-cash-flow/” target=”_blank”>“I Quadranti del Cash Flow” di Kiyosaki.

Possiamo attivare fonti di reddito passivo in più modi ed in particolare possiamo “acquistarle” se già in possesso di una certa disponibilità finanziaria oppure “crearle” ed in tal caso avremo bisogno di dedicare tempo, competenze ed energie alla loro costruzione.

Fanno parte delle fonti di reddito passivo acquistabili gli immobili da mettere a reddito affittandoli, gli investimenti finanziari come azioni, obbligazioni, ETF etc. e le porzioni di attività commerciali gestite da terzi.

Fanno invece parte delle fonti di reddito passivo da creare in prima persona tutte le opere dell’ingegno e le proprietà intellettuali come i brevetti, i diritti d’autore di libri o musica, lo sviluppo di software da concedere in licenza d’uso, la concessione del proprio marchio o delle proprie metodologie a fronte di royalty ricorrenti, i business automatizzati e le stesse attività commerciali da noi stessi prima sviluppate e poi vendute a terzi o di cui si rimane proprietari ma non più soci operativi.

Come già scrivevo in un altro mio vecchio articolo che potresti trovare interessante per completare questo discorso (clicca qua per leggerlo), la qualità e la quantità delle fonti di reddito passivo attivate fanno la differenza in relazione sia al denaro che se ne può ricavare che al tempo effettivo che dobbiamo impegnare per mantenerle attive.

Se infatti quasi tutte le fonti di reddito passivo un minimo di attenzione e di tempo la richiedono comunque, è pur vero che l’impegno richiesto dal riscuotere degli affitti e sbrigare le inevitabili grane ricorrenti oppure dal seguire i propri investimenti finanziari per un’oretta di tempo alla settimana, comodamente seduti in poltrona a casa propria con il computer sulle ginocchia, sono davvero ben poca cosa se paragonati alle 40 o più ore alla settimana altrimenti dedicate alla propria professione.

Come insegno sempre ai miei allievi del corso INTELLIGENZA FINANZIARIA, un altro aspetto importante da considerare nel organizzare la propria vita attorno alla creazione o all’acquisto di fonti di reddito passivo è anche dato dal fatto che “il denaro e il guadagno non sono tutti uguali” e con questo mi riferisco al cruciale aspetto della fiscalità e delle spese connesse alla creazione di reddito.

Se infatti un artigiano o un commerciante possono con relativa semplicità incassare anche più di 1.000 € in una singola giornata di lavoro, occorre tuttavia considerare che su quello stesso incasso gravano costi importanti (acquisto della merce da rivendere e costi di esercizio dell’attività come affitto dei locali, consumi, compensi a dipendenti e collaboratori etc.) e che sull’utile netto rimanente tra un balzello e l’altro il fisco se ne porta poi via la maggior parte. Ecco così perchè anche un’attività apparentemente estremamente florida spesso si traduce in ben poco denaro spendibile per il titolare della stessa che, oltre al sentirsi una costante e pesante responsabilità sulle spalle, solitamente dedica al proprio lavoro molto più delle famose 40 ore a settimana dei lavoratori dipendenti.

Prova ora invece a pensare ad una somma di denaro anche molto inferiore ai 1.000 € a giornata di cui sopra ma indenne o quasi da costi accessori in quanto ottenuta a fronte di diritti d’autore, come incasso da una locazione oppure come plusvalenza da un’operazione di trading in azioni o ETF e sul cui incasso si paghi solo un’aliquota standard staccata dal cumulo della dichiarazione dei redditi (ad es. il 20% per le plusvalenze azionarie o il 12,5% per quelle ricavate dai BOT), fai presto a comprendere come in questo caso il denaro spendibile prodotto dalle fonti di reddito passivo sia decisamente più interessante.

Come dicevo poco sopra, “il denaro e il guadagno non sono tutti uguali” e il reddito passivo vince nettamente il confronto con il reddito da lavoro anche sotto questo punto di vista.

Smettiamo tutti di lavorare quindi?

Beh, certo che no.

Premesso che si lavora non solo per il denaro ma anche per altri motivi tra cui la realizzazione di sè, la crescita personale, il contribuire al miglioramente della vita delle altre persone etc. penso tu possa aver compreso come sia acquistare che tanto più creare le proprie fonti di reddito passivo rappresenti comunque un impegno nel presente anche se finalizzato ad una crescente futura libertà personale.

Il traguardo finale non è quindi tanto la ricchezza o il non lavorare mai più bensì l’aumento della propria libertà personale ed in particolare della propria possibilità di scegliere come utilizzare il proprio tempo, se al lavoro o ad altro scopo e, nell’ambito del lavoro, a cosa e quanto dedicarsi.

Oggi personalmente guadagno di solo reddito passivo molto di più di quanto guadagnassi a livello complessivo 5 anni fa e, ti assicuro, la differenza nella qualità delle scelte che mi posso permettere e nella diminuzione di stress si sente tutta.

Se me lo permetterai, sarà mio piacere e privilegio continuare a farti da Coach in questo percorso così importante e affascinante.

Roberto Pesce


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A Londra per il corso “Never Work Again” di T. Harv Eker: la mia recensione senza peli sulla lingua


Marjean Holden sul palco del "NEVER WORK AGAIN"

Paradossi del clima, un’Emilia imbiancata e sotto zero mi accoglie al mio ritorno da una Londra quasi sempre soleggiata in cui ho frequentato da allievo il corso “NEVER WORK AGAIN” di T. Harv Eker. Era questo il mio terzo seminario con la scuola di Harv dopo la doppia frequentazione del “MILLIONAIRE MIND INTENSIVE” (clicca qua per la recensione dell’edizione 2011 a Rimini completa dei commenti degli altri partecipanti) e la partecipazione al “GUERRILLA BUSINESS INTENSIVE” del 2010 (clicca qua per la mia recensione dell’evento) e il mio intento è quello di frequentarne altri in futuro.

A partire da quest’ultima affermazione appare evidente come il mio parere sull’esperienza sia nel complesso positivo anche se il “NEVER WORK AGAIN” alterna luci ed ombre e il tutto vale la pena di spendere due parole in un commento articolato.

Come già successo in passato per il “GUERRILLA BUSINESS INTENSIVE“, T. Harv Eker non era presente al corso (condotto invece dall’aitante, dinamica e mascolina Marjean Holden con il supporto dell’energico Mac Attram), ma questo non era inaspettato visto che il modo in cui Eker porta avanti la sua scuola di formazione è coerente con lo stesso modello di business da lui illustrato in altri seminari e si basa in gran parte sulla delega e sul lavoro di altri trainer e formatori più o meno noti che “interpretano” il copione creato e progettato dallo stesso Harv ma poi a loro delegato in modo da poter diffondere molti più eventi anche in contemporanea ormai rappresentati un pò in tutto il globo.

Da questo punto di vista il loro approccio alla formazione è molto più industrializzato e “business oriented” rispetto al nostro, un pò la stessa differenza che passa tra un ottimo ristorante italiano e Mc Donald’s.

Nel primo, se di buona qualità, si trova personalizzazione del servizio, presenza costante del titolare, cura del cliente in tutti gli aspetti, elevato valore del prodotto e del servizio offerto, nel secondo, beh … conosciamo tutti Mc Donald’s e non è certo celebre in tutto il mondo per la bontà dei suoi hamburger, per l’accoglienza dei suoi locali o per la simpatia degli addetti. Dal punto di vista del cliente, il ristorante italiano batte Mc Donald’s 100 a 0, dal punto di vista della ricchezza del business il franchising americano vince sull’impresa artigianale italiana 1.000 a 1. Ritengo che questo parallelismo debba dare a tutti noi dei grandi spunti di riflessione e guidarci nel configurare il nostro personale posizionamento sia in quanto clienti/utenti di eventi di formazione che come imprenditori e uomini di business.

"Effetto Fiera" al NWA di Londra

Il mio personale punto di vista imprenditoriale riguardo questo aspetto è che amo guadagnare ed avere successo ma non a tutti i costi e non usando qualsiasi mezzo, in particolare se riferito alla vendita, al marketing e al servizio offerto ai miei clienti che non è e non sarà mai industrializzato e commercializzato come ho visto fare in questi giorni a partire dallo spazio in sala per i partecipanti (oltre 12 ore di aula al giorno seduti come in aereo) per arrivare all’assenza di materiale didattico (in un corso di 4 o più giornate venduto a caro prezzo aspettarsi un manuale del corso e non solo un blocco per prendere appunti mi sembrerebbe francamente il minimo…) e, soprattutto, alla natura stessa del seminario.

Sto parlando di etica professionale e commerciale.

In effetti l’aspetto rilevante e sconcertante del “NEVER WORK AGAIN” è che non è tanto un corso quanto una “fiera in cui vengono presentate opportunità e idee di guadagno e di formazione da approfondire (a pagamento) in momenti ulteriori e questo può anche andare bene ma andrebbe spiegato in sede di presentazione e vendita del corso, fermo restando che il prezzo di entrata in una fiera in cui ti vengono vendute altre iniziative dovrebbe essere sensibilmente differente da quello di un seminario in cui ti aspetti un prodotto e dei contenuti definiti e già utili in sè.

Ciò detto, è evidente che ognuno è libero di vendere i propri prodotti e servizi al prezzo che preferisce ma chi acquista può poi ritenere più o meno congruo quanto gli viene chiesto (personalmente trovo una follia vendere o acquistare una t-shirt o una bottiglia di vino a 70 € ma molte persone non sono del mio stesso avviso visto che poi comprano questi stessi prodotti in quantità) e decidere di accettare o meno l’offerta, fermo restando tuttavia l’obbligo di chiarezza da parte di chi vende in merito alla natura di quanto offre e su questo punto il “NEVER WORK AGAIN” ha una colpa grave.

Panel di speaker al NEVER WORK AGAIN

La maggioranza delle 850 persone presenti era infatti a Londra per apprendere tecniche, metodi e sistemi per attivare “SISTEMI DI REDDITO AUTOMATICO” o “RENDITE PASSIVE” che dir si voglia ma quasi nessuno dei 15 relatori che si sono alternati sul palco ha fornito un  “COME durante il proprio intervento limitandosi a fornire il “COSA” e il “PERCHE’” i presenti avrebbero dovuto acquistare il proprio programma di studio, frequentare il proprio seminario, comprare i propri cd, dvd, webinar o membership successivi.

Che poi, detta tutta, mentre i vari “cosa” (ossia i contenuti, le tecniche e le dinamiche presentate) alternavano strategie note e stranote ad altre invece meno conosciute e di conseguenza più utili ed interessanti, è stato invece assai ripetitivo e stucchevole sentirsi ripetere da ogni relatore i motivi per i quali avremmo dovuto considerare il proprio programma visto che era evidente come fossimo tutti lì perchè interessati al reddito passivo e quindi già sensibili all’idea di lavorare meno, avere più tempo per sè stessi, per i propri affetti etc.

Superato lo sconcerto iniziale per la natura anomala dell’evento rispetto a quanto promesso e messo da parte il fastidio di doversi ascoltare 4 o 5 momenti di vendita assai aggressivi durante ogni singola giornata, abbiamo comunque trovato del buono anche in questo tipo di struttura, essendo comunque la varietà dei relatori e dei temi in questione una risorsa in sè che ci ha permesso di conoscere alcune cose nuove, sviluppare spunti e idee e apprezzare lo stile comunicativo di almeno 3-4 fuoriclasse all’interno del gruppo di speaker.

Una decina i metodi e sistemi presentati durante il corso miranti a creare reddito passivo:

  1. Business immobiliare basato su opzioni anzichè acquisto di proprietà – Relatore John Lee
  2. Licensing (acquisto e utilizzo oppure cessione di proprietà intellettuali o diritti di marchio) – Relatore Rand Brenner
  3. Outsourcing - Relatore Daven Michaels
  4. Trading sul Forex – Relatore Marcus De Maria, già co-trainer di T. Harv Eker durante il “MILLIONAIRE MIND INTENSIVE” di Rimini
  5. Web Business – Relatore Chris Farrell
  6. Creazione di team di lavoro per compravendita di immobili di lusso – Relatore Marco Kozlowski
  7. Come creare “App” di successo per Iphone, Ipad etc. – Relatore Simon Williams
  8. Trading su azioni e futures – Relatore Courtney Smith
  9. Marketing di affiliazione – Relatore Andrew Lock
  10. Investire nei “Tax Lien” USA (per me l’unico argomento totalmente nuovo e di conseguenza lo spunto più interessante) – Relatore Saen Higgins

Assieme a questi speaker hanno avuto spazio sul palco del “NEVER WORK AGAIN” anche altri 5 relatori, 2 dei quali non hanno nemmeno cercato di presentare una qualche forma di metodica o strategia ma si sono dedicati a vendere senza tanti giri di parole le loro opportunità di investimento immobiliare in Germania (Tan Yang Po) e in Costarica (Jack Cohen) mentre Bill Walsh ha proposto un proprio programma di formazione motivazionale tramite webinar o altri prodotti, cosa poi c’entrasse con il tema del corso me lo sto ancora chiedendo.

Interessante invece la storia personale e l’utilizzo dei podcast su Itunes da parte di Sam Crowley anche se più legata allo sviluppo di un proprio business o del marketing di sè stesso più che un’idea per generare reddito passivo.

Keith Cunningham, il "Padre Ricco" di Robert Kiyosaki!

Menzione a parte va data al personaggio che ha “dato di più” al corso in termini di contenuti così come di curiosità nel conoscerlo visto che è stato presentato come il fantomatico “PADRE RICCO” mille volte citato da Robert Kiyosaki nei propri libri: Keith Cunningham.

Keith Cunningham, passato da imprenditore e investitore alle spalle con più di una vicissitudine nella sua storia personale, e presente da speaker motivazionale, ha essenzialmente dispensato la propria saggezza e esperienza di vita e la sua presenza è stata molto apprezzata sia in quanto persona dotata di grande carisma e umanità sia in quanto è stato l’unico speaker a dedicare il proprio tempo a fornire contenuti e non a costruire una presentazione commerciale dei propri prodotti o servizi.

In ultimo, valida e interessante come sempre nei corsi di T. Harv Eker la parte di condizionamento psicologico alla ricchezza e al denaro, in questo contesto concentrata proprio sul tema del reddito passivo e della conseguente libertà della propria vita da riconquistare.

Come di consueto quindi, grande entusiasmo in sala (guarda il video qua sotto) sulle bellissime parole di “It’s My Life” di Bon Jovi che non avevo mai realmente compreso nel loro significato.

www.youtube.com/watch?v=-ZqZfYgICew

In sintesi, tra i tanti aspetti positivi scaturiti dall’aver partecipato al “NEVER WORK AGAIN” tantissima varietà e quantità, molte idee, molti spunti, tanti speaker, un sacco di motivazione e condizionamento positivi, la possibilità di modellare personaggi diversi e trarre ispirazione dalle loro storie personali e dalle indubbie abilità di vendita e di marketing dimostrate sul palco dai vari relatori.

Tra gli aspetti negativi alcune mancanze sulla cura della qualità dell’esperienza per i partecipanti, il fatto che fosse una “fiera” più che un corso e che non fosse stato presentato in questo modo, un sacco di “cosa” e pressochè nessun “come” , un indubbio eccesso di vendita e di manipolazione da parte della quasi totalità degli speaker alternatisi sul palco.

Chiudendo, esprimo la mia opinione personale sul tema della vendita, del marketing e di quanto ho visto accadere in questo senso durante il “NEVER WORK AGAIN”.

Saper vendere e promuovere con successo sè stessi e la propria attività sono caratteristiche fondamentali per ottenere risultati di rilevo praticamente in qualsiasi campo. Conosco questa verità da tanto tempo, mi guadagno da vivere vendendo i miei programmi di formazione da più di venti anni, ho avuto grandi maestri in questo campo (tra cui lo stesso T. Harv Eker) e nel mio piccolo penso di essere piuttosto abile e preparato sul fronte visto che ho anche scritto e pubblicato un libro con Sperling e Kupfer su questo argomento (“Professione Venditore”, attualmente esaurito nelle principali librerie).

L’eccesso di timidezza nella vendita e nella promozione di sè stessi non solo non sono una qualità ma non pagano e privano anche il pubblico di quanto di valido hai da offrire.

Parlando di etica commerciale e imprenditoriale, l’abilità di vendere e di promuoversi deve tuttavia essere sempre accompagnata da alcune caratteristiche che ho visto parecchio latitanti in diversi tra gli speaker che ho visto promuovere i propri prodotti durante il “NEVER WORK AGAIN” e mi riferisco a:

  • qualità dell’offerta (diversi tra i prodotti e servizi presentati avevano ben poca sostanza)
  • trasparenza sulla natura dell’offerta (va bene concentrarsi sui benefici ma in molti casi non è stato proprio spiegato in cosa consistesse il miracolistico servizio proposto)
  • rapporto qualità prezzo e trasparenza nella presentazione dello stesso e delle promozioni (omissis …)
  • equilibrio, realismo e onestà nella presentazione dei benefici ottenibili dal proprio prodotto (va bene abbellire e “pompare” un minimo la propria offerta, tutti lo facciamo, ma a Londra il rapporto benefici/difficoltà è stato davvero manipolato senza nessun pudore lasciando nel pubblico più sprovveduto delle percezioni estremamente distanti dalla realtà)

Fuor di ipocrisia, vendere significa manipolare le percezioni altrui per indurre una decisione d’acquisto.

Marcus De Maria: Forex Trading

So bene che “manipolare” è una parola con forti connotazioni negative ma nella realtà è quello che tutti facciamo quando sistemiamo la merce in vetrina in maniera che risulti accattivante, quando “ci mettiamo in tiro” per conquistare un uomo o una donna, quando raccontiamo aneddoti di clienti soddisfatti, quando ingaggiamo l’attore famoso come “testimonial di un prodotto o servizio che probabilmente non ha mai utilizzato e non utilizzerà mai.

Tutto questo è ok, fa parte del “gioco della vendita” e, più in generale, del grande “gioco della vita” .

Come sempre però, è questione di limite e quantità e, senza peli sulla lingua, non ho problemi a dire che quanto ho visto al “NEVER WORK AGAIN” non lo condivido.

L’uso eccessivo e così disinvolto di setting di pnl, ancoraggi e suggestioni ipnotiche per vendere, pur generando risultati straordinari in termini di redemption immediata, è sbagliato e poco corretto e la mia opinione è che il fine non giustificherebbe i mezzi nemmeno se la sostanza di quanto offerto fosse stata molto superiore a quanto visto a Londra.

E’ stato una sorta di esperimento di sociologia e manipolazione di massa in diretta vedere molti partecipanti al corso correre al desk commerciale per sottoscrivere senza pensarci due volte quote di investimento immobiliare di società mai sentite prima, iscriversi a corsi per diventare esperti di compravendita di immobili di lusso o acquistare per 1.000 e passa sterline pacchetti informativi composti da due manuali e tre cd contenenti nozioni di carattere generale note e stranote.

Courtney Smith: Stock & Futures Trading

Il mio socio e compagno di avventura londinese Livio Sgarbi ha definito tutto questo “il fenomeno della spremitura” mentre altri commentavano di aspettarsi da un momento all’altro una bella presentazione di pentole o altre carabattole da sagra paesana.

Il punto è anche di “eleganza nel muoversi” ma non solo.

Ho sentito qualcuno commentare queste vendite con grande ammirazione (sull’abilità in sè dimostrata dagli speaker in questione niente da dire, alcuni sono dei veri e propri fenomeni della manipolazione di gruppo) affermando che: “Se poi la gente compra hanno ragione loro” ma, personalmente, non sono d’accordo e non condivido il punto in questione nè le pratiche in sè.

E’ la stessa cosa di quando il politicante di turno racconta in maniera accattivante e convincente un sacco di balle per raccogliere consenso, il fatto che poi la gente lo voti non vuol dire che si sia comportato correttamente e lo sa il cielo se la nostra società non soffra di eccesso di immagine e manipolazione rispetto all’effettiva realtà delle cose.

Insomma, ancora una volta torno da un corso con tanti spunti e argomenti da cui trarre insegnamento, sia da quanto mi è piaciuto che da ciò che non ho apprezzato.

Se ti fa piacere, LASCIA UN COMMENTO in calce all’articolo esprimendo la tua opinione in merito a quanto ho scritto o la tua testimonianza se eri anche tu presente al “NEVER WORK AGAIN” a Londra.

Ora ti lascio, vado a lavorare suimiei sistemi per non lavorare mai più!

Roberto Pesce


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Idee di investimento per il 2012 (2a parte)


Seconda parte dell’articolo pubblicato la settimana scorsa con alcune idee di investimento per il 2012.

Come ho sottolineato nella prima parte, vengono evidenziati alcuni titoli quotati sulla borsa americana che, a detta degli esperti e dei consulenti intervistati, potrebbero regalare appassionanti performance nei mesi a venire.

Le valutazioni di partenza derivano essenzialmente da valutazioni “geo-politiche” e da analisi macro-economiche o fondamentali per cui invito a considerare tali idee come spunti da approfondire e non come “dritte” su cui gettarsi senza alcuna ulteriore valutazione.

Dal punto di vista del “timing”, lo ripetiamo ancora una volta a scanso di equivoci, è sempre opportuno verificare i grafici dei titoli seguendo le regole apprese ai corsi di INTELLIGENZA FINANZIARIA”prossima edizione 17/18 febbraio a Reggio Emilia – o “INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)”prossima edizione sabato 24 marzo a Reggio Emilia.

5) AT&T (NYSE: T)

Vecchio logo AT&T

Tutti conoscono il marchio AT&T – presente, in un modo o nell’altro, dal 1885. Originariamente American Bell aveva creato AT&T per fornire chiamate a lunga distanza tra New York e Chicago e oltre ma già nel 1899 AT&T è diventata la madre di American Bell e quindi la testa del Bell System, perché le norme regolamentari e fiscali erano più snelle a New York che a Boston, dove aveva sede American Bell. AT&T vende ancora ai clienti servizi di telefonia fissa vecchio stile, e tale attività è certamente in declino. Ma in realtà, dicono gli investitori, AT&T ha registrato progressi costanti nel traghettarsi verso l’era digitale. Le entrate del settore wireless di AT&T hanno rappresentato la metà dei suoi 94 miliardi dollari di entrate nei primi tre trimestri del 2011, contro circa un terzo nei primi mesi del 2007, dopo aver acquisito la piena proprietà di Cingular Wireless. E mentre i ricavi dell’attività ereditata di telefonia continuano a diminuire, la perdita è sostanzialmente compensata da ricavi del settore dati Internet e servizi via cavo, che è cresciuto dell’8 per cento nei primi tre trimestri del 2011. “Ogni Wi-Fi in tutto il mondo è collegato a una rete fissa da qualche parte“, dice Brian McMahon, co-gestore del fondo di investimento da 8,8 miliardi dollari Thornburg Investment Income Builder. Gli analisti di Wall Street si aspettano un fatturato dell’azienda che aumenti di un 1,4 % nel 2012, fino a 127,9 miliardi di dollari. La società deve ancora affrontare i rischi, naturalmente. Una doppia recessione potrebbe spingere ancora di più i clienti ad abbandonare i loro telefoni fissi, mentre li scoraggerebbe  ad aderire a quelli mobili. La società non ha più diritti di rete esclusivi per l’IPhone e recentemente ha abbandonato una delle sue più grandi scommesse strategiche, la sua proposta di fusione per 39 miliardi di dollari con T-Mobile, di fronte alle obiezioni dell’antitrust. Un portavoce dice che l’azienda sta lavorando per risolvere i problemi antitrust e che le sue vendite di IPhone hanno continuato a crescere nonostante la concorrenza estesa. E anche prendendo in considerazione le varie sfide, dicono molti analisti, che il rapporto dividendo/prezzo (yeld) pari al 6% sembra ancora attraente e sicuro. L’azienda è sulla buona strada per generare circa 36 miliardi di dollari in contanti nel 2011, sufficienti a coprire il pagamento dei dividendi e mettere ancora 20 miliardi di dollari nel business.

6) EXELON (NYSE: EXC)

Portfolio produzione Exelon per tipo di carburante

La paralisi della centrale elettrica giapponese di Fukushima Daiichi a causa del terremoto della scorsa primavera ha scosso la fiducia del pubblico nei confronti dell’energia nucleare ma dopo un esame preliminare da parte della Nuclear Regulatory Commission, le centrali nucleari negli Stati Uniti, che forniscono circa un quinto dell’energia della nazione, sembrano aver evitato nuovi e costosi aggiornamenti (o chiusura definitiva). Ciò significa che il processo di investimenti di base per il nucleare è ancora valido: i fornitori di energia nucleare possano beneficiare di azioni per frenare l’uso dei combustibili fossili. Questa può essere una buona notizia per la Chicago Exelon, la più grande produttrice di energia nucleare della nazione, con 17 reattori, in Illinois, Pennsylvania e New Jersey. L’azienda, il cui rapporto dividendo/prezzo al 5 % è uno dei più alti tra le compagnie elettriche statunitensi, potrebbe presto acquisire una quota di proprietà in cinque reattori, oltre a fornire attività di energia, se le autorità approvano la sua proposta di acquisizione da 8 miliardi di dollari della Constellation Energy. Una grossa magagna sull’immagine Exelon: i profitti recenti dell’azienda sono stati aiutati dalle azioni passate per coprire i prezzi dell’energia. Anche se le tariffe elettriche generalmente scadevano nel 2011, l’azienda ha venduto l’energia che ha prodotto a prezzi più alti. La società non sarà in grado di contare su quella spinta nel 2012 e gli analisti si aspettano che i suoi profitti scendano del 28 per cento, a circa 2 miliardi di dollari. Tuttavia, l’azienda afferma che il suo dividendo non sarà minacciato dal calo. John Kohli, gestore del fondo Franklin Utilities, è d’accordo (almeno nel breve termine) e sottolinea che Exelon continuerà a generare cassa dal suo business dell’energia.

MINIERE D’ORO

“Cosa farà l’oro?” E’ una domanda che quasi ogni investitore deve affrontare in questi giorni ma nel 2012, alcuni professionisti dicono che gli investitori dovrebbero concentrarsi non sul ​​metallo stesso, ma sulle aziende che scavano nel terreno. Tradizionalmente, quando il prezzo dell’oro sale, i titoli minerari dell’oro crescono più rapidamente. I costi di una miniera sono per lo più fissi, quindi se il prezzo del metallo si alza, quasi tutti quei dollari extra finiscono a bilancio. Ma nell’ultimo anno, così come il prezzo dell’oro è salito del 25 %, i titoli minerari, come gruppo, sono scesi dell’1%. E’ il motivo per cui alcuni veterani degli investimenti in oro sono convinti che finché l’oro non stagna, i titoli minerari dovrebbero eccellere. “Finanziariamente, non sono mai stati in forma migliore”, dice Joe Foster, portfolio manager di Van Eck Global, impresa che possiede entrambi i titoli descritti di seguito.

7) NEWMONT MINING (NYSE: NEM)

Le società minerarie sono state a lungo criticate per il pagamento di dividendi miseri e viceversa l’investimento dei loro profitti in acquisizioni e lo sviluppo di nuove miniere. Alcuni investitori hanno spostato i soldi dalle miniere agli ETF. Così l’americana Newmont, seconda società mineraria al mondo per produzione, con sede a Denver, recentemente ha annunciato dal mese di aprile di voler legare i propri dividendi ai prezzi dell’oro. Newmont ha raddoppiato il suo dividendo da allora e dice che continuerà a pagare somme maggiori fino a quando l’oro resterà sopra i 1.500 dollari l’oncia. Per alcuni investitori, quel dividendo non compensa il fatto che la miniera del gigante Newmont  situata a Boddington, in Australia,  è stata vittima di costi in eccesso e minerali grezzi di qualità inferiore alle aspettative (l’azienda dice che la miniera rimane una delle sue “attività caposaldo”).  Anche se la società ha altri progetti promettenti – come Akyem, in Ghana e Conga, in Perù – gli analisti non prevedono che la sua produzione aumenti in maniera significativa fino al 2015, nella migliore delle ipotesi. Eppure, si stima che Newmont sia seduta su 94 milioni di once di oro, 42 miliardi di dollari dopo i costi di estrazione, secondo la banca di investimenti Stifel Nicolaus, mentre il valore di mercato della società è appena 34,1 miliardi dollari. Il significato di tutto ciò, dicono gli analisti, è che le sue azioni sono relativamente a buon mercato: non è insolito per le miniere d’oro essere scambiate a meno del valore dell’oro che possiedono, che è uno dei più alti sconti visto negli anni, dice George Topping, un analista minerario presso Stifel Nicolaus.

8 ) NEWGOLD (ASE: NGD)

Miniera d'oro

Le grandi miniere, come molte grandi aziende, trovano difficile aumentare le vendite e i profitti in modo significativo nel lungo periodo. Le piccole miniere, tuttavia, non hanno questo problema: come ogni nuova miniera che inizia può avere un grande impatto. New Gold, con sede a Vancouver, ha un vantaggio rispetto ad altre piccole rivali, dicono gli analisti: il suo team di gestione comprende due elementi noti nell’industria orafa: il presidente esecutivo Randall Oliphant, che in precedenza diresse Barrick Gold, la più grande compagnia d’oro, e l’amministratore Pierre Lassonde, già presidente di Newmont. Entrambi hanno inoltre investito una notevole somma in azioni New Gold. New Gold ha prodotto 383 mila once di oro nel 2010 e prevede di raggiungere quasi mezzo milioni di once entro il 2013, grazie a due dei suoi progetti più promettenti – la miniera di Blackwater in Canada e la miniera di El Morro  in Cile. Sta anche tagliando  i costi di produzione, da 400 dollari  l’oncia nel 2011 ad una cifra stimata di 230 dollari l’oncia nel 2012. Gli analisti si aspettano un balzo dei profitti del 66%, a 324 milioni di dollari nel 2012. “Il titolo New Gold è aumentato del 67% da ottobre 2010 a ottobre 2011, ma ha ancora molto spazio per crescere”, dice T. Rowe Price analista presso Rick de los Reyes. “Una volta che le piccole miniere dimostreranno miglioramenti in termini di crescita di produzione e abbattimento dei i costi, esse tenderanno ad essere rivalutate ad un livello superiore. E ‘qualcosa a cui gli investitori in oro si attaccano”.

INSERZIONISTI   INTERNET

Non importa quanto sia lenta l’economia, i consumatori sembrano saltare ancora sui loro computer per guardare scarpe, macchine e profumi. Gli inserzionisti sono anche disposti a spendere per tutti quei potenziali clienti. Anche se la fiducia dei consumatori rimane dolorosamente bassa, la spesa pubblicitaria in  Internet è in aumento – a circa 15 miliardi di dollari nel primo semestre del 2011, quasi il 25 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2010. E milioni di persone nei mercati emergenti sono sempre online. Gli analisti dicono che queste due aziende dovrebbero trarre vantaggio dalla pubblicità.

9) GOOGLE (NASDAQ: GOOG)

Google non sembra una nuova scelta: era nella lista “Where to Invest” di SmartMoney dello scorso anno e gli esperti si stanno ripetendo. Sì, Google è stato perseguitato dal tipo di problemi che spesso stanno alle calcagna degli colossi del mercato. Anche se la pubblicità su Internet cresce rapidamente, alcuni temono che gli annunci di ricerca – la sua fonte di guadagno – possono crescere meno velocemente rispetto ad altre forme del mezzo, come banner o video. E in un attimo alcuni analisti hanno messo in dubbio la californiana Mountain View, società Internet che sta pagando 12,5 miliardi dollari per Motorola Mobility, un business cellulare che è meno redditizio di operazioni di base di Google. (Google ha detto che sta acquisendo l’azienda, in parte, per i suoi molti brevetti telefonici correlati.) Alla fine, però, queste appaiono  tutte come distrazione dai profitti: la parola di Google è ancora sinonimo di ricerca rapida di informazioni in rete. Gli analisti si aspettano un aumento dei profitti del 20 per cento nel 2012, a 14,4 miliardi di dollari e la società ha l’esperienza per battere anche quei numeri. Se Google è stato un buon acquisto un anno fa, quando la sua quotazione in borsa era 24 volte più in alta degli utili stimati, dicono gli analisti,  lo è ancora di più attualmente che è quotato 14 volte. “Con simili crescite, si dovrebbero vedere multipli più alti”, dice Aaron Kessler analista presso Raymond James.

10) BAIDU (NASDAQ: BIDU)

Il "Google" cinese

Più del 75% delle entrate dalle ricerche Internet in Cina va a una ditta: Baidu. Naturalmente, l’azienda cinese ha un grande aiuto dopo che Google ha in gran parte abbandonato questo mercato nel 2010 e il suo vantaggio è minacciato da rivali come Sohu.com e Alibaba.com. Ma, come Google in altri mercati, la posizione dominante di Baidu rappresenta una sfida immensa per i rivali e l’azienda è stata aggressiva nel lancio di iniziative in settori come la telefonia mobile e video. “Stanno facendo tutto il possibile per alzare la posta”, dice Scott Kessler, analista presso S & P Capital IQ. I profitti sono cresciuti dell’80% negli ultimi tre anni e Wall Street si aspetta che salgano del 53% nel 2012, a 1,6 miliardi di dollari. Alcuni investitori sono rimasti lontano da Baidu a causa di fastidiose domande circa gli standard legali e di direzione aziendale delle società cinesi in generale. il titolo Baidu in brevissimo tempo è precipitato dopo la notizia che le autorità americane stavano osservando i titoli cinesi. Ma gli analisti dicono che Baidu, che non è stato accusato di alcuna malefatta, è probabilmente vittima di responsabilità oggettiva e il prezzo delle azioni ha avuto un’immediata ripresa.

Insomma, in questi due articoli abbiamo visto molte idee in settori e ambiti assai diversi tra loro.

Ora la palla passa a voi che mi state leggendo, fate le vostre valutazioni ma ricordate sempre che è proprio nei momenti di grossa crisi e difficoltà finanziaria che in borsa (ma non solo) si trovano le migliori opportunità!

Roberto Ivaldi


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Idee di investimento per il 2012 (1a parte)


Riprendo un articolo apparso sul magazine americano Smartmoney secondo il quale, nonostante l’incertezza che ha contraddistinto il 2011, alcuni dati di tendenza ci aiutano a ipotizzare possibili scenari per il 2012: “La maggior parte del mondo sarà cablata, mangerà più proteine, guiderà più auto, le aziende di portata globale avranno margini di crescita”.

Nonostante gli stessi giornalisti americani esprimano un’indicazione di estrema cautela nel seguire queste idee – parole loro: “Fare previsioni azionarie è come fare le previsioni del tempo: nonostante grafici sofisticati, quel che accade dopo è spesso tirare a indovinare”- i professionisti del settore hanno indicato alcuni titoli che dovrebbero beneficiare di queste grandi tendenze e di altre altrettanto significative.

Per chi ha frequentato o intenderà partecipare in futuro ai corsi di Roberto Pesce “INTELLIGENZA FINANZIARIA”prossima edizione 17/18 febbraio a Reggio Emilia – o “INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)”prossima edizione sabato 24 marzo a Reggio Emilia – , i titoli e le idee presentate in questo e nei prossimi articoli possono sicuramente rappresentare alcuni interessanti spunti di partenza per esplorare idee di INVESTING o di POSITION e CORE TRADING, fatte naturalmente le opportune verifiche sui grafici dei titoli per definire il timing di entrata e considerata attentamente la propria asset allocation.

MERCATI EMERGENTI

Le prime idee nascono da un recente viaggio a Lagos in Nigeria di Mark Mobius, l’investitore veterano dei mercati emergenti e gestore del fondo da 2,3 miliardi dollari Templeton Developing Markets Trust, che si è trovato intrappolato in un ascensore del suo hotel (sicuramente non nei bassifondi della città) ben due volte in un giorno e ha notato come anche le più belle strutture in Nigeria abbiano frequenti interruzioni di energia elettrica. “C’è una incredibile crescente domanda di energia“, dice Mobius. E dato che gli standard di vita aumentano nei paesi in via di sviluppo e i loro consumatori ottengono accesso a tutto, dai frigoriferi ai telefoni cellulari alle automobili, chiederanno sempre  più energia. Queste popolazioni in crescita e sempre più ricche vorranno anche mangiare di più e meglio. Da qui i primi spunti: le aziende in grado di soddisfare questi rialzi di consumi, dicono gli esperti, saranno pronte a beneficiarne.

1) POTASH CORPORATION (NYSE: POT)

Si prevede che la popolazione mondiale aumenterà del 44 % fino al 2100, il che significa altri 3 miliardi di bocche da sfamare. La matematica opera a favore di Potash Corporation di Saskatchewan, il produttore canadese di un componente fertilizzante che aiuta a incrementare i raccolti. PotashCorp è il maggiore fornitore mondiale di composti di potassio comunemente chiamati potassa. L’azienda gode di una forte posizione competitiva in questo settore concentrato: la potassa è prodotta in soli 12 paesi a livello globale e costruire una nuova miniera di potassa costa circa  4 miliardi di dollari. Nonostante il predominio della società, il titolo è scambiato a 10 volte le sue previsioni di utili per il 2012, ben sotto il PE medio di 34 degli ultimi 10 anni. Ben Landy, analista azionario di T. Rowe Price, dice che molti investitori dubitano che PotashCorp possa diventare più grande o più redditizia di quanto non lo sia già ma a lungo termine la tendenza del consumo di potassio è indiscutibilmente alta. Per prosperare, i mercati emergenti hanno bisogno di aumentare la produttività della loro terra; i terreni agricoli in alcune parti dei paesi in via di sviluppo producono solo la metà di quanto si produca negli Stati Uniti. Cina e India, i più grandi consumatori al mondo di fertilizzanti, rappresentano ognuna il 7 % delle entrate di PotashCorp – quota che gli analisti si aspettano cresca.

2) CHINA NATIONAL OFFSHORE CORPORATION (NYSE: CEO)

Negli ultimi anni, l’appetito vorace della Cina per le risorse – acciaio per costruire ponti, petrolio per rifornire auto – ha alimentato l’economia mondiale. Ora ci sono molte speculazioni sul fatto che la fame ha cominciato a svanire; tuttavia molti analisti dicono che è improbabile ledere le prospettive della China National Offshore Oil Corporation, il più grande produttore cinese di petrolio greggio e gas naturale. Comunemente conosciuto come CNOOC è per la maggior parte di proprietà del governo cinese. Gode ​​di un favorevole patto con le compagnie petrolifere straniere che esplorano al largo delle coste cinesi: CNOOC condivide gli utili quando esse trovano il petrolio ma non ha alcun rischio finanziario quando falliscono. Il suo più grande cliente è Sinopec, una delle maggiori compagnie di petrolio della Cina, che non può estrarre abbastanza petrolio da sola per soddisfare la domanda interna. E la struttura a basso costo CNOOC significa che genera un sacco di denaro (e profitto), anche quando i prezzi del petrolio sono depressi, dice Lewis Kaufman, direttore e azionista del fondo da 60 milioni dollari  Thornburg Developing World. Standard & Poor stima che la Cina registrerà un aumento del 6 % nel consumo di petrolio greggio per il 2012, una quantità “comoda” per CNOOC, sostiene l’analista Ahmad Halim. La società dice che sta anche diversificando le sue linee di business attraverso lo sviluppo di progetti di gas naturale e suggestive occasioni di produzione in altri mercati emergenti. Il titolo è quotato solo nove volte gli utili attesi per il 2012, rendendolo un affare agli occhi di molti pro.

ESPORTATORI EUROPEI

Gli investitori sono scossi dai cambiamenti che attraversano l’Europa. La crisi del debito sovrano ha scosso la loro fiducia, insieme con quote di imprese del continente. Ma molte aziende sono risultate migliori di quanto la paura suggerirebbe, in particolare quelle in Germania, la più forte economia della zona euro. L’euro debole ha dato una spinta a grandi esportatori Siemens e SAP, rendendo i prezzi dei loro prodotti ancora più attraenti nei mercati extraeuropei. E con dividendi pari rispettivamente al 3,7 e al 1,5 %, i loro azionisti incassano mentre aspettano che i prezzi migliorino, spiega David Marcus, direttore del fondo da 40 milioni di dollari Evermore Global Value.

3) SAP AG ADS (NYSE: SAP)

Quartier Generale SAP a Walldorf

Quartier Generale SAP a Walldorf

Le imprese hanno fatto di più con meno negli ultimi anni, ma non hanno lesinato su un software che potrebbe aumentare la redditività. La spesa globale per il cosiddetto software per il business intelligente è stata di 10,5 miliardi dollari nel 2010, secondo la società di ricerca Gartner, ed è aumentata di circa l’11% nel 2011. Osservatori del settore sostengono che questo potrebbe presagire nulla di buono per SAP AG ADS (NYSE), uno dei maggiori fornitori di software al mondo.

La società tedesca domina il mercato dei prodotti che gestiscono poco affascinanti ma essenziali attività di back-office; nel mese di agosto, ha lanciato applicazioni di nuova intelligenza in grado di effettuare analisi complesse in pochi secondi, dice il co-CEO Bill McDermott. SAP ottiene la maggior parte delle sue entrate dall’Europa e le sue azioni hanno preso una legnata non appena la  sventura del debito continentale  si è protratta. Ma le vendite in tutte le sue aree geografiche hanno fatto segnare ancora una crescita a due cifre anno su anno nel trimestre più recente. Sarah Ketterer, CEO di Causeway Capital Management, ha approfittato di un calo nel prezzo delle azioni per rastrellare titoli lo scorso autunno: “la tenevamo sott’occhio da anni”, dice. Il P/E (rapporto tra prezzo corrente dell’azione e utile previsto)  pari a 14 è ragionevole, date le sue forti finanze, dice Robert Taylor, direttore della ricerca internazionale presso Harris Associates, che gestisce 60 miliardi dollari ed è azionista di lunga data.

4) SIEMENS (NYSE: SI)

Il costruttore tedesco, fa di tutto: da apparecchiature di diagnostica medicale a turbine a gas e, grazie a questa diversificazione, le sue fortune sono meno dipendenti da alti e bassi rispetto al passato. Infatti, Siemens è una insolita entità aziendale, un gigante agile, afferma Ben Elias, analista di asset-management per Sterne Agee. Ed è “molto economica”, aggiunge, scambiando a 10 volte gli utili attesi (PE = 10).
Siemens opera in 190 paesi ed ottiene almeno un terzo dei propri ricavi al di fuori dell’Europa. Negli ultimi anni l’azienda ha lasciato perdere le attività meno redditizie e rafforzato quelle che rimangono. Quasi la metà dei 104 miliardi di dollari, fatturato di Siemens per il 2010, proviene dal suo settore industriale, che costruisce grandi progetti come sistemi di stabilimenti automatizzati e guadagna dall’ urbanizzazione in corso in Cina. Il suo settore sanitario, nel frattempo, sta traendo vantaggio dalla crescita della classe media nei paesi  in via di sviluppo in relazione a prodotti come dispositivi per tomografie computerizzate. Il basso costo del lavoro in Cina e non solo, rappresenta una minaccia a lungo termine per Siemens, ma per ora, dice Elias, quelle concorrenti non possono sfidare la sua alta qualità di fabbricazione. Le crisi dei debiti nazionali hanno fatto scendere i prezzi dei titoli europei. Ma Siemens e SAP, entrambe tedesche, hanno la maggior parte delle loro vendite al di fuori del paese, dando loro maggior protezione.

(continua nel prossimo articolo)

Roberto Ivaldi


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Swing Trading: guadagna dal 5 al 10% in una settimana


Alcuni giorni fa ho pubblicato un doppio articolo riguardante l’operatività in ETF sui mercati emergenti con la strategia del POSITION TRADING e presentando il dettaglio di un’operazione (CLICCA QUA per vedere l’articolo in questione).

Penso possa essere interessante abbinare a quanto già pubblicato un paio di esempi di operatività in SWING TRADING in modo da fornire un quadro un pò più completo e maggiore chiarezza a chi si sta accostando da poco a questo mondo così affascinante ma che agli inizi so per esperienza non facile da comprendere pienamente.

Naturalmente quanto presentato sul blog non ha l’obiettivo di sostituire la formazione completa che si può ricevere al corso INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING) e alla GROUP COACHING TRADING ACADEMY ma semplicemente quello di introdurre l’argomento facendone comprendere le linee guida principali e comprendere le potenzialità.

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Prossima edizione a Reggio Emilia sabato 26 febbraio 2011

ULTIMI POSTI DISPONIBILI !

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Lo SWING TRADING nasce con un concetto radicalmente diverso rispetto al POSITION TRADING. Non si pone infatti l’obiettivo di cavalcare un lungo trend a rialzo bensì di catturare un movimento di breve termine (solitamente dai 2 ai 10 giorni) per un guadagno tipico compreso tra il 5 e il 10%.

E’ uno stile molto interessante che si pone come via di mezzo tra gli stili di trading lunghi o l’investing e l’operatività intraday (DAY TRADING e SCALPING) che, per ragioni di tempo e attenzione necessari, rimane appannaggio soltanto di chi gestisce la propria attività di trading full time allo scopo di ricavarne la principale fonte di reddito personale e familiare.

Lo SWING TRADING invece, pur richiedendo la sua dose di impegno, può ancora essere gestito come attività part-time, richiedendo un’attenzione media di un paio di ore al giorno, eventualmente ricavabili anche in orario serale o di prima mattina quando la borsa è ancora chiusa. Dal punto di vista prettamente tattico, uno swing trader opera indifferentemente sia in acquisto (long) che in vendita allo scoperto (short selling) adeguandosi di volta in volta a ciò che suggerisce l’andamento generale di mercato.

Le analisi per l’operatività in swing trading si basano esclusivamente su criteri e logiche di ANALISI TECNICA con l’uso di grafici a candele giapponesi impostati su base GIORNALIERA come quelli presentati in questo articolo.

Nell’immagine riprodotta qua sopra presento un’operazione in swing trading se vogliamo un pò anomala per la propria lunghezza in quanto, aperta il 31 gennaio sul titolo CBS, è ancora attiva nella mattina del 17 febbraio per un guadagno al momento pari al 10,06% al netto dell commissioni bancarie.

L’entrata sul titolo è stata effettuata con la tattica del “BASIC BUY SETUP” dopo un tipico movimento di storno verso la media mobile a 20 periodi e un “CAMBIO DELLA GUARDIA” (candela verde dopo la serie di candele rosse) quindi in assoluta sicurezza.

Si noti come il titolo si muove verso l’alto non violando mai il minimo del giorno precedente, il che ci permette di muovere sistematicamente lo STOP LOSS fino all’attuale a 21,35 USD che, se dovesse scattare, permetterebbe comunque di chiudere con un guadagno consolidato del 6,3% ormai blindato e assicurato.

L’area cerchiata identifica un’opportunità di entrata simile occorsa circa un mese prima.

La cosa da comprendere dello swing trading rispetto agli stili più lunghi è la sua natura “mordi e fuggi” che non si pone minimamente l’obiettivo di creare grandi guadagni superiori al 15% “accontentandosi” di portare a casa sistematicamente un 5-10% nel giro di qualche giorno per poi ripartire con il capitale accresciuto verso una nuova operazione.

Durante i corsi dal vivo paragono sempre lo swing trading ad un’avventura sentimentale “da villaggio vacanze”: nessun obiettivo di fidanzamento o matrimonio, nasce per creare piacere e soddisfazione per la settimana di permanenza nel villaggio alla fine della quale è fin dall’inizio destinata a terminare, niente di più e niente di meno.

Con ciò non voglio dire che lo swing trading sia da preferire al core trading o al position trading così come l’avventura da villaggio vacanza sia da preferire ad un matrimonio, semplicemente perseguono obiettivi diversi e racchiudono in sè vantaggi e svantaggi diversi tra loro.

A tutti gli effetti sono due idee entrambe e valide e infatti ci sono molte persone che li praticano entrambi, anche contemporaneamente, e ciò vale sia per quanto riguarda il trading che per le relazioni … ^_^

Tornando seri, vediamo un’altra operazione recente di swing trading effettuata sul titolo JP MORGAN (NYSE – JPM).

A differenza della precedente, questa è un’operazione un pò più tipica per una durata complessiva di 9 giorni, con la chiusura dell’operazione causata dallo scattare dello stop loss per un guadagno finale del 5,02% al netto delle commissioni bancarie.

Si noti come, immediatamente dopo l’uscita dall’operazione il titolo fornisca una nuova entrata in basic buy setup (area cerchiata) anche se in questo secondo caso la redditività dell’operazione viene danneggiata dal “GAP” a rialzo evidenziato.

Concludendo l’articolo, penso sia giusto ricordare come la parte più impegnativa di un’operatività in swing trading non sia tanto quella relativa alla gestione delle operazioni quanto piuttosto alla selezione dei titoli (stock picking) e dei momenti giusti in cui entrare in acquisto o in shorttiming ().

Per scovare il timing corretto, le vere “pepite d’oro” di ogni swing trader, in bella sostanza ci sono solo due modi:

  1. munirsi di santa pazienza, costruire le proprie watch list di almeno 200-300 titoli e riguardarseli tutti giorno dopo giorno alla ricerca del timing giusto
  2. utilizzare un software specifico come GERONIMO TRADING MANAGER che fa questo lavoro per te e che, una volta impostato, ti avvisa via e-mail non appena il momento giusto si manifesta in modo che tu non debba che effettuare un controllo finale e inserire l’operazione a mercato

Dell’utilizzo di un software evoluto come GERONIMO magari parliamo però con più calma in un prossimo articolo.

Until that moment .. stay tuned!

Roberto Pesce

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Calisto Tanzi e la Parmalat, una storia di impunità e regole mancate


Da quando conduco il corso INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)prossima edizione sabato 26 febbraio a Reggio Emilia, ULTIMI POSTI DISPONIBILI -  prima ancora di insegnare ai miei allievi come riconoscere i trend, come trovare le azioni valide su cui investire, come gestire gli stop loss e tutto il resto del know-how che gli permetterà di trarre lucrosi profitti dai mercati finanziari per molti anni a venire, una delle prime informazioni preliminari che fornisco riguarda i mercati su cui investire e fare trading.

Di fatto, questa è una cosa un pò sorprendente per molti perchè sembrerebbe un passaggio logico che, essendo noi italiani, si decida di investire e fare trading sul mercato azionario italiano. Pur essendo questo assolutamente fattibile, ciò che invece spiego loro è che ha invece assolutamente senso prendere in considerazione l’idea di lasciar perdere la borsa italiana e di selezionare invece quella USA alla ricerca di maggiori guadagni da un lato e minori rischi dall’altro.

Tra i vari elementi che porto a supporto di questa mia affermazione ha una certa importanza la differente regolazione giudiziaria che hanno i due mercati in relazioni alle leggi USA e italiane e alle rispettive commissioni di controllo, la SEC per quanto riguarda Wall Street e la CONSOB per le vicende di casa nostra.

In particolare, la disciplina dei mercati USA rispecchia in pieno la differente politica legislativa che distingue gli USA rispetto al nostro paese: meno leggi e leggine ma più rigorose, più semplicità per chi vuole operare ma grande severità con chi viola le regole.

Fa specie quanto successo alcuni anni fa negli USA con i “CRAC” e i relativi scandali per le multinazionali Enron e Worldcom che, improvvisamente scoperte con i bilanci truccati e le casse vuote, fallirono in quattro e quattr’otto e di conseguenza trascinarono nel baratro tutti i risparmi di coloro che ne avevano acquistato azioni e obbligazioni.

La reazione del governo USA e della SEC fu rapida e durissima: processo per direttissima e condanne immediate e pesanti per tutti gli amministratori delle due aziende, messa in stato di accusa della Arthur Andersen (la società che ne certificava i bilanci) che fu obbligata a chiudere i battenti, successivo inasprimento delle regole per impedire che il caso si potesse ripetere.

Anche noi abbiamo avuto qualche tempo dopo i nostri “CRAC” a causa di bilanci eccessivamente creativi e ladrocini di vario genere e guarda caso i due più importanti hanno riguardato anche personaggi noti e assolutamente ben introdotti negli ambienti che contano così come in quel tragico calderone di porcate, furbizie, imbrogli e idiozie varie che è il mondo del calcio. Sto parlando, probabilmente te ne ricorderai, dei casi Cirio - Sergio Cragnotti (patron della Lazio) e, soprattutto, del macroscopico buco e falso in bilancio di Calisto Tanzi con la Parmalat (e il Parma Calcio).

Beh, diciamo che il caso Parmalat ci fa capire una volta di più come il funzionamento giuridico di USA e Italia e dei rispettivi mercati finanziari sia un tantino diverso.

Da loro, a seguito dei casi Enron e Worldcom hanno inasprito le regole, da noi nel frattempo abbiamo … depenalizzato il falso in bilancio (sigh …) !! D’altra parte, si sa che da noi le leggi e le regole sono tantissime ma poi si trova sempre il modo per metterci d’accordo…

Tornando al caso Parmalat e al rigore che punisce i grandi imbroglioni di casa nostra, lo scorso 9 dicembre 2010, a 7 anni dal crac del 2004 e a quasi 3 anni dall’inizio del processo, il buon Calisto Tanzi è stato finalmente condannato per bancarotta fraudolenta a 18 anni di carcere a fronte del buco da 14 miliardi di euro (!) da lui generato e degli oltre 34.000 risparmiatori gettati sul lastrico (articolo completo fonte Sole 24 Ore).

Insomma, sembrava che Tanzi dovesse finalmente lasciare la propria sontuosa villa di Collecchio in cui fino a quel momento era confinato agli arresti domiciliari, dico sembrava perchè, giusto per rimanere coerente con la politica nostrana del “volemose bene” , l’ultimo aggiornamento della vicenda riguarda l’annullamento della disposizione da parte della Cassazione.

Nulla di fatto quindi, abbiamo scherzato, dobbiamo riparlarne ancora e il nostro eroe se ne torna a casuccia ai domiciliari visto che sembra non sussistere il rischio di fuga (articolo completo fonte La Stampa).

Che dire ancora su queste vicende e sugli italici costumi se non che sembrano fatte apposta per incoraggiare i super furboni a continuare nei loro maneggi tranquilli del fatto che tanto una certa qual forma di impunità comunque riusciranno sempre a garantirsela?

Certo, le azioni e le aziende italiane non saranno tutte delle Parmalat e delle Cirio ma, fino a quando non ci sarà un mercato ampio, liquido e regolato come si deve, Piazza Affari i miei sudati risparmi continuerà a scordarsi di poterli rivedere.

Roberto Pesce

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Investi in ETF sul “BRIC” e guadagna oltre il 65% in meno di due anni!


Due articoli fa presentavo il “matrimonio perfetto” tra lo strumento finanziario degli ETF (Exchange Traded Funds), l’opportunità attuale rappresentata dai paesi emergenti e la strategia del POSITION TRADING per gestire il tutto (CLICCA QUA se hai perso l’articolo precedente).

Premesso che, se non conosci il mondo dell’investimento in azioni e ETF e in specifico la strategia del position trading, un buon inizio può essere quello di guardare il mio VIDEOTRAINING INTRODUTTIVO GRATUITO o, meglio ancora partecipare al corso dal vivo che si terrà a fine mese, andiamo oggi a comprendere meglio come può funzionare la metodologia in questione sviluppandola tramite un titolo reale quotato sulla borsa di Milano.

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Vuoi imparare a investire con semplicità e efficacia in ETF sui paesi emergenti?

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Il titolo in questione fa parte della famiglia di ETF quotati da iShares (Black Rock), leader mondiale nel segmento ETF e secondo player per volumi sul mercato italiano dopo Lyxor, ed è un ETF che investe unitariamente su 50 azioni quotate nei quattro mercati dei paesi facenti parte del cosiddetto “BRIC” (Brasile – Russia – India – Cina), azioni scelte tra le più importanti nei rispettivi mercati in quanto a capitalizzazione.

Il nome del titolo è iShares FTSE BRIC 50 (ticker BR50.MI), è un ETF che distribuisce i propri dividendi, ha un TER (Total Exchange Ratio ossia l’indice riassuntivo dei costi che gravano sull’ETF) pari allo 0,74% annuo ed è quotato a milano dal novembre 2007.  Fanno parte del paniere di azioni comprese nel BR50.MI aziende come Gazprom, Petroleo Brasileiro, China Construction Bank e svariati altri enormi player internazionali principalmente compresi nei settori energetico, finanziario e dei generi di consumo. Se vuoi vedere il dettaglio della scheda dell’ETF sul sito di iShares CLICCA QUI.

Nel grafico qua sotto ne vedi raffigurato l’andamento su base settimanale negli ultimi 3 anni (febbraio 2008 – febbraio 2011).

Gli allievi dei miei corsi saranno perfettamente in grado di distinguere con assoluta facilità una fase 4 nettissima relativa al periodo più acuto della crisi “Lehman Brothers” nell’autunno 2008, la successiva fase 1 e la conseguente fase 2 iniziata nella primavera del 2009 e che sta tutt’ora proseguendo.

La linea di breakout attorno ai 14 € sull’aprile del 2009 segnala la migliore entrata “sicura” a livello di strategia di position trading per un titolo che, gestito secondo tale metodologia, rimane tutt’ora in portafoglio e, al valore attuale di € 22,94, ci offre un guadagno pari al 63,8 % in meno di due anni a cui vanno ad aggiungersi i dividendi erogati per un valore aggiuntivo ulteriore pari a circa un 3% nel periodo preso in esame.

Il titolo rimane attivo e in portafoglio in quanto come si può facilmente vedere dal grafico i vari “pivot point” (punti di minimo) su cui vengono aggiornati sistematicamente gli stop loss non vengono mai rotti a ribasso. Il trend rialzista in effetti è stato messo in dubbio solo recentemente (estate -autunno 2010) ma sembra ultimamente aver ripreso vigore tanto che sembrerebbe star formando un nuovo pivot crescente, deduzione quest’ultima in ogni caso da verificarsi nelle prossime settimane.

Da notare che, se avessimo perso il treno dell’aprile 2009, sugli stessi 3 successivi pivot segnalati dai cerchi neri avremmo comunque potuto ritrovare delle entrate sicure con rischio iniziale minimo e super controllato (ndR: sugli ulteriori 3 pivot segnalati dalle linee tratteggiate personalmente non sarei  invece entrato in quanto avrei avuto dubbi sulla solidità del trend).

Tali entrate ci avrebbero dato rispettivamente:

  • entrata a 17 € a luglio 2009 – guadagno del 34,9% più i dividendi in 18 mesi
  • entrata a 17,5 € a settembre 2009 – guadagno del 31,1% più i dividendi in 16 mesi
  • entrata a 20,5 € a febbraio 2010 – guadagno del 11,9% più i dividendi in 1 anno esatto

Va da sè che questi guadagni vadano considerati come un mero caso di studio perchè a livello reale le cose potrebbero essere andate esattamente come qui descritte oppure diversamente (magari meglio …) se si fosse usata la leva finanziaria oppure se, lavorando capitali importanti, si fosse proceduto ad entrate e uscite scaglionate durante il trend rialzista.

La strategia del position trading qui presentata a livello “puro” ci avrebbe comunque dato un risultato importante (oltre il 30% medio annuo) raggiunto tutto sommato con molta semplicità essendo la selezione del titolo e del momento di entrata abbastanza facili da individuare per chiunque abbia un minimo di formazione ed esperienza nel proprio bagaglio personale e, ovviamente, ponga attenzione alle dinamiche dei mercati.

Da notarsi che, in quasi due anni di tempo si sarebbe effettuata un’unica operazione di acquisto e 6/7 aggiornamenti dello stop loss, non esattamente una fatica da rompersi la schiena ^_^ e un costo commisionale bancario irrisorio.

Nel rendermi conto che questo articolo sarà sicuramente risultato più chiaro ai miei ex-allievi rispetto ai semplici lettori del blog che avranno ben più di un dubbio in mente (es. “Come facevi a sapere che ad aprile 2009 il titolo sarebbe salito?”  – “Perchè gli stop loss spostati sui pivot e come fai ad identificarli?”  – “Perchè non avresti comprato il titolo nell’autunno del 2008 per ritrovartelo poi in perdita?” etc.), ma che conseguentemente invito a venirmi a trovare al più presto, come ultima considerazione mi preme ribadire l’importanza di seguire una metodologia e delle regole precise come quelle del position trading e non rifugiarsi in eccessive semplificazioni o, peggio che mai, in logiche da “cassettista” assolutamente superate con i mercati volatili moderni.

Se infatti la logica dei paesi emergenti è facilmente intuibile e comprensibile, vale la pena tornare a buttare un’occhiata al grafico qua sopra per capire che la selezione del titolo è importante ma ancora di più lo è quella del timing di entrata se si vuole evitare di mettere il proprio denaro a rischio con conseguenti mal di pancia da perdite devastanti sul proprio portafoglio.

Lo stesso BR50.MI era infatti a 28 € a giugno 2008 ed è successivamente sceso fino a 9,7 € nel novembre successivo per una perdita di valore di oltre il 65%, qualcosa su cui riflettere per chi pensa che la conoscenza e il know-how non abbiano tutta questa importanza …

Ci sentiamo alla prossima, LASCIA UN COMMENTO o SCRIVIMI LE TUE DOMANDE sulla logica di investimento e sul caso di studio che ti ho presentato in questi ultimi due articoli.

Roberto Pesce

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“La cospirazione dei ricchi” di Robert Kiyosaki


“La cospirazione dei ricchi” fa parte della serie di libri scritti da Robert Kiyosaki, autore del celebre “Padre Ricco Padre Povero“, de “<a href="http://www.robertopesce.com/libri-finanza/i-quadranti-del-cash-flow/” target=”_blank”>I Quadranti del cash flow” e molti altri la cui lettura è ormai diventata pressochè obbligatoria per chiunque desideri continuare a formarsi ed evolversi lungo il cammino della propria crescita finanziaria.

“La cospirazione dei ricchi” è anche un libro particolare in quanto l’autore ha intrapreso un approccio innovativo con questo libro, uscito subito online e contestualmente invitando i lettori che hanno applicato alla propria vita i principi del Padre Ricco e che oggi si trovano sotto la minaccia dell’attuale crisi economica a partecipare e dare il proprio contributo.

L’eedizione qui recensita e ora tradotta in italiano è il risultato di questo processo e rappresentano il primo vero sforzo interattivo in cui qualsiasi lettore ha potuto dare a Robert Kiyosaki il proprio commento online durante la stesura del libro.

Il  libro si articola riprendendo alcuni tra i concetti più cari a Kiyosaki (per il mio gusto personale, per la verità un pò ripetitivo e ridondante, sia all’interno dello stesso testo che tra le sue varie pubblicazioni) tra i quali l’importanza dell’istruzione finanziaria e del cash flow.

A partire da questi concetti l’autore attraversa in modo chiaro e avvincente i tanti mali e pericoli degli scenari finanziari moderni a partire dall’elemento destabilizzante introdotto dal Presidente Nixon nel 1971 quando, abbandonando la “parità aurea” slegò il valore del dollaro dalle garanzie fino ad allora fornite dalle riserve d’oro, fino ad arrivare alla crisi attuale del sistema finanziario internazionale e alle speranze riposte nell’operato di Barack Obama.

La cospirazione dei ricchi di cui ci parla Kiyosaki è la “più grande rapina di contante nell’intera storia dell’umanità” ed è quella perseguita dalle famiglie più ricche e potenti del pianeta attraverso le banche e i governi da loro stessi possiedute o controllati, rapina resa possibile attraverso la creazione di “regole del giocototalmente a proprio favore (contro i poveri e il ceto medio) ma anche tramite una sottile e persistente opera di in-educazione e manipolazione culturale e psicologica che avviene da decenni tramite i mass-media e la programmatica assenza di educazione finanziaria a livello scolastico.

Secondo Kiyosaki sono quattro i canali attraverso i quali la gigantesca rapina si consuma quotidianamente contribuendo a mantenere povera la gente:

  1. Le imposte
  2. Il debito (pubblico e privato)
  3. L’inflazione
  4. I meccanismi e le pratiche del pensionamento

Ahinoi, pur essendo la prospettiva del catastrofismo una che non mi appartiene a livello caratteriale, devo dire che … sono parecchio d’accordo con quanto presentato nel libro e non posso che consigliarne la lettura (assieme a quella dell’ottimo “<a href="http://www.robertopesce.com/libri-finanza/guida-per-investire-nelloro-e-nellargento-di-michael-maloney/” target=”_blank”>Guida per investire nell’oro e nell’argento” di Michael Maloney che ho già recensito in passato e che ripercorre temi parzialmente correlati soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione storica e le dinamiche tra denaro e valuta) a tutti coloro che desiderano comprendere tramite parole semplici la polveriera potenzialmente letale sulla quale siamo tutti quanti seduti.

Rispetto ad altre pubblicazioni del genere, l’aspetto utile de “La cospirazione dei ricchi” e dei libri di Kiyosaki in genere è tuttavia quello di non limitarsi a presentare pericoli, storture e cospirazioni del sistema bensì di fornire soluzioni, non tanto per un cambiamento a livello sociale, rivoluzionario o politico bensì individuale.

Capito il problema e la natura della cospirazione e della crisi, esiste più di un modo per chi è finanziariamente evoluto ed educato per non solo limitare i danni ma persino per trarne profitto e vantaggio. A fronte di questa prospettiva, risparmiare qualche euro sul mancato acquisto del libro e qualche ora sulla sua lettura è non solo sciagurato ma addirittura criminale.

Roberto Pesce

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Position trading, ETF e mercati emergenti: il matrimonio perfetto!!!


Oddio, essendo tre i protagonisti appena nominati forse più che un matrimonio sto presentando un funzionalissimo “ménage à trois” a cui, in tempi di bunga bunga presidenziali dovrei anche stare un pò attento però … penso tu abbia capito di cosa sto parlando ^_^ !!!

In un mondo come quello degli investimenti finanziari e del trading che ti obbliga a continue scelte di compromesso tra rischio e redditività o tra prudenza e opportunità, poche cose si sposano alla perfezione come l’opportunità attuale di investimento sui paesi emergenti “cavalcata” attraverso la strategia del “position trading (CLICCA QUA per vedere il relativo video introduttivo gratuito) applicata a quei fantastici veicoli di investimento chiamati ETF (Exchange Traded Funds).

Precisiamo innanzi tutto che quando parlo di paesi emergenti mi riferisco essenzialmente a quelle nazioni che, ormai da qualche anno a questa parte e probabilmente almeno ancora per il prossimo decennio, stanno sperimentando un’importante crescita economica e un aumento annuo del proprio PIL (prodotto interno lordo) compreso tipicamente tra il 3 e il 10%.

Il fenomeno assomiglia un pò a quello che era successo per la nostra povera Italia con il famoso “boom degli anni ’60” in cui, usciti dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, abbastanza rapidamente ci siamo trasformati da paese prevalentemente agricolo e con amplissime sacche di analfabetizzazione ad un economia industriale in cui la fortissima domanda interna di prodotti come elettrodomestici, automobili, televisioni etc. tirava la locomotiva del cambiamento e della crescita. Oggi, non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo, per la nostra bistrattatissima patria le cose vanno decisamente ad una velocità diversa e francamente non si vede per il momento nemmeno all’orizzonte una parvenza di uscita dal tunnel.

I paesi emergenti in questione sono quelli racchiusi dall’acronimo “BRIC” (Brasile – Russia – India – Cina) ma anche vari altri tra cui spiccano Messico e Indonesia e, volendo rimanere in Europa, Polonia e Turchia. Fatta salva qualche eccezione, sono tipicamente nazioni importanti, grandi geograficamente e ricche di risorse naturali di vario genere, con popolazioni numerosissime che si stanno per l’appunto industrializzando un pò alla volta ma ad un ritmo di crescita estremamente sostenuto.

Il veicolo di investimento perfetto per trarre profitto da questa crescita tumultuosa è sicuramente rappresentato dagli ETF, che permettono a qualsiasi investitore privato, gigantesco o microscopico che sia, di investire il proprio denaro sui mercati emergenti rimanendo comodamente a casa propria, senza necessità di perdersi nella giungla delle borse locali, senza necessità di conoscere la lingua e l’alfabeto russo o cinese, risolvendo persino in gran parte il problema del cambio tra l’euro e le singole valute nazionali.

La mia passione per gli ETF non nasce sicuramente oggi ma ammetto che poche altre situazioni ne esaltano i molti vantaggi (e i bassissimi costi) come l’investimento sui paesi emergenti!

Oggi come oggi, oltretutto, operare sui mercati mondiali tramite gli ETF è diventato più semplice che mai in quanto, nonostante la melina delle banche che fanno di tutto per nasconderne l’esistenza ai propri clienti (sigh…), il segmento specifico di Borsa Italiana sta avendo un boom inarrestabile presso i risparmiatori tanto che esistono ormai più di 700 ETF quotati a Milano un pò su tutto il mondo.

Alla fin fine, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un computer, un collegamento internet, un conto corrente online che ci permetta di operare almeno decentemente con gli ETF (ndR: non tutti i c/c online lo permettono e ancora meno forniscono il minimo di software necessario per fare le cose per bene) e, ovviamente … un pò di soldi e un pò di istruzione e formazione!

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Vuoi imparare a investire con semplicità e efficacia in ETF sui paesi emergenti?

ISCRIVITI SUBITO al corso “INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)

Prossima edizione a Reggio Emilia sabato 26 febbraio 2011

CLICCA QUA PER ISCRIVERTI !

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Già perchè, prevenendo la potenziale super semplificazione di qualche lettore del blog, se è vero che difficilmente penso  che un investimento in ETF sui paesi emergenti non possa andar bene su un orizzonte temporale minimo di almeno 3/5 anni a partire da adesso, è anche vero che la scelta dei momenti di entrata e uscita dal nostro investimento (TIMING) e la gestione dello stesso nel corso della propria durata hanno sicuramente il loro peso e il loro perchè, soprattutto se l’idea è quella di operare con una strategia “pain free” come quella che insegno ai miei corsi in cui il rischio è estremamente controllato e limitato all’avvio del mio piano di investimenti per poi scomparire rapidamente.

Da lì in poi il dubbio non è più se guadagnare o perdere ma solo sul quanto guadagnare, il che, credimi, fa tutta la differenza del mondo.

Nel prossimo articolo andrò a dettagliare lo sviluppo della strategia di position trading e vedremo un pò di grafici e di potenziali risultati di questo fantastico matrimonio tra ETF, strategia del position trading e mercati dei paesi emergenti.

Alla prossima, non staccare gli occhi dal blog!

Roberto Pesce

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Corso Intelligenza Finanziaria: impara a far lavorare il tuo denaro per te!


E’ terminata ieri sera a Reggio Emilia la prima edizione del 2011 del mio corso più “antico” e completo, INTELLIGENZA FINANZIARIA, a cui sono particolarmente legato in quanto esprime in pieno la mia personale filosofia sul miglior utilizzo del denaro e sulle sue finalità.

Partecipazione importante a questo giro e grandi complimenti a tutti i partecipanti provenienti un pò da tutta Italia e persino dalla Svizzera:  Napoli, Roma, Torino, Milano, Toscana, Veneto, Sardegna e Sicilia erano  rappresentate al corso con grande autorevolezza e simpatia.

Tra gli allievi non posso non salutare con particolare affetto e simpatia vecchi e vecchissimi amici o già partecipanti a altri corsi e iniziative tra cui Giorgio, Roberto, Elsa, Rita, Alessio, Jane, Andrea e Enrico.

Il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA (proprio in occasione di questa edizione rinnovato nei contenuti e nei materiali didattici per renderlo sempre più efficace e funzionale agli obiettivi degli allievi) è scivolato via in maniera estremamente piacevole e divertente affrontando in maniera importante tutti i passaggi relativi al cash flow personale e familiare e al come ottimizzarlo per arrivare poi nella seconda giornata ai temi più tecnici e stimolanti relativi soprattutto agli investimenti finanziari e ai metodi e alle strategie per investire il proprio risparmio con rendimenti compresi tra l’8% e il 15% medio annuo.

Obbligazioni, titoli di stato, azioni, fondi comuni di investimento, ETF, diversificazione, asset allocation, benchmarking, trend, stop loss e molto altro non sono più per gli allievi del corso INTELLIGENZA FINANZIARIA di ieri argomenti o terminologie sconosciute o oscure e mi fa sempre un grande piacere vedere sui loro volti l’impegno, la concentrazione e la soddisfazione via via crescente man mano che si rendono conto che la finanza e la capacità di investire con successo il proprio denaro non sono argomenti così complicati e inestricabili come spesso si vuole lasciar credere.

I prossimi appuntamenti per chi vuole imparare a far lavorare il proprio denaro per sè sono con i corsi:

Per chi si accosta per la prima volta ai temi e agli argomenti dell’INTELLIGENZA FINANZIARIA, una buona indicazione è anche quella di iniziare a familiarizzarsi guardando l’apposito VIDEO-CORSO INTRODUTTIVO GRATUITO (clicca qua).

Alla prossima, buoni investimenti!

Roberto Pesce

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[Q&A] Azioni, obbligazioni, ETF … su cosa investire?


Ho ricevuto recentemente un paio di domande da due lettori del blog che hanno utilizzato l’apposito spazio nella colonna di destra per chiedermi rispettivamente:

  • Federica: “Gli ETF funzionano come le azioni? Guadagno e perdo solo in base alla variazione del mercato?”

  • Gadolina: “Un portafoglio di investimento di un piccolo risparmiatore (50.000 €), in che percentuale deve contenere azioni, obbligazioni e altro?”

Ringraziando Federica e Gadolina per le domande e per l’attenzione che pongono al mio blog, devo ammettere che sono stato inizialmente tentato di “liquidare” le due domande rispondendo personalmente e chiedendo chiarimenti in merito o precisando che, così poste, sono due domande alle quali è difficile dare una risposta completa e esaustiva.

Poi però, ripensandoci, ho invece deciso di pubblicarle assieme sul blog in quanto abbastanza rappresentative dell’esigenza principale che accomuna il 99% delle persone che hanno qualche risparmio da parte ma non sanno da che parte iniziare per investirlo al meglio o che si perdono nella marea di informazioni, spesso confuse e contraddittorie, che si possono trovare sul web o tramite altre fonti.

Ebbene, l’esigenza principale è questa: CHIAREZZA DI IDEE sui PROPRI OBIETTIVI e sulle REGOLE del GIOCO del mondo finanziario (inclusi caratteristiche, vantaggi e svantaggi dei vari veicoli di investimento quali azioni, obbligazioni, fondi comuni, ETF, investimenti assicurativi etc.)

Partendo dalle risorse che posso mettere a disposizione sin da subito e gratuitamente, consiglio innanzi tutto la visione del mio VIDEO-TRAINING INTRODUTTIVO GRATUITO che, senza avere la pretesa di esaurire l’argomento, tuttavia introduce egregiamente gli argomenti che verranno poi trattati nel seminario “INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING)” la cui prossima edizione si terrà a Reggio Emilia sabato 26 febbraio 2011.

Andando nel dettaglio di quanto chiesto invece va detto che gli ETF hanno alcune caratteristiche simili alle azioni (essenzialmente la meccanica operativa) ma per altri versi ne divergono abbastanza essendo titoli rappresentativi non di un singolo business che ovviamente non solo può aumentare o perdere di valore ma anche fallire bensì di un “paniere di titoli” che può essere di natura azionaria o obbligazionaria.

In questo senso gli ETF forniscono un’immediata diversificazione del proprio investimento indipendentemente dalla somma investita ed una maggiore “tutela” nei confronti della volatilità rispetto alle singole azioni anche se comunque legata all’andamento del mercato se parliamo di ETF azionari. Gli ETF possono inoltre fornire anche rendimenti aggiuntivi in quanto alcuni di essi “staccano” e distribuiscono i dividendi tanto quanto le azioni.

Non so se ho risposto alla tua domanda Federica, eventualmente riscrivimi o LASCIA UN COMMENTO precisando meglio la natura del tuo quesito.

Venendo alla domanda di Gadolina invece, va detto che la diversificazione di un portafoglio non dipende tanto dalla <img class="alignright size-full wp-image-1886" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="diversificazione_investimenti” src=”http://www.tradingborsa.net/wp/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/a0f7f_investimenti.jpg” alt=”" width=”216″ height=”324″ />somma a disposizione (che è comunque importante) quanto da altri elementi qui non specificati quale l’età dell’investitore, la sua situazione patrimoniale, finanziaria e familiare, i suoi obiettivi a medio e lungo termine, la sua tolleranza al rischio, la natura del suo cash flow presente e futuro etc.

Parliamo di tutti questi argomenti durante il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA (prossima edizione  25/26 marzo a Reggio Emilia) che, avendo un programma più ampio rispetto a IIA-ETF, spazia anche su concetti e contenuti finanziari di carattere più generale quali per l’appunto l’asset allocation, la tolleranza al rischio, la gestione e l’ottimizzazione del proprio cash flow etc.

Come considerazione di carattere generale posso dirti che la componente obbligazionaria di un portafoglio ha caratteristiche più “difensive(basso rischio – basso rendimento) mentre quella azionaria ragiona in senso inverso per cui la logica da seguire è che ad età più giovane, maggiore propensione e tolleranza al rischio con obiettivi di medio/lungo termine si privilegia la percentuale azionaria del portafoglio e viceversa.

Tutto però è molto relativo perchè ad esempio l’equazione “azioni=resa alta ma anche rischio alto” personalmente la condivido poco in quanto parte dal concetto che chi compra azioni o ETF o fondi azionari li debba poi lasciare lì immobili nel “cassetto” senza curarsene e senza comprenderne la natura e come ottimizzarne l’utilizzo.

A livello personale ad esempio investo quasi solo in azioni ed ETF azionari perchè, con la mia oretta di tempo a settimana di impegno e un minimo di competenza che riesco a mettere in campo riesco tranquillamente a gestire e controllare i rischi ed ottenere ritorni almeno in linea con quel 10-15% medio annuo che è quanto prometto agli allievi dei miei corsi.

Se quindi pensi che un 10% annuo sui 50.000 € di cui stiamo parlando fa già un ritorno sui primi 12 mesi pari o superiore a 5.000 €, comprendi come la prima decisione da prendere sia quella di … investire sulla tua competenza e formazione!

Poche centinaia di euro di investimento una tantum (in formula “soddisfatto o rimborsato”) contro ritorni da svariate migliaia di euro annui per molti anni a partire da oggi mi sembrano una decisione facile da prendere e comprendere … o no?

Un caro saluto e un invito a tutti i lettori a continuare a scrivermi le vostre domande.

Roberto Pesce

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Robert Nay, imprenditore a 14 anni!


Avevo già pubblicato in passato la storia di un altro “adolescente terribile“, Christian Owens, e dell’incredibile successo che stava ottenendo, oggi però, ci tocca alzare nuovamente i nostri standard di meraviglia perchè il ragazzino in questione ha questa volta soltanto 14 anni!!!

In un mondo che va sempre più alla rovescia, dove i bimbi vengono fatti crescere sempre più rapidamente per poi diventare eterni adolescenti che non escono mai di casa, ma in cui la tecnologia è sempre più presente come realtà importante a tutti i livelli, non stupisce più di tanto sapere di questo ragazzo, Robert Nay, americano dello Utah, che ha visto la propria applicazione ludica per Iphone, “Bubble Ball”, arrivare prepotentemente al primo posto tra le applicazioni più scaricate dal diffusissimo telefonino della Apple.

Sembra che il primo input sia arrivato al giovanissimo Robert da un amico del padre che, appassionato di giochi e tecnologia, gli ha consigliato di pensare alla realizzazione di una propria applicazione.

Detto fatto, l’intraprendente adolescente si è procurato e quindi sciroppato da solo un bel manuale di programmazione e ha quindi realizzato e inserito sull’App Store la propria applicazione, inizialmente orgoglioso soprattutto di poter far vedere agli amici all’interno del mondo Apple il proprio nome e il frutto della propria creatività.

Fatto sta che il giochino in questione ha iniziato a diffondersi grazie al passa-parola tanto che, tra il grandissimo stupore dello stesso Robert Nay, a gennaio è balzato in vetta alla classifica delle applicazioni più scaricate con oltre 1 milione e mezzo di download superando altre app-games di grande successo come “Angry Birds e eseguibili storici come quello di Facebook.

Da notare in tutto ciò come i download siano gratuiti per cui ad oggi il ragazzo dello Utah non abbia ancora incassato un dollaro ma esistono pochi dubbi sul fatto che a breve inizierà ad incassarne a palate e questo lo ha capito anche lui che infatti ha realizzato immediatamente la versione della sua applicazione per il sistema Android (che gira sui telefonini Samsung e di altre marche) e ora sta studiando come proporre al meglio ai suoi numerosissimi fans una versione aggiornata di “Bubble Ball con applicativi a pagamento acquistabili direttamente tramite lo stesso gioco così come nuove applicazioni ludiche.

Mentre molte persone lamentano la mancanza di opportunità per crescere, prosperare e guadagnare di più, ecco una nuova storia in cui il pessimismo e la negatività vengono clamorosamente smentite di fronte alla buona volontà e all’inventiva di un ragazzino che non ha fatto altro che applicare alla realtà di oggi le classiche regole per il successo negli affari di cui più volte abbiamo parlato:

  1. Concentrati su ciò che ti appassiona
  2. Fai si che ciò che ti appassiona sia utile e interessante per gli altri
  3. Trova il modo di diffonderlo a più persone possibili
  4. Organizzalo intelligentemente in modo che diventi un business profittevole

Ottimo lavoro giovane Robert (del resto, con quel nome non poteva che essere un ragazzo geniale! ^_^), vado subito a scaricare sul mio Iphone il tuo Bubble Ball !!!

Roberto Pesce

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Diversificazione: strumento utile o ammissione di ignoranza?


La DIVERSIFICAZIONE è una delle parole più diffuse e conosciute in ambito finanziario.

Chiunque abbia tre soldi e si sia mai rivolto ad un bancario, ad un promotore o ad un consulente finanziario per ricevere delle indicazioni su come investire la propria disponibilità se lo è sentito ripetere migliaia di volte come un mantra: diversificare, diversificare, diversificare

La teoria per la quale diversificare è importante si riassume tutta nella famosa frase: “Non mettere tutte le uova nello stesso paniere!” e detta così sembra un ragionamento di assoluto buon senso.

Mettere tutte le uova nello stesso paniere significa infatti esporre i propri beni ad un (potenziale) grosso rischio: se il paniere scivola di mano … la frittata è fatta !

Tradotto in termini cari agli amici bancari, ti sarai forse sentito ripetere più volte questo esempio: “Immagina cosa sarebbe successo se tu avessi fatto di testa tua e, senza conoscere il mondo finanziario, tu avessi incautamente investito tutti i tuoi risparmi in AZIONI PARMALAT oppure in OBBLIGAZIONI LEHMANN BROTHERS? Avresti perso tutto!! Invece, se anche le avessi comprate ma DIVERSIFICANDO (ossia utilizzando per quell’acquisto solo una minima parte del tuo capitale e impiegando il resto in acquisti di altri beni o prodotti di investimento), avresti contenuto il danno ai minimi termini!

Il ragionamento in effetti fila, e concordo sul fatto che investire tutti i propri averi su un unico asset (magari senza aver compreso pienamente cosa si sta facendo) sia un’azione scellerata e potenzialmente rischiosissima.

Ciò detto, è tuttavia corretto dire che il concetto viene spesso abusato o frainteso.

I professionisti del risparmio gestito tipicamente spingono la diversificazione in maniera eccessiva ma soprattutto lo fanno utilizzando prodotti finanziari assai carichi di costi e commissioni che li rendono molto remunerativi per le casse della banca ma anche assai deleteri per quelle dei clienti con l’aggravante che più fronti si aprono più i costi si moltiplicano.

Ecco così che se uno strumento come il FONDO COMUNE DI INVESTIMENTO ti permette in effetti con un unico acquisto di ottenere un’immediata diversificazione (in campo azionario o obbligazionario oppure anche mescolando le due categorie di strumenti finanziari se il fondo è di tipo “misto“), è tuttavia anche vero che, pur diminuendo il rischio assoluto che si avrebbe comperando un unico titolo, ci mantiene comunque esposti ad un rischio di perdita abbastanza importante come ben sa chi possedeva questi strumenti durante il crollo dei mercati del 2008 (perdite medie dal 40 al 60% del valore investito!).

DIVERSIFICAZIONE e ASSET ALLOCATION sono concetti importanti e da comprendere pienamente e non a caso gli dedichiamo così tanta attenzione durante il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA (prossima edizione 28/29 gennaio 2011 a Reggio Emilia, ANCORA ALCUNI POSTI DISPONIBILI).

Giusto per citare qualche esempio, molti non comprendono che, se dividono il proprio capitale a disposizione su 10 titoli diversi, stanno si diversificando ma in maniera molto relativa soprattutto se le azioni in questione sono tutte appartenenti allo stesso mercato (es. Italia) o, peggio ancora, allo stesso settore (es. settore finanziario, farmaceutico, tecnologico etc.).

Se l’intero mercato azionario cala o se il settore in questione cala in maniera pesante, ecco che l’effetto diversificazione va in buona parte a farsi benedire.

La stessa cosa vale anche per altri strumenti finanziari come le obbligazioni o per altre classi di investimento come potrebbero essere gli immobili, a torto considerati genericamente un “bene rifugio“.

Se un intero mercato immobiliare cala in maniera pesante (senza andare troppo lontano basta guardare cosa sta succedendo proprio adesso in Spagna) e si è investito su una serie di proprietà dello stesso tipo (es. appartamenti in grandi centri urbani), saremo nelle stesse difficoltà di cui parlavamo poco sopra riferendoci al mercato azionario con l’aggravante della peggiore liquidabilità degli immobili e del fatto che anno dopo anno necessariamente si degradano fisicamente.

Alla fin fine, senza avere la pretesa di esaurire l’argomento nello spazio di un articolo sul blog, non ha tutti i torti chi sostiene, Warren Buffett in primis, che diversificare sia spesso soprattutto un’ammissione di ignoranza.

Non sapendo esattamente su cosa investire e come fare a scovare esattamente “l’affaresi compra un pò di tutto con l’idea che se lì in mezzo ci finisce qualche “bidone” quantomeno si è diminuito il rischio e ridotto il danno.

Vero, ma non esattamente uno standard e un traguardo a cui aspirare.

Diversificare eccessivamente ha poi anche un altro problema: ti fa perdere controllo su ciò che possiedi e non possiedi.

Così come non ci ricordiamo più di cosa si trovi in una cantina o in una soffitta disordinata (e quindi, come ha sempre sostenuto mio padre, tanto varrebbe disfarsi subito della paccottiglia e del vecchiume piuttosto che lasciarlo lì ad accumular polvere senza nemmeno sapere cosa si possiede o non si possiede), allo stesso modo l’investitore disordinato e distratto lascia i propri capitali giacere passivamente nel proprio deposito titoli senza curarsene e lasciandoli divorare lentamente dalle tarme dei costi di gestione perdendo di volta in volta la chance di intervenire comprando e vendendo per aumentare i profitti o contenere le perdite derivanti dalle oscillazioni dei mercati finanziari.

Roberto Pesce

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Istruzione, ambiente, mentorship e ricchezza


Dopo averne sentito parlare per anni, durante la mia ultima scorribanda in libreria ho finalmente comperato “Gomorra” di Roberto Saviano e attualmente ne sono in piena lettura essendo arrivato circa a metà libro nei 4/5 giorni in cui lo ho “attaccato”.

Sto tenendo un ritmo particolarmente lento rispetto alle mie abitudini in quanto da molti anni a questa parte non utilizzo il mio spazio di lettura preferito (a letto prima di addormentarmi) per letture che non siano di evasione e distrazione (generalmente romanzi o fumetti).

Libri “di lavoro“, ossia testi in qualche modo legati alla formazione come quelli che recensisco nell’<a href="http://www.robertopesce.com/category/libri-finanza/” target=”_blank”>apposita sezione qui sul blog, e libri comunque a diverso modo impegnativi o in un certo qual modo “disturbanti” come per l’appunto Gomorra, hanno invece bisogno di altri spazi e tempi più lenti per essere assorbiti e metabolizzati senza andare ad “inquinare” con problemi o negatività le mie giornate nè tanto meno il prezioso riposo notturno.

Devo ammettere che il libro di Saviano è notevole e quantomeno a me apre gli occhi su una serie di realtà pressochè sconosciute o quantomeno parecchio sottovalutate o solo parzialmente comprese.

A partire da tutto ciò, accingendomi a scrivere il post odierno riflettevo su una serie di elementi apparentemente assai differenti tra loro ma in realtà con molto in comune nel ragionamento che voglio sviluppare.

Prendo da un lato ciò che vedo in questo momento dalla finestra del mio studio: un bellissimo bosco tra cui passano i raggi del sole, la collina reggiana in una sua tipica giornata invernale, la villa del mio vicino di casa, la chiesa di Albinea che ci domina dalla vetta del colle e, alle sue spalle, il castello di Maramotti.

Volto la testa a sinistra e scorro i titoli della mia libreria in cui spesso cerco spunti, idee, ispirazioni, guida e mentorship. Solo nominando gli ultimi arrivi in campo finanziario e assimilabili posso scegliere se farmi aiutare e apprendere da Robert Kiyosaki, Og Mandino, Donald Trump, Joe Vitale, Mark Victor Hansen, Robert Allen, Paul Mc Kenna, Oliver Velez, Peter Lynch, Warren Buffett …

Domenica pomeriggio ho dedicato due ore assieme a Livio Sgarbi ai nostri futuri progetti formativi che ci vedranno assieme sia in veste di allievi che di docenti e, tra le altre cose, Livio mi raccontava di come avesse ancora studiato molto ultimamente in ambito web marketing e di come stesse notando che tutte le persone da lui conosciute particolarmente attive ed impegnate in un costante e feroce impegno a studiare, aggiornarsi, partorire idee innovative e fuori dagli schemi consueti e  superati, stessero vivendo una fase di particolare successo ed abbondanza e tutto ciò alla faccia della crisi internazionale che tutt’ora angustia e fa soffrire milioni di persone (e il nostro superministro dell’economia Giulio Tremonti dice che ci vorrà ancora un bel pò per venirne fuori…).

Parte da un punto di vista diametralmente opposto la realtà descritta da Saviano in “Gomorra“.

Criminalità, sopraffazione, capitali abnormi derivanti da droga e illecità di ogni genere e tipo, certo. Ma, soprattutto, l’ambiente e l’humus da cui tutto questo nasce e sul cui substrato tale mondo si appoggia. Una realtà di quartieri fatiscenti, degrado urbano, ignoranza, sopraffazione, emozioni anestetizzate dalla visione continua di brutalità e squallore, mancanza di lavoro, idee e prospettive.

Mancanza della possibilità di sognare e sperare in un domani migliore.

Citando testualmente dal libro di Saviano, queste le parole di un ragazzino di Secondigliano, da lui scritte e lette pubblicamente da un sacerdote:

“Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato”.

Parole impressionanti, agghiaccianti.

Ha libertà di scelta un ragazzo che cresce in un tale ambiente e che dallo stesso ambiente trae esempi di vita, mentorship, modelli da imitare, istruzione e obiettivi?

Idealmente, mi piace pensare di si.

Tutti abbiamo la possibilità di scegliere e l’opportunità di cambiare il nostro destino. Potremmo citare moltissimi esempi a sostegno di questa idea, anche usciti fuori dallo stesso ambiente o persino da peggiori.

Realisticamente, però, è molto difficile che succeda.

Certo, quello di Gomorra è un esempio estremo, la maggioranza delle persone non sguazza nell’oro e non ha un tenore di vita o le prospettive di un milionario ma non vive nemmeno nel degrado descritto da Saviano.

Tuttavia, qualsiasi sia il nostro livello di vita, ci serve a comprendere una volta di più quanto fondamentali siano l’ambiente nel quale cresciamo e viviamo, le immagini su cui posiamo quotidianamente i nostri occhi, i mentori e gli insegnanti che ci scegliamo o che scegliamo per i nostri figli, le idee e le parole con cui nutriamo quotidianamente il nostro cervello.

Roberto Pesce

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Gennaio, tempo di budget, in famiglia come in azienda


Il mio carissimo amico Giorgio, imprenditore e padre di tre figli (trovi una sua testimonianza e una sua foto sul sito nell’areaReferenze“), dice sempre che: “Al giorno d’oggi, gestire (finanziariamente) una famiglia o una piccola azienda non fa alcuna differenza, occorre utilizzare gli stessi metodi e strumenti!

Non posso che essere d’accordo con lui, soprattutto considerando che il denaro e la propria gestione possono essere una delle più grandi fonti di stress e conflitti tra coniugi e partner e che, per definizione, l’economia è la “scienza che definisce come impiegare risorse limitate per necessità teoricamente più ampie”.

Il punto è semplice: la società odierna ci sottopone ogni giorno a più di 20.000 stimoli pubblicitari bombardando i nostri cervelli (e quelli dei bambini che sono uno dei target preferiti del marketing sia perchè “opinion leader” in famiglia sia in quanto consumatori autonomi del domani) non solo con gli spot televisivi ma anche con quelli radiofonici che ascoltiamo in auto mentre andiamo a lavorare, con i cartelloni stradali, con i messaggi subliminali all’interno dei film e dei programmi tv, con le pagine e i banner pubblicitari su riviste e quotidiani, con la pubblicità web, con i marchi che i consumatori stessi portano in giro su t-shirt, maglioni, cappellini, jeans & co, tutti rigorosamente firmati e logati, con la pubblicità nelle cassette postali, con il marketing telefonico etc.

Con la marea di stimoli all’acquisto che riceviamo è ovvio che ogni persona abbia sempre idee molto chiare e “abbondanti” su cosa comprare e come spendere, peccato soltanto che le stesse idee non sempre siano condivise dal resto della famiglia e che quasi certamente il denaro che entra mensilmente non sia sufficiente ad accontentare tutti.

Che si fa, quindi?

Posto che litigare furiosamente o rimarcare che spendere per una nuova borsetta abbia più o meno senso che utilizzare lo stesso denaro per un abbonamento alle partite della squadra del cuore non è una soluzione vincente, appare evidente come occorra trovare un metodo da condividere quanto meno tra gli adulti magari con l’obiettivo di trasferirla un pò alla volta anche ai figli facendogli il gran dono di un’educazione finanziaria.

Di tutto questo parleremo ampiamente al prossimo corso di INTELLIGENZA FINANZIARIA (28-29 gennaio a Reggio Emilia, 25% di sconto per il coniuge che partecipi congiuntamente) ma in attesa di parteciparvi  e di investire sulla tua preparazione finanziaria, puoi iniziare a fare due cose molto pratiche oltre che assolutamente gratuite:

  1. Guardarti il DOPPIO VIDEO-TRAINING INTRODUTTIVO GRATUITO (clicca QUA)
  2. Scaricare dall’area RISORSE GRATUITE” del sito l’apposito file excel che ho messo a disposizione e … iniziare ad usarlo!

Nel file excel (così come in moltissime altre applicazioni simili, gratuite o a pagamento, che puoi trovare facilmente in commercio sia per computer che per Iphone, Ipad, Tablet pc etc.) troverai due aree:

  • quella del “budgeting” per pianificare e condividere  “su carta” il piano di spesa per tutto il 2011, a partire da quanto si è effettivamente speso nel 2010 per le varie voci (casa, bollette, auto, cibo, divertimenti etc.);
  • quella del “consuntivo” in cui riportare giorno per giorno i consumi effettivamente realizzati

Per dire la verità, la parte di “budgeting” sarebbe stato meglio farla già in autunno ma non è comunque troppo tardi per farla anche adesso ad inizio gennaio.

Il vantaggio di effettuare un lavoro di pianificazione e consuntivo di questo tipo è molteplice:

  • permette di rendersi conto fin da subito e senza emotività in ballo se le cifre sono sballate (si sta pianificando di spendere più del denaro disponibile) e di conseguenza di apportare dei tagli di bilancio condivisi e concordati senza che questo appaia come un favorire una parte e le proprie idee di spesa piuttosto che un’altra
  • permette di valutare e scegliere delle alternative, sia di spesa quanto di risparmio o idee per aumentare le entrate
  • permette di rendersi conto dove effettivamente viene speso il denaro, normalmente con la conseguenza di accorgersi di svariati sprechi o di come alcune singole voci di costo sia un pò alla volta degenerate assumendo dimensioni di cui non si era assolutamente consapevoli

Il denaro non è sicuramente la cosa più importante nella vita di una persona o di una famiglia ma ne influenza la serenità, la tranquillità, la crescita e il benessere in maniera importante.

Metterne sotto controlli i flussi (il famoso “cash flow“) nella società complessa di oggi è diventata assolutamente un’esigenza e non più un’opzione.

Roberto Pesce

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Facebook, record di utenti e valutazione oltre i 50 miliardi di dollari!!!


Ho già scritto in passato un articolo in cui, seppur di passaggio, parlavo del “fenomeno” Facebook, il social network che ha sbaragliato la concorrenza e che ha sempre un maggior impatto sulle nostre vite, anche e soprattutto in Italia, paese che, come già successe con l’avvento e il boom dei telefonini cellulari, risponde sempre alla grandissima a tutto ciò che ha a che fare con comunicazione e socializzazione, segno evidente della nostra spiccata propensione alle relazioni interpersonali.

Il tema attuale relativo al re dei social network non è tanto il fatto che il suo ricchissimo e giovane fondatore, Mark Zuckerberg, sia stato nominato “uomo dell’anno” dalla prestigiosa rivista “Time” nè che gli sia addirittura stato dedicato un film (intitolato per l’appunto “The Social Network” per la regia di David Fincher) quanto piuttosto la stratosferica valutazione che gli è stata appena attribuita, pari alla bellezza di 50 miliardi di dollari, pari a circa 75.000 miliardi delle vecchie lire, assai di più del budget annuale (legge finanziaria) dello Stato Italiano !!!

Molti grossi nomi della finanza internazionale e giganti come Goldman Sachs e la piattaforma russa Digital Sky Technologies stanno investendo cifre ad otto zeri acquistando quote in Facebook e aiutando i propri grossi clienti ad entrarne a far parte a propria volta.

Giusto per rendere l’idea di quanto il mondo sia cambiato e quanto rapidamente si possano raggiungere certi traguardi basta prendere in considerazione altri due o tre numeri relativi al fenomeno Facebook:

  • 1984, anno di nascita di Mark Zuckerberg (oggi ha 26 anni …)
  • 2004, anno di nascita di Facebook (Zuckerberg aveva 20 anni all’epoca)
  • 6,9 miliardi di dollari il patrimonio netto di Zuckerberg nel 2010 (fonte Forbes.com)
  • 500 milioni, numero di utenti attualmente iscritti a Facebook
  • , la posizione di Facebook come “sito web più visitato nel mondo“, dopo i giganti Google e Microsoft, non male per un progetto che ha solo 6 anni di vita
  • 100 milioni di dollari, la cifra recentemente donata da Zuckerberg per sostenere l’educazione pubblica nel New Jersey

Il successo e l’esplosione di Facebook sono così rapidi che ancora non si è capito bene come utilizzarlo al meglio per aiutare il proprio business ma certamente è un peccato mortale pensarlo solo come un fenomeno sociale magari passeggero o come una maniera più o meno simpatica per perdere del tempo condividendo facezie con amici ed estranei.

Personalmente ho aperto un profilo su Facebook solo poco più di un anno fa e ad oggi lo ho anche io utilizzato prevalentemente per scopi personali e sociali trovandolo molto efficace nel permetterti di mantenere i contatti con amici vicini e lontani e nel permetterti di riallacciare vecchie conoscenze disperse nel tempo.

In effetti, il dato più significativo che ho riscontrato è questo: solo una minima parte dei miei coetanei e vecchi amici d’infanzia è presente su Facebook e comunque la maggior parte di chi vi è presente lo è in maniera assolutamente saltuaria e occasionale. Parliamo di persone intorno ai quarant’anni, evidentemente assai poco informatizzate anche se qualcuno tra loro un pò alla volta inevitabilmente dovrà rendersi conto del secolo in cui vive e di quali sono oggi i nuovi veicoli di comunicazione.

Da un altro lato invece, ho effettuato personalmente più di un sondaggio presso ragazzi adolescenti tra i 10 e i 18 anni provenienti da diverse regioni d’Italia e alla domanda relativa a quanti tra i propri compagni si scuola e coetanei fossero su Facebook, l’immancabile risposta che ho ricevuto è stata: “Faccio prima a dirti i nomi degli unici due ragazzi che non ci sono!”

Ragionandoci un attimo, il dato della presenza totale dei ragazzi su questi nuovi “aggregatori di socialità” non deve stupire nè turbare, visto che, da che mondo è mondo, una delle pulsioni primarie dei giovani è quella di socializzare con i propri coetanei.

Un tempo lo potevano fare solo ad personam, noi litigavamo con i nostri genitori per il possesso dell’apparecchio telefonico (e con i vicini di casa per chi aveva il “duplex” ^_^) , i ragazzi di oggi hanno una pluralità di mezzi in più: telefoni cellulari, sms, mms, chat, skype, messenger, Facebook etc.

Ragionando la questione in ottica di business e di marketing questo vuole però dire una cosa molto importante: internet, i suoi canali, le sue dinamiche e i suoi rituali rappresentano già adesso ma sempre più in futuro la più grande e facilmente accessibile opportunità di business del nostro tempo!

Da tre anni a questa parte, un pò per necessità, molto a seguito degli stimoli fornitimi dal mio carissimo amico e socio storico Livio Sgarbi (che oltre che per tante altre cose, non smetterò comunque mai di ringraziare anche solo per questo!) ho iniziato ad interessarmi attivamente del mondo internet e di web marketing, studiando ed applicando in maniera importante quanto appreso alla mia attività professionale, al mio marketing e al modo di veicolare al pubblico i miei contenuti, sia in forma gratuita che a pagamento.

Non ho problemi a dire che tutto ciò ha cambiato in modo radicale e in meglio il mio lavoro, dandomi ottimi risultati (in crescita di oltre il 50% per due anni consecutivi e in periodo di crisi finanziaria internazionale!) ma soprattutto una moltitudine di stimoli, idee e prospettive.

Ho ferma intenzione di continuare a studiare ed approfondire il pianeta internet, il web marketing e i suoi strumenti (Facebook incluso ovviamente), utilizzandolo a mio e altrui vantaggio ma non mi dispiacerebbe anche iniziare a condividere quanto sto già padroneggiando, magari in un seminario sullo “Sviluppo del Business” nuovo di zecca di cui io e il buon Livione stiamo parlottando ormai già da un pò di tempo … che ne dici, saresti interessato?

LASCIA UN COMMENTO in calce all’articolo con la tua opinione in merito sul fenomeno Facebook, sullo sviluppo e le potenzialità di internet e, se ti va, sull’idea di un nuovo corso sullo “Sviluppo del Businessche potremmo lanciare nel corso del 2011.

Alla prossima, ci vediamo … su Facebook !!!

Roberto Pesce

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In bicicletta verso il nuovo decennio


Domenica 2 gennaio 2011, non posso che iniziare il post augurandoti … BUON ANNO !!!

Abbiamo portato a termine un anno e un decennio che per molti sono stati … un pò così.

Non sono sicuramente tempi meravigliosi quelli che stiamo vivendo quanto piuttosto ricchi di contrasti e contraddizioni.

Senza avventurarmi a citare i Maya, le profezie  sul 2012 o il favoleggiato avvento dell’”Era dell’Acquario” ma rimanendo ben aderente ai fatti e alle evidenze, andiamo a concludere un decennio privo di grandi temi morali, passioni vibranti o accelerazioni tecnologiche rilevanti.

Il mondo occidentale sembra arrivato ogni giorno di più ad una qualche forma di culmine del proprio modello di vita e di esistenza. La politica appare sempre più priva di risposte e zeppa di personaggi e comportamenti che definire imbarazzanti è persino poco. Altri tradizionali punti di riferimento (religione, scuola, famiglia in primis) sembrano aver perso molto del proprio appeal e il proprio trend declinante non accenna a invertirsi. Due guerre importanti e il terrorismo sono stati i principali temi del decennio assieme alla “peggiore crisi finanziaria dai tempi del 1929” con cui siamo alle prese ormai da più di 3 anni.

Aldilà di ciò, la mia impressione è che il modello di vita basato sulla produzione e il consumo sfrenato abbia forse raggiunto il suo culmine e che sempre più persone si  stiano accorgendo che produrre produrre produrre per poi spendere spendere spendere e consumare consumare consumare non è che alla lunga porti a chissà quale orizzonte di felicità.

Economicamente parlando se la crisi recente ci deve insegnare qualcosa, sia a livello macro-economico che delle singole famiglie, penso sia che leccesso di avidità basato sull’uso incontrollato dell’indebitamento (leggesi spesa pubblica incontrollata, eccesso di mutui non garantiti, fidi, acquisti rateali di qualsivoglia bene più o meno futile e inutile, cessioni del 5°, carte di credito revolving etc.) alla lunga non possa portare ad altro che disastri.

Non tutti lo hanno ancora capito e sono ancora molti coloro che, tra politici, banchieri, imprenditori e singoli individui, come i musicisti del Titanic che continuavano a suonare mentre la nave stava affondando, si ostinano a cercare di far vivere un modello economico, di vita e di lavoro basato su presupposti sbagliati.

Assieme a loro, cresce però ogni giorno di più la schiera di coloro che si sono accorti che si può fare anche un uso diverso e più efficace del proprio denaro e, soprattutto, del proprio tempo. Che si può vivere benissimo anche cambiando l’auto due anni più tardi o continuando ad utilizzare dell’ottimo abbigliamento anche quando qualcuno si ostina a convincerti che è “passato di moda“, che l’estetica è una bella cosa ma certo non un valore primario, che dedicare del tempo a sè stessi, ai propri affetti e alle proprie passioni valgono immensamente del possesso dell’ultimo gadget tecnologico.

A livello personale, il decennio 2000-2010 è iniziato male, proseguito peggio ma si è poi risollevato nella sua ultima parte per poi concludersi alla grandissima.

Sono fermamente convinto che ognuno di noi debba e possa trovare le proprie occasioni di crescita o rivincita dentro sè stesso prima che in qualsiasi altro luogo.

E’ assolutamente possibile trovare un proprio equilibrio e conciliare lavoro, tempo libero, risparmio e sapersi godere la vita. Certo, non sempre è facile ma sono le sfide più impegnative che alla fine danno più gusto alle vittorie.

Il passato non deve penalizzarci ma servirci da lezione. Del passato dobbiamo tenere con noi ciò che ci è servito e che ha prodotto buoni risultati e disfarci rapidamente di ciò che è invece ormai inutile, dannoso o superato.

Occorre porsi obiettivi nuovi e ambiziosi, qualcosa che ci possa far sognare e spingerci ad esprimere le nostre migliori qualità.

Giancarlo “Johnny” Nacinelli, il mio primo mentore nel mondo della formazione, diceva spesso che: “Si può trovare equilibrio in due modi, come una sedia o come una bicicletta. La sedia sta in piedi se è ferma, la bicicletta solo se è in movimento! ”

Ho pochi dubbi sul fatto che occorra entrare nel nuovo decennio con slancio, entusiasmo e … in bicicletta!!!

Occorrono flessibilità, entusiasmo, idee nuove e funzionali.

Occorre investire su sè stessi, sulla propria formazione e preparazione.

In sostanza, occorre investire sul proprio futuro in un mondo che è cambiato e continua a cambiare di fronte ai nostri occhi.

Il mondo è pieno di opportunità, oggi più che mai, e aspetta soltanto gente di buona volontà e dotata di iniziativa e ardimento che sia pronta per coglierle.

Da parte mia, ce la metterò tutta nel cercare da un lato di guidare con l’esempio e dall’altro di poterti aiutare e stimolare attraverso il mio lavoro.

Tira fuori la tua bicicletta, togli la polvere, gonfia le gomme, ingrassa la catena e … inizia a pedalare verso il nuovo decennio!

Può fare un pò freddo al momento, ma anche questo passerà e la meta è assai stimolante.

BUON ANNO 2011 e … BUONA PEDALATA !!!

Roberto Pesce

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I segreti di Warren Buffett: occhio agli “esperti” da 1.400 € al mese…


Cito testualmente una vecchia e famosa frase di Warren Buffett: “Wall Street è l’unico luogo al mondo in cui la gente arriva in Rolls Royce per avere consigli da quelli che prendono la metropolitana!!!

Non posso che concordare ancora una volta con il vecchio Warren che, con la consueta arguzia, ci fa riflettere su uno dei molti paradossi che, in campo finanziario, portano persone normalmente molto intelligenti a prendere decisioni assai stupide.

Nell’ambito del mio lavoro con i corsi di INTELLIGENZA FINANZIARIA (prossima edizione 28/29 gennaio 2011 a Reggio Emilia, CLICCA QUA per vedere il VIDEO INTRODUTTIVO GRATUITO) ho potuto notare personalmente questa cosa moltissime volte e, per la verità, non solo in persone benestanti.

Se infatti quasi tutti trovano normale e ragionevole dedicare la stragrande maggioranza del proprio tempo e della propria vita a produrre denaro (ossia a lavorare), non si capisce poi perchè non possano trovare nemmeno un’ora di tempo alla settimana (ma sarebbe già qualcosa se trovassero un’ora al mese!) per gestire e far moltiplicare quel denaro da loro stessi così faticosamente guadagnato e risparmiato.

Non hai idea di quanti tra i miei allievi ai corsi siano persone di successo e con una grande capacità di produrre denaro e ricchezza (imprenditori, avvocati, notai, commercianti, manager etc.) che mi confessano di avere portafogli di investimenti in pesante perdita, magari con denaro investito in tal modo per periodi di tempo molto lunghi, in svariati casi anche per più di dieci anni !!!

Nello scorso articolo (CLICCA QUA se lo hai perso) parlavo dei 4  profili psicologici nell’uso del denaro e tra essi citavo l’AVOIDER come quello di colui che “non si cura” del proprio denaro e spesso ne delega la gestione a terzi senza nemmeno dedicare troppa attenzione alla scelta del consulente in questione o ai risultati dallo stesso ottenuti.

Penso tuttavia che solo in parte il fenomeno possa essere riconducibile all’innata noncuranza di chi si ritrova nel profilo dell’AVOIDER, in molti altri casi ritengo entrino in gioco altri due elementi:

  1. la “stanchezza mentale” di chi ha dato tutto sul fronte lavorativo e non ha più nemmeno un briciolo di energia fisica e nervosa per poi occuparsi anche della gestione di quanto è stato in grado di creare
  2. l’ “ignoranza” (intesa come “non conoscenza” della materia finanziaria) unita all’errata convinzione che il mondo della finanza e degli investimenti sia materia assai complicata e che sia meglio affidarsi agli “esperti piuttosto che impegnarsi a capirci qualcosa e cercare di prendere decisioni autonome

In effetti, se durante il corso INTELLIGENZA FINANZIARIA dedico una discreta quantità di tempo a spiegare come selezionare accuratamente e testare un consulente finanziario e a illustrare i criteri principali per costruire e gestire la propria asset allocation, è però anche vero che capire a posteriori se valga la pena rinnovare o meno l’incarico ad un consulente non è poi impresa che richieda chissà quale titolo di studio o laurea in astrofisica.

Il principio di base è semplicissimo: se il consulente ti fa guadagnare (come media annua almeno di più del +2/+3% che si può ottenere anche soltanto dall’apertura di un banalissimo conto risparmio) tienilo, pagalo come merita e rinnovagli l’incarico, viceversa … licenzialo e senza pensarci su troppo a lungo!!!

Tutto ciò sembra tanto logico da apparire persino banale, eppure non hai idea di quante persone continuino a permettere a consulenti impreparati o disattenti di ingrassare distruggendo al contempo il sudato frutto dei propri risparmi.

Tra le motivazioni che mi sento citare più spesso per giustificare il “mantenimento” del consulente fallimentare:

  • “Ma, sai, è un amico …”
  • “Ci conosciamo da tanto tempo e ha sempre gestito lui i miei risparmi …”
  • “Lavora per una banca importante…”
  • “Tanto uno vale l’altro …”
  • “Il problema è che a monte io non ci capisco niente!”
  • “Mi ha spiegato che gli ultimi 10 anni sono stati un periodo difficile per tutti …”
  • “Chi poteva immaginare cose come il crollo delle Torri Gemelle?”

Non voglio perdere tempo ad argomentare l’involontaria comicità o il non senso delle frasi sopra riportate, sono certo che, visto dall’esterno e senza coinvolgimento emotivo, il discorso è assolutamente chiaro e condivisibile. Il problema nasce come sempre quando la cosa tocca a noi.

Da parte mia, oltre a mettere in guardia sul pericolo di “affidarsi agli espertinon posso che ribadire una volta di più non solo che la maggioranza dei sedicenti “esperti” tali invece non sono affatto, ma anche che non è affatto vero che la finanza e il mondo degli investimenti siano cose assolutamente complicate e per pochi eletti.

Certo, non è che si possa diventare un esperto mondiale in due giorni, ma è anche altrettanto vero che basta davvero poco per apprendere le conoscenze di base e riuscire ad ottenere autonomamente risultati superiori a quelli ottenibili dalla tipica (non) consulenza di coloro che fino a oggi hai considerato degli esperti in materia.

Se ti va, LASCIA UN COMMENTO raccontando la tua esperienza in relazione agli argomenti di cui abbiamo parlato nell’articolo.

Roberto Pesce

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I 4 profili psicologici nell’uso del denaro


Ho già scritto in passato dell’interessantissima opportunità che si presenterà ad aprile di poter partecipare, per la prima volta in Italia, al corso “MILLIONAIRE MIND INTENSIVE” con T. Harv Eker (Rimini, 15/16/17 aprile 2011, ancora disponibili BIGLIETTI IN PROMOZIONE CON OLTRE IL 61% DI SCONTO!!!), se non lo hai ancora fatto CLICCA QUI per vedere il VIDEO INTRODUTTIVO dello stesso T. Harv Eker e scaricare l’AUDIOTRAINING INTRODUTTIVO mp3 (entrambi doppiati in italiano).

Nell’articolo di oggi mi fa piacere introdurti uno degli argomenti che verranno sviluppati durante il “MILLIONAIRE MIND INTENSIVE“, ossia la classificazione dei “4 profili psicologici nell’uso del denaro“.

Ognuno di noi, non avendo ricevuto a livello scolastico un’esplicita educazione sul miglior uso del proprio denaro, è allo stesso tempo un autodidatta così come un applicatore istintivo di comportamenti osservati nella propria famiglia d’origine o, in taluni casi, un fiero oppositore degli stessi.

Fatto sta che, in psicologia finanziaria, si distinguono 4 tipici atteggiamenti nell’uso del denaro:

  1. Il “RISPARMIATORE”
  2. Lo “SPENDACCIONE”
  3. “COLUI CHE EVITA” (“The AVOIDER”)
  4. IL “MONACO”

Se i primi due profili sono ampiamente intuibili, interessante è anche capire come si comportano l’AVOIDER e il MONACO.

Come dice il nome stesso, l’AVOIDER è “colui o colei che evita di occuparsi del denaroe di tutto ciò che è ad esso collegato.

Non guarda gli estratti conto della banca, paga le bollette senza leggerle, delega i suoi investimenti a qualche consulente senza controllarne i risultati, non scende mai nel dettaglio dei contratti che firma. In sostanza, lui (o lei) “evita” di occuparsi del proprio denaro semplicemente perchè ha altre cose da fare che lo coinvolgono maggiormente o perchè è convinto di non avere capacità o tempo per occuparsene.

Il “MONACO” è invece il più estremo dei 4 profili psicologici ed è quello di chi cerca in maniera più o meno consapevole di ALLONTANARE IL DENARO dalla propria vita perchè in un certo qual modo lo considera “sporco“.

Inutile dire che sia il “MONACO” che l’”AVOIDER” incontrano solitamente ben più di un problema a causa del proprio profilo psicologico ma anche il “RISPARMIATORE” e lo “SPENDACCIONE” hanno le proprie difficoltà causate dal proprio atteggiamento.

Il punto sta infatti nel riuscire ad identificare il proprio profilo psicologico nei confronti del denaro (da buon genovese indovina un pò qual’è il mio? ^_^) comprendendone i PUNTI DI FORZA ma soprattutto le AREE DI RISCHIO e di DEBOLEZZA e riuscire a superarle arrivando ad un atteggiamento maggiormente equilibrato e consapevole.

Questo sarà proprio il lavoro che T. HARV EKER svilupperà durante il corso “MILLIONAIRE MIND INTENSIVE” di Rimini, conducendoti letteralmente per mano alla scoperta della aree più nascoste della tua psicologia finanziaria e aiutandoti a potenziarla e a valorizzarne le potenzialità nella creazione di ricchezza e benessere finanziario.

Un caro saluto e … alla tua Mente Milionaria!

Roberto Pesce

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Novità per i lettori di TradingBorsa.Net!

TradingBorsa.Net ha recentemente inaugurato la sua nuova sezione "Finanza dal Web" all'interno della quale pubblica estratti dai feed degli articoli più interessanti della rete. Ovviamente il tema rimane quello della finanza, del trading e dei mercati internazionali. Se hai un blog, ti occupi di questi temi e sei interessato ad inserire i feed delle tue pubblicazioni sul nostro portale, entra in contatto con la nostra redazione scrivendo a info@tradingborsa.net