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MERCATI AZIONARI AL RIMBALZO… PER ORA….


Dopo aver testato un minimo importante a 1075 nella seduta del 4 ottobre, l’indice Sp500 ha dato vita ad un importante rimbalzo. Infatti alcune importanti dichiarazioni delle autorità americane sul finale di seduta e le notizie giunte dall’Ecofin relativamente al salvataggio delle banche, hanno ridato fiato ai mercati. Le banche in difficoltà che detengono assets tossici (quelle francesi soprattutto) dovrebbero essere ricapitalizzate attraverso l’utilizzo di fondi pubblici. Questo ha permesso ai principali listini azionari di ritrovare, almeno temporaneamente, la via del rialzo. Il forte ipervenduto e il periodo stagionale tradizionalmente favorevole, dovrebbero permettere almeno un discreto rimbalzo; così come segnali in tal senso arrivano anche dall’analisi ciclica. Vedremo poi, strada facendo, se il recupero diventerà anche più corposo; i target rialzisti si collocano a livello di 1200/1250 sul Sp500, 2350/2400 sull’Eurostoxx 50 e 16500/17000 sul nostro Ftse Mib. Ovviamente è bene sottolineare che il tutto avverrà anche passando attraverso nuove sedute ribassiste e che l’eventuale corposo rimbalzo non ci deve comunque far dimenticare che il trend strutturale di mercato è, e rimane, al ribasso, per cui sarà bene tenere sempre ben drizzate le antenne. Ecco quindi che mentre gli investitori più aggressivi potrebbero sfruttare  questa fase per veloci operazioni al rialzo, per gli investitori più conservativi il rimbalzo dovrà essere un’occasione per alleggerire le posizioni e fare liquidità da utilizzare quando i mercati segneranno nuovi importanti minimi. Queste fasi di forte volatilità dei mercati devono essere sfruttate dagli investitori più accorti per riposizionarsi e ridurre il rischio di portafoglio. Nel prossimo articolo parleremo di un’importante iniziativa che la Nafop, l’Associazione dei Consulenti Finanziari Indipendenti riproporrà per il terzo anno a tutela e difesa dei risparmiatori.


Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova 
fabrizio.taccuso@alice.it

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Ecco come gira il mondo…. in banca


Noncuranti del pessimo andamento dei mercati e forti soprattutto dell’asimmetria informativa nei confronti degli ignari risparmiatori che si presentano ai loro sportelli, anche in questo periodo le Banche procedono imperterrite nell’offerta di prodotti quanto meno scadenti.

Quella che sottopongo alla vostra attenzione è solo una delle tante proposte di tipo assicurativo che non mancheranno di farvi, se siete clienti di questa banca (una delle maggiori in Italia). Se non dovessero proporvela non è perchè si saranno dimenticati di voi, ma è solo perchè non siete clienti. Comunque sia, state tranquilli, tanto non cambierà un granchè: la Vostra Banca tenterà di rifilarvene una simile (non bisogna mai perdere di vista i competitors).

Un amico bancario, sempre più frustrato, me ne ha fornito un’anticipazione qualche giorno fa, corredata delle “note” per le filiali del manager di area:
Trattasi di collocamento della polizza “Index linked TB Growth 102 Scandinavian Performance 2018″. “L’upfront (il guadagno della banca) è molto interessante (circa il 4%) e questa è un’occasione da non perdere assolutamente, per cui dovete iniziare sin da subito nella proposizione del prodotto. I gestori  devono proporla indistintamente ad almeno dieci clienti tutti giorni, in modo da garantire una maggiore possibilità di successo ed una parcellizzazione del collocamento e voi dovete spendervi in prima persona. La nostra area deve essere la prima!

Verrebbe da pensare che i clienti di tale banca dovrebbero ritenersi lusingati di tanto zelo; peccato che scorrendo le caratteristiche della polizza si legga:
- Il sottostante della polizza è il “Nordic 30” rappresentativo delle 30 maggiori società quotate sui mercati scandinavi;
- La scadenza è il 18 febbraio 2018 (durata 6 anni, 1 mese e 15 giorni);
- Le cedole sono previste solo nei primi due anni, pari al 4,60% lordo;
- A scadenza è prevista una cedola variabile pari  al 70% della performance media dell’indice sottostante.
La performance è calcolata come media delle rilevazioni  (con il cd meccanismo dell’opzione Asiatica su 12 rilevazioni semestrali dell’indice di Riferimento).

Mi pare che il tutto si commenti da sé. E’ il consueto sfavorevole rapporto costo/opportunità  che, non certo da ora, rende questi tipi di prodotto assai poco appetibili (rispetto ad altri strumenti che coprono il medesimo indice e  non solo!). Al 4% di commissioni di collocamento, vanno (of course) sommate quelle di gestione che non vengono qui nè citate, nè specificate, con tutta probabilità perchè spettano alla Società-Prodotto e, questa volta, pesano molto di più, in quanto ricorrenti e non “una tantum”. Se coloro che collocano tale prodotto fossero a conoscenza del reale onerosità (T.E.R.) della Index, sarebbero eticamente più fragili e quindi assai meno persuasivi; i sottoscrittori però, che si guarderanno bene dal leggere il nutrito prospetto informativo, le subiranno entrambe).

Fin troppo ovvia anche la  considerazione, che se è vero che la polizza rappresenta un’occasione imperdibile per chi la vende, verosimilmente sarà anche un’occasione rigorosamente da perdere per chi la dovrebbe comprare.


Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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Lo Studio Andreoli & Taccuso al decennale Consultique


Nella splendida location di Villa Quaranta in Valpolicella, Consultique ha festeggiato il suo decennale, organizzando il Congresso Nazionale dei Consulenti Finanziari Indipendenti. Alla due giorni hanno partecipato numerosi gestori, analisti e docenti universitari e sono intervenuti la senatrice Bonfrisco, membro della Commissione finanze del Senato, e l’onorevole Borghesi dell’Idv. Tutti hanno convenuto sull’importanza di una figura professionale come il Consulente Finanziario “fee only”, totalmente indipendente rispetto a banche, reti distributive e compagnie assicurative e soprattutto priva di conflitti d’interessi derivanti dal dover vendere prodotti opachi e rischiosi per i risparmiatori. Ora anche la Normativa Mifid 3 riconosce appieno questa importante figura; a questo punto manca solo la “volontà politica” di far partire finalmente l’Albo di categoria che istituzionalizzerebbe la professione. E’ infatti ben chiaro alle varie lobbies bancarie che il CFI, nel momento in cui prende a mano la posizione di un nuovo cliente, elimina tutti quei prodotti bancari su cui le Banche fanno notevoli guadagni senza dare alcun valore aggiunto, anzi…!! Le ultime indiscrezioni fanno presumere che tra fine 2011 ed inizio 2012 si parta con l’Albo. Ricordiamo che lo Studio Andreoli & Taccuso è partner storico di Consultique e, solo per citare un ambito della nostra proficua collaborazione, in questi anni abbiamo risolto importanti controversie in materia di derivati tra Aziende, Enti pubblici ed Istituti di Credito.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it


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LA PARCELLA OCCULTA


Più volte in questo periodo, i nostri lettori ci hanno scritto, chiedendoci spiegazioni e quantificazioni dei cosiddetti costi occulti del sistema bancario, ossia tutti quei costi che non vengono esplicitati nell’estratto conto, ma che vengono caricati sui prodotti acquistati allo sportello. Ci riferiamo a: Obbligazioni Strutturate, Fondi Comuni d’investimento, Sicav, Gestioni Patrimoniali, Hedge Funds, Polizze Index e Unit Linked. Su tali prodotti gravano vari tipi di commissioni: di sottoscrizione, di gestione, di performance. Inoltre a ciò bisogna aggiungere il mancato rendimento rispetto a strumenti aventi lo stesso grado di rischio, ma molto più “trasparenti” e più efficienti. La somma di queste due componenti costituisce la “parcella occulta”, che, anno dopo anno, va ad incidere pesantemente sui Portafogli degli Investitori. Qui sotto abbiamo riportato una tabella che riassume i costi medi annui sostenuti di chi ha i propri investimenti presso una banca tradizionale o un promotore finanziario.  A fronte di questo autentico salasso gli investitori non ricevono un servizio di consulenza degno di tal nome; è ormai risaputo che in banca si fa una pura vendita di prodotti in conflitto d’interesse, sfruttando l’asimmetria informativa e la fiducia accordata dai propri clienti. Ecco quindi che oggi, più che mai, è sentita l’esigenza, da parte degli investitori, di una figura di riferimento che li affianchi in tutte le principali scelte finanziarie e che li aiuti a raggiungere i principali obiettivi di vita. Il Consulente Finanziario Indipendente, operando senza conflitti d’interesse, in quanto non riceve alcuna provvigione da parte di Banche, Assicurazioni o Sgr sui prodotti che consiglia ai propri clienti, si avvale esclusivamente di strumenti efficienti, quotati e trasparenti. Il tutto, particolare da non trascurare,  porta anche ad un notevole risparmio di costi.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
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Lo Studio Andreoli & Taccuso nell’Inserto "Plus" del Sole 24 Ore


In questi tempi di crisi economica e finanziaria, finalmente i giornali specializzati stanno dedicando il giusto spazio ed interesse all’unica figura che nel panorama finanziario italiano si colloca dalla parte di
Risparmiatori, Liberi Professionisti, Aziende ed Enti Pubblici. Nell’inserto Plus di oggi a pagina 5 si parla infatti del Consulente Finanziario Indipendente, la figura che nei paesi anglosassoni già da tempo è conosciuta ed istituzionalizzata, al pari dell’avvocato e del commercialista. Nel corso dell’articolo si parla di Nafop, la principale Associazione di categoria e si cita “Il Consulente Finanziario Indipendente è un soggetto che, dietro pagamento e su base continuativa, svolge un’attività di consulenza verso terzi (persone fisiche o società) in materia di strumenti finanziari e opportunità d’investimento. L’indipendenza del consulente si ha solamente quando egli è libero di operare spaziando nell’intera offerta del mercato: non deve avere alcun legame nè essere remunerato da istituti bancari, società finanziarie, assicurazioni. L’unica remunerazione percepita dal consulente è quella pagata dal cliente, nel cui interesse il servizio è prestato. La relazione tra consulente indipendente e cliente è fondata sulla conoscenza degli obiettivi di investimento e della situazione finanziaria del cliente stesso, cosi’ che le indicazioni siano elaborate in considerazione della situazione individuale dello specifico investitore”.
Aggiungiamo, peraltro, che l’area d’intervento non riguarda soltanto gli investimenti, ma si estrinseca anche nella Consulenza alle Aziende dal punto di vista della gestione della liquidità e della negoziazione delle linee di credito, ai Mutui e Finanziamenti, ai Derivati ed all’Area Legale riguardante i contenziosi con le banche (es. Polizze con sottostante titoli caduti in default, controversie Argentina, Parmalat, For You solo per citarne alcuni).
Informiamo, con molto piacere, che nel numero di oggi dell’inserto “Plus” del Sole 24 Ore, a pagina 5 ed a pagina 6 ci sono due nostri interventi relativi a quesiti posti da lettori. Sono sempre più, infatti, i Risparmiatori decisamente preoccupati per la situazione che stiamo vivendo e che, non avendo più nella Banca un punto di riferimento, cercano interlocutori affidabili a cui demandare la gestione dei propri patrimoni. Ultima è fondamentale considerazione: la parcella del Consulente  Finanziario è decisamente meno onerosa di ciò che i clienti pagano a banche e promotori senza rendersene conto.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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Lo Studio Andreoli & Taccuso nell’Inserto "Plus" del Sole 24 Ore di oggi


In questi tempi di crisi economica e finanziaria, finalmente i giornali specializzati stanno dedicando il giusto spazio ed interesse all’unica figura che nel panorama finanziario italiano si colloca dalla parte di
Risparmiatori, Liberi Professionisti, Aziende ed Enti Pubblici. Nell’inserto Plus di oggi a pagina 5 si parla infatti del Consulente Finanziario Indipendente, la figura che nei paesi anglosassoni già da tempo è conosciuta ed istituzionalizzata, al pari dell’avvocato e del commercialista. Nel corso dell’articolo si cita “Il Consulente Finanziario Indipendente è un soggetto che, dietro pagamento e su base continuativa, svolge un’attività di consulenza verso terzi (persone fisiche o società) in materia di strumenti finanziari e opportunità d’investimento. L’indipendenza del consulente si ha solamente quando egli è libero di operare spaziando nell’intera offerta del mercato: non deve avere alcun legame nè essere remunerato da istituti bancari, società finanziarie, assicurazioni. L’unica remunerazione percepita dal consulente è quella pagata dal cliente, nel cui interesse il servizio è prestato. La relazione tra consulente indipendente e cliente è fondata sulla conoscenza degli obiettivi di investimento e della situazione finanziaria del cliente stesso, cosi’ che le indicazioni siano elaborate in considerazione della situazione individuale dello specifico investitore”.
Aggiungiamo, peraltro, che l’area d’intervento non riguarda soltanto gli investimenti, ma si estrinseca anche nella Consulenza alle Aziende dal punto di vista della gestione della liquidità e della negoziazione delle linee di credito, ai Mutui e Finanziamenti, ai Derivati ed all’Area Legale riguardante i contenziosi con le banche (es. Polizze con sottostante titoli caduti in default, controversie Argentina, Parmalat, For You solo per citarne alcuni).
Informiamo, con molto piacere, che nel numero di oggi dell’inserto “Plus” del Sole 24 Ore, a pagina 5 ed a pagina 6 ci sono due nostri interventi relativi a quesiti posti da lettori. Sono sempre più, infatti, i Risparmiatori decisamente preoccupati per la situazione che stiamo vivendo e che, non avendo più nella Banca un punto di riferimento, cercano interlocutori affidabili a cui demandare la gestione dei propri patrimoni. Ultima è fondamentale considerazione: la parcella del Consulente  Finanziario è decisamente meno onerosa di ciò che i clienti pagano a banche e promotori senza rendersene conto.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
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Risparmiatori alla ricerca di un porto sicuro


E’ stato quanto meno difficile, se non drammatico, il ritorno dalle ferie dei risparmiatori italiani. Se gli altri anni si doveva fare i conti con lo stress da fine vacanza, quest’anno si deve aggiungere anche tutto ciò che è stato perso sui mercati finanziari, sia per la correzione delle Borse (- 20% e oltre sui principali indici europei), che per la perdita di valore dei titoli di stato italiani e di tutte le obbligazioni bancarie e societarie. In pratica, fatta eccezione per l’oro (classico bene rifugio), il Bund e qualche valuta periferica, negli ultimi mesi è sceso tutto! Ed in maniera decisamente rovinosa!! Anzichè farsi prendere dal panico, che non serve mai a nulla, anzi porta a fare soltanto scelte emotive e irrazionali, questa è la classica fase che, se sfruttata a dovere, può essere utile per rivedere completamente le proprie scelte di portafoglio, tenendo conto della propria tolleranza al rischio e dei  principali obiettivi finanziari di vita. Il problema di molti risparmiatori è, oggi, quello di non avere degli interlocutori seri e affidabili a cui fare riferimento e su cui contare sempre. Il turnover di personale nelle banche “spersonalizza” il rapporto con i clienti; dall’altro lato le esigenze di budget portano a collocare prodotti strutturati, polizze finanziarie ed obbligazioni della casa che, oltre che essere sempre perdenti rispetto a strumenti semplici e quotati su mercati  ufficiali, sono inadeguati rispetto alle esigenze dei clienti.  Tutto questo porta spesso rassegnazione e soprattutto sfiducia nel sistema. A ciò aggiungiamo il fatto che, nella maggior parte dei casi, i risparmiatori non hanno nemmeno la percezione del rischio vero che stanno correndo in fasi così delicate come quella attuale, in cui ogni scenario, anche quello più pessimistico non è da scartarsi a priori! Fare come lo struzzo, mettendo la testa sotto la sabbia sperando che la tempesta passi senza troppi danni, non paga di certo! Il nostro Studio di Consulenza Finanziaria indipendente è in grado di fare un check up completo ed approfondito della situazione di ogni risparmiatore, tagliare tutti i costi inutili suggerendo gli strumenti più adatti. Non abbiamo ricette magiche e non siamo in grado di prevedere il futuro, tuttavia riteniamo che un approccio serio e professionale abbinato ad un metodo affidabile, in grado di contenere il rischio, e di individuare le opportunità che si creano, possa fare la differenza e dare risultati nel tempo.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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La favola del lungo termine


Che cosa consiglia ai risparmiatori che in questo periodo tanto tranquilli non sono? “Di non fare scelte affrettate. Ecco, magari suggerirei di allungare l’orizzonte temporale nell’ordine di qualche anno, anche se sono abbastanza convinto che già dai prossimi mesi le perdite si recupereranno”. Queste le parole, di qualche giorno fa, in un’intervista al Sole 24 Ore, dell’amministratore delegato di uno dei principali gruppi del risparmio gestito italiano. Un paio di considerazioni sono obbligate: non è detto che i mercati possano recuperare a breve, ovviamente lo speriamo tutti, ma siamo nel campo della pura speranza e, chissà, forse delle illusioni. Relativamente all’altra affermazione di allungare l’orizzonte temporale si commenta da sola…. Parte dalla mitologia della finanza tradizionale secondo la quale le azioni rendono più delle obbligazioni e, più è lungo l’orizzonte temporale, minore è il rischio!!! Si tratta però di intenderci sul concetto di lungo termine! Quanto deve essere lungo il “lungo termine”? Un ipotetico risparmiatore che avesse sottoscritto nel 2000 un fondo comune azionario investito sulla Borsa Italiana, avrebbe comprato con l’indice Ftse Mib a 50000 punti (vedi grafico allegato dal 1999 ad oggi); oggi, dopo ben undici anni, si troverebbe il valore dello stesso indice a 15000 punti, con una perdita del 70%. Nel frattempo avrebbe continuato a pagare, inutilmente, le commissioni di gestione del fondo, che mediamente oscillano tra il 2,50% ed il 3% annue. Quindi avrebbe aggiunto al danno anche la beffa! Undici anni non sono lungo termine? Quanto tempo servirà affinchè l’indice torni a 50000 punti non è dato sapersi, possiamo però dire che servirà un rialzo dell’intero listino del 233%!! Eppure il “sistema”, in netto conflitto d’interesse, racconta ancora oggi ai risparmiatori storielle, ampiamente smentite dai fatti, che bisogna vedere gli investimenti nel lungo termine. Cosa fare dunque in scenari tanto difficili? La risposta è pressochè obbligata: soltanto un’accurata pianificazione finanziaria ed una gestione dinamica e personalizzata dei propri investimenti, che tenga conto dei veri obiettivi di vita (es. acquisto dell’abitazione, mettere da parte capitale per quando i figli saranno grandi, oppure costruirsi una pensione integrativa) può aiutare veramente gli investitori. Ma deve essere basata su strumenti efficienti e flessibili, adatti a cavalcare ogni fase di mercato e deve essere fatta da chi dà raccomandazioni di investimento non viziate da conflitti d’interesse! Pensate forse ancora che le banche possano offrirvi tutto questo?

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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Collaborazione con TuttoRisparmio del Sole 24 Ore


Prosegue la proficua collaborazione dello Studio Andreoli & Taccuso con Tutto Risparmio del Sole 24 Ore. Sono sempre di più i risparmiatori che hanno capito di non avere più nella banca un punto di riferimento valido e cercono professionisti affidabili a cui affidare la gestione dei propri patrimoni. La forte discesa dei mercati di inizio agosto ha messo a dura prova i Portafogli, con forti discese sia nel comparto azionario che in quello obbligazionario. Tuttavia anche in momenti delicati come questo, una gestione oculata, dinamica e flessibile degli investimenti, basata sulle reali esigenze finanziarie dei nostri clienti, può permettere di ottenere buoni risultati. Solo per citare un esempio, proprio nel momento di massimo spread tra Bund e Btp, abbiamo acquistato, a prezzi da saldo, i titoli di Stato Italiani con rendimenti del 5%. Ovviamente questo non avviene in Banca, dove vengono appioppati i soliti prodotti costosi ed inefficienti che ingessano il portafoglio inutilmente per tanti anni. Ma oggi i risparmiatori più attenti hanno una valida alternativa alla Banca…..

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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Panico sui mercati, che fare?


Nel momento in cui la maggior parte degli operatori, ma anche dei risparmiatori, è già in vacanza, ecco che l’Orso, l’animale che nel gergo borsistico incarna le fasi di discesa dei mercati, è tornato prepotentemente a riaffacciarsi! E si è svegliato dal letargo con una violenza inaudita. Nel giro di poche sedute sono stati letteralmente spazzati via i guadagni di un anno intero. Un rapido sguardo, a qualsiasi grafico dei principali indici internazionali, lascia completemente esterrefatto chiunque.
Il “parco buoi” viene “tosato” per l’ennesima volta, mentre i “pupari” menano le danze!! In queste fasi è estremamente facile lasciarsi trasportare dall’emotività e fare scelte che, nel tempo, si possono rivelare profondamente sbagliate. D’altronde i risparmiatori, nella maggior parte dei casi, non hanno professionisti validi a cui appoggiarsi per avere un supporto qualificato. In banca ci sono ragazzotti infarciti per lo più di nozioni di tecniche di vendita e poca conoscenza e sensibilità dei clienti, dei mercati e degli strumenti da utilizzare in questi frangenti. Inoltre c’è da aggiungere il conflitto d’interesse che porta a vendere sempre e comunque i prodotti di casa e quelli più costosi per il cliente. Per questo motivo lo Studio Andreoli e Taccuso ha deciso, per tutto il mese di Agosto, di rimanere a disposizione di tutti coloro che ci vogliono contattare per avere una valutazione dei loro investimenti  e consigli sugli eventuali correttivi da apportare in questa delicata situazione. Ci potete contattare sia all’indirizzo mail che al contatto Skype.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
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Guadagnare con i cali delle Borse


Capita spesso, alla fine di giornate come quella di ieri, di sentire dai telegiornali che le Borse hanno “bruciato” centinaia di miliardi di euro. La metafora sta ad indicare che la capitalizzazione complessiva della Borsa è andata in fumo per un importo equivalente e che i risparmiatori hanno sostanzialmente perso parecchi quattrini.

Sappiamo però tutti che a fronte di un investitore che perde c’è un investitore che guadagna che, quasi sempre, è costituito dalle cosiddette “mani forti” o Big Investor. Questi soggetti hanno a disposizione informazioni riservate e strumenti molto sofisticati per scommettere sui ribassi di un titolo o di un intero listino.
E’ utile però sapere che ci sono strumenti alla portata anche dei singoli investitori.
In questo spazio vorrei sintetizzare, anche per motivi di praticità, le strategie più “semplici” che si possono utilizzare attraverso opzioni, futures ed Etf Short. Tali strategie possono essere sia di copertura del portafoglio che di speculazione vera e propria.
Attraverso l’opzione put il detentore ha la facoltà e non l’obbligo di vendere un’attività sottostante (singola azione o un intero indice) alla scadenza ad un prezzo prefissato. L’acquisto di un’opzione put è assimilabile al premio pagato per un’assicurazione. Se l’evento non si verifica la  perdita massima è circoscritta al pagamento del premio, in caso contrario guadagnerò il differenziale tra il valore del prezzo di esercizio (detto in gergo strike price) ed il prezzo di mercato. Un esempio può chiarire meglio il tutto: il valore dell’indice Ftse Mib oggi è 17.500; siccome sono convinto che il mercato possa scendere nei prossimi giorni sotto 17.000 (strike price) compro un’opzione put sulla scadenza di agosto, pagando un premio che vale 450. Se alla scadenza il valore dell’indice è 16.000, avrò vinto la mia scommessa ed incasserò 550, ossia la differenza 17000 (strike price) e 16000 (valore di mercato) e  il premio pagato 450.
Diverso è il caso del Future. Esso rappresenta il contratto attraverso il quale due parti si obbligano entro una certa data a scambiarsi un’attività finanziaria. Riferendoci sempre al nostro indice principale il Ftse Mib, se ho in portafoglio diverse blue chips e mi aspetto un ribasso del mercato, ma non voglio vendere i miei titoli, posso coprire il mio portafoglio vendendo l’intero indice come copertura. Cosi’ se oggi l’indice è 17.500 e supponendo che tra qualche giorno scenda a 16.000, vendendo il future oggi e ricomprandolo al verificarsi dell’evento, incasserò 7.500 euro (1500 x 5 che è il moltiplicatore fisso). A differenza del caso precedente dell’opzione, qualora la mia previsione si riveli errata, la perdita è potenzialmente illimitata nell’importo, per cui bisogna prestare la massima attenzione.
L’ultimo esempio che prendiamo in considerazione ai fini di strategie ribassiste è legato all’utilizzo di Etf Short. L’offerta di questa tipologia di strumenti è ormai molto varia e comprende sia i principali indici azionari internazionali che singoli settori (ad esempio banche, salute, Oil & Gas, utilities).
Chi compra un ETF  Short si troverà possessore di un titolo che si muove in direzione opposta rispetto all’indice sottostante. Anche in questo caso facciamo un esempio. Se un ipotetico investitore avesse scommesso sul ribasso dell’indice Stoxx 600 delle banche comprando il 18 di febbraio di quest’anno 100 quote dell’analogo Etf, avrebbe pagato 2700 euro. Oggi le stesse 100 quote varrebbero 3500 euro con un rialzo in pochi mesi del 29% a fronte del tonfo dell’indice bancario.

Esistono quindi strumenti che, se ben gestiti, permettono di guadagnare anche in condizione di mercato negative come negli ultimi tempi.
Riteniamo tuttavia del tutto sconsigliabile l’utilizzo “fai da te” senza un minimo di conoscenza e cultura finanziaria. Dall’altro lato è anche bene precisare che tutti questi strumenti non vengono quasi mai proposti nè dalle banche, nè dai promotori finanziari, in quanto ritenuti poco strategici e molto meno remunerativi (per loro) rispetto ai fondi comuni, alle obbligazioni della casa o alle Polizze Unit e Index Linked.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
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Possibili scenari del default Usa


Come tutti noi sappiamo il termine ultimo per l’innalzamento del tetto del debito pubblico Usa e di  una collegata riduzione del deficit federale è fissato per il 2 agosto, se entro quella data repubblicani e democratici non avranno trovato un compromesso si rischia “una profonda crisi economica causata interamente da Washington”.
Il Presidente degli Stati Uniti in persona, Barack Obama ha avvisato il popolo ed i mercati finanziari nel corso di un discorso alla nazione che è stato trasmesso in tv. Ora domandiamoci quali possono essere i possibili scenari se il poco tempo a disposizione ed i calcoli politici non porteranno ad un accordo entro quella data?
Il mio personale pensiero è che nessuno forse può immaginare le effettive conseguenze, un po’ come successe dopo il fallimento di Lehman Brothers avvenuto nel settembre del 2008 che fece da detonatore di una violenta crisi finanziaria arrivata sino al minimo del SP 500 americano (666 punti) toccato nel marzo 2009.
La soluzione più plausibile è che i due partiti Usa con un compromesso  estendano il tetto del debito per un breve periodo, rimandando tutto a dopo le elezioni presidenziali del 2012 e lasciando così una grossa spada di Damocle sulla testa e sul potere di Obama.
In questo caso la tripla A degli States verrebbe persa, avvenimento impensabile da quando fu conquistata, dopo la prima guerra mondiale, quando cioè gli Usa passarono da grandi debitori specie verso l’Inghilterra a creditori del mondo con i prestiti ed i piani di rilancio dopo ogni conflitto mondiale.
Questa soluzione di compromesso avrebbe un impatto psicologico  anche se poche conseguenze pratiche per i portafogli dei gestori e dei fondi pensione e per i tassi di finanziamento dei Bond americani.
Senza compromesso?
Il Presidente Obama preparerebbe un piano di emergenza unilaterale con tagli di spesa e una forte manovra fiscale restrittiva che farebbe sicuramente cadere di nuovo il Paese in recessione e quindi i mercati potrebbero perdere in poco tempo almeno un 10%.
Impatto sul dollaro?
Anche qui nessuno può prevedere le reazioni ad un non accordo, iniziando problemi sui Bond potrebbero modificare le scelte di investimento delle grandi riserve valutarie di Cina, Russia e Giappone e questo porterebbe ad un possibile collasso del dollaro almeno sino a cambio di 1,60 Vs euro toccato proprio prima della crisi di Lehman Brothers.
Uno scenario già immaginato da Tom Clancy nel suo libro “Debito d’onore” dove il famoso scrittore americano prevedeva una tempesta dei mercati che iniziava da grandi vendite asiatiche nel mercato dei Bond americani con conseguente crollo del dollaro e di Wall Strett.
Immaginate le conseguenze per i Paesi esportatori europei con un tasso di cambio a quei livelli, tassi interbancari fuori controllo, politiche fiscali restrittive in America come in Europa e magari prezzi delle materie prime ancora con prezzi elevati…
Quindi la crisi finanziaria (il forte processo di deleveraging ancora è in atto) non trova risposte rapide e risolutive nelle classi politiche in America come in Europa, mentre la corporate America potrebbe ulteriormente avvantaggiarsi da un tasso di cambio ulteriormente svalutato e con una Fed magari pronta a ricomprare i Bond americani con uno sconto del 30% 40% nei prossimi programmi di QE quattro-cinque e sei…
Il possibile default Usa fa più paura al Popolo americano o al resto del mondo?
Riccardo Barbuti
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Due settimane da manuale


La fase di mercato che stiamo vivendo è particolarmente impegnativa e caratterizzata da repentini mutamenti di scenario. Come accennavo nei precedenti post dovremo prepararci ad essere estremamente rapidi e flessibili nelle nostre scelte di investimento. 
Ecco un contributo interessante del collega e amico Riccardo Barbuti, completato da un interessantissimo grafico di Federico Izzi, alias Zio Romolo.
“Oggi voglio analizzare  insieme a Voi quello che è accaduto sui mercati nelle ultime due settimane, quando forse i piccoli risparmiatori hanno subito l’ennesimo salasso!
I Big Investor hanno confezionato due settimane da manuale, utilizzando tutte le armi a loro disposizione. Gli ultimi quindici giorni sono stati infatti un concentrato di immagini televisive impressionanti, specie quelle che provenivano da Atene, seguite da annunci altalenanti da parte dei politici e delle grandi organizzazioni finanziarie. Con il supporto delle Agenzie di rating che facevano uscire annunci shock  a mestiere nei momenti topici (ora la Consob vuole investigare in materia…). Infine i prezzi dei titoli e degli indici che acceleravano a volte a ribasso come il crollo dei titoli bancari italiani il venerdì 24 giugno per poi riaccelerare a rialzo il venerdì successivo.
Un concentrato di “interferenze” tipiche dei momenti di “panic selling”, quando i piccoli risparmiatori sono incentivati a vendere sui minimi dopo aver accumulato nei mesi precedenti posizioni sui massimi.
 A questo riguardo ci viene in aiuto il grafico dei volumi sul medio/lungo termine elaborato da Federico Izzi, dal quale si evince senza alcun dubbio che il “Parco buoi” era arrivato ad essere full invested sui massimi di aprile 2011, dopo una cavalcata di acquisti di quasi un anno. Dodici mesi che avevano visto i retail sempre ottimisti sui mercati, mente i  Big Investor lentamente abbandonavano il mercato, in silenzio e con classe da febbraio 2011. Febbraio 2011, forse quando la loro fase distributiva aveva raggiunto il suo culmine ed il processo di piazzamento verso i piccoli risparmiatori era quasi concluso, avendo trasferito a prezzi elevati tutti i titoli presenti “in magazzino”, precedentemente accumulati nel ribasso tra il 2008 ed i minimi di marzo 2009.
Lo schema  si ripete sempre, è bene ricordarsi di queste cose  ed affinare la nostra finanza comportamentale per le prossime crisi e le prossime fasi distributive sui mercati azionari, tanto gli schemi sono sempre i medesimi…
 Ulteriori conferme le abbiamo analizzando il grafico del Dow Jones  allegato sotto, ove si vede chiaramente come i prezzi abbiano accelerato, stabilizzandosi e segnandoto un doppio minimo sui supporti dove poi è scattata violenta la ricopertura con 5 sedute tutte al rialzo!
Il tipico schema della ricopertura pupara tanto caro al blogger Geronimo scalper!! Dopo un ribasso accentuato, in questo caso durato circa 4 settimane d’ininterrotta discesa, si può spesso attivare la fase di panic selling (con l’aiuto di media, agenzie di rating, annunci fuori luogo, dichiarazioni sibilline del Governatore della Fed…) per poi far scattare senza reale motivo una fortissima ricopertura, ottima solo per chi ha comprato sui minimi quando i supporti magicamente tengono.  
Cosa succederà ora nelle prossime settimane?
Tra poco inizia la stagione delle trimestrali Usa, se i dati e gli Outlook saranno negativi la discesa sui mercati riprenderà e forse sarà necessario un QE3 per ridare di nuovo ossigeno ai mercati. Al contrario, potrà abbozzarsi un’inversione del trend che però sarà presto abortita qualora i Big Investor non tornassero a comprare con buoni volumi e buona continuità sui mercati.
Vi saluto ripensando alle immagini di Atene  trasmesse dalle TV, le quali hanno giustamente dato ampio risalto alle proteste di piazza; i commentatori le amplificavano con commenti catastrofisti e mentre i politici votavano quello che si doveva votare e di conseguenza gli aiuti da parte del Fmi e della Bce venivano magicamente sbloccati”…

Riccardo Barbuti

Strategie non convenzionali della finanza moderna? No schemi antichi!

Quando scorre il sangue per le strade, è il momento per comprare”

                                                                                                        Barone Rothschild

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Sotto l’ombrellone tranquilli con il check up gratuito di portafoglio.


Come si accennava nel precedente articolo del nostro blog, lo Studio Andreoli & Taccuso, per tutto il mese di luglio, ha riservato ai propri lettori un’iniziativa molto interessante.
Effettueremo infatti un check up, totalmente gratuito, degli investimenti a chi ci contatterà all’indirizzo mail fabrizio.taccuso@alice.it o a chi prenoterà un appuntamento su Skype.
Questo permetterà di conoscere:
- lo “stato di salute” dei vostri investimenti;
- i costi palesi e occulti dei prodotti già presenti nel vostro portafoglio finanziario;
- il grado di rischiosità dei singoli prodotti;
- se il rendimento che state conseguendo è congruo rispetto al grado di rischio che state correndo;
- se i prodotti collocati dalla vostra banca vi permettono di raggiungere i vostri obiettivi finanziari.
Ormai è risaputo da tutti che la maggior parte dei prodotti venduti in conflitto d’interesse da banche, posta e assicurazioni sono inutilmente costosi e vincolano i vostri quattrini per anni, senza dare alcun beneficio.
All’orizzonte si addensano diverse nubi che condizioneranno pesantemente i mercati finanziari. Solo una gestione oculata e dinamica, basata su strumenti flessibili, efficienti e quotati tutti i giorni su mercati ufficiali, può permettere il controllo delle proprie finanze ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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Ottimo rimbalzo, ma sarà vera gloria?


 La risoluzione temporanea della crisi greca, ha permesso ai mercati di mettere a segno importanti ed inaspettati, nelle proporzioni, rimbalzi tecnici. Cosi’ mentre il Dax era vicino all’importantissimo supporto dei 7000 punti e l’Sp500 a quello dei 1250, abbiamo assistito alla migliore settimana da alcuni anni a questa parte.
Non dimentichiamo, inoltre, che la scorsa settimana era l’ultima del trimestre e si prestava a manovre di “Window Dressing” da parte dei gestori per abbellire le statistiche di fondi e gestioni.  Tutto questo ovviamente ci fa piacere, ma non ci fa di certo abbassare la guardia, in quanto i problemi che attanagliano i mercati finanziari sono ben lungi dall’essere risolti:
- l’economia Usa rimane balbettante;
- l’attività manifatturiera in Cina è ai minimi degli ultimi anni e sussistono problemi d’inflazione;
- Sistema Italia in crisi con crescita asfittica del Pil, spesa pubblica troppo elevata e improduttiva, banche che hanno notevoli sofferenze e incagli.

In considerazione di tutto questo, riteniamo che i recenti rialzi siano una buona occasione per ridurre il livello di rischio dei portafogli a favore di un aumento della liquidità.

Sicuramente l’estate ci riserverà momenti difficili, in cui l’essere scarichi di azionario potrà riservare buone opportunità di acquisto. L’altro consiglio è di eliminare totalmente, laddove sia possibile, prodotti inefficienti che vincolano ed ingessano inutilmente gli investimenti senza dare alcun vantaggio.
A tal fine stiamo preparando un’iniziativa interessante per i nostri lettori, di cui parleremo nel prossimo articolo.

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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Quanto costa il Consulente Finanziario Indipendente?


Come stabilito dal Codice Etico di Nafop (l’Associazione di categoria), la parcella pagata dal cliente costituisce l‘unica forma di retribuzione del Consulente Finanziario Indipendente, il quale non riceve alcun tipo di provvigione da Banche, Assicurazioni o altri soggetti, in quanto non vende alcun tipo di prodotto finanziario, ma svolge attività di analisi e consulenza in totale assenza di conflitto d’interesse e ad esclusivo beneficio dei propri clienti.

Il Consulente Indipendente stila un preventivo di spesa per il suo intervento, calcolato in base alla complessità e alla quantità di ore di lavoro di analisi necessarie, alla dimensione del patrimonio, al risparmio di costi e commissioni sugli investimenti posseduti dal cliente.
E’ fondamentale sottolineare che la parcella del Consulente si paga da sè, poichè il disinvestimento dei prodotti valutati inefficienti procura un immediato vantaggio al cliente Vengono eliminati Hedge Fund, Gestioni Patrimoniali, la maggior parte del Fondi Comuni d’Investimento, le Polizze Index e Unit Linked, le Obbligazioni Strutturate e Subordinate, tutti prodotti che nel tempo bruciano la ricchezza dei Risparmiatori, anzichè creare valore!!
E’ fondamentale sottolineare che la parcella è di gran lunga inferiore al risparmio che viene generato. La parcella comprende l’attività iniziale di analisi di tutti gli strumenti in possesso del cliente, la rinegoziazione di tutte le condizioni bancarie, l’assistenza presso il suo istituto di credito per la vendita e l’acquisto degli strumenti consigliati, il monitoraggio costante nel tempo delle posizioni. 

Il valore della parcella varia in funzione della dimensione del patrimonio, della complessità, dell’assistenza richiesta e del livello di rischio assunto dall’investitore. E’ stato calcolato (fonte Consultique) che grazie all’intervento del Consulente Indipendente è possibile risparmiare fino all’80% dei costi occulti annui che gravano sul proprio patrimonio.
Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova                                                               fabrizio.taccuso@alice.it
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Mi faccio un conto deposito


Ecco la mia risposta ad un lettore di Borsa & Finanza, pubblicata sul numero di sabato 11 giugno.
Domanda: “Sono molto turbato da quello che leggo sui giornali . Tra il possibile fallimento della Grecia e l’effetto contagio al resto d’Europa non me la sento di continuare a lasciare i miei risparmi investiti in azioni. Attualmente ne ho una parte in un fondo azionario Italia e un’altra investita in un fondo emergente globale. Avevo pensato di liquidare tutto e di mettere momentaneamente i capitali su un conto deposito o in qualche pronti contro termine. Voi cosa mi consigliate? Quali sono le offerte migliori?”

 R.  “La  Finanza Comportamentale suggerisce di evitare scelte emotive, pertanto  la risposta dipende da quanto i due fondi azionari pesano all’interno del Suo Portafoglio e da che cosa sono costituiti gli altri asset che compongono la Sua ricchezza finanziaria. Detto ciò va precisato che il mercato azionario italiano soffre il peso preponderante delle banche, i  cui prezzi  vanno a picco non per il rischio default greco, ma a causa delle continue ricapitalizzazioni indotte dalla congiuntura economica  ed imposte dai criteri contabili di Basilea3.  Anche gli emergenti globali non temono la Grecia, peccato però che abbiano, a loro volta, dei seri problemi: surriscaldamento delle rispettive economie,  inflazione e tassi alle stelle, bolle immobiliari, ecc., con conseguenti prospettive di frenata della crescita. Secondo il mio parere, un portafoglio medio, in questa fase, non dovrebbe contenere più del 20% di strumenti azionari  ben diversificati, avendo cura di scegliere gli Etf più liquidi e solo i migliori fondi, da acquistarsi in più tranches.
Poiché in questo momento le obbligazioni (specialmente quelle bancarie) e i titoli di Stato godono di un rapporto rischio/rendimento non proprio favorevole, anche a scanso di rischi sistemici, potrebbe essere preferibile parcheggiare il rimanente  in conti di deposito (garantiti sino a 100.000 euro dal Fondo Interbancario di Garanzia).  Se non si ha la necessità di avere la disponibilità immediata delle somme si può ricorrere ai conti di deposito  vincolato, cioè dei salvadanai virtuali che vincolano il denaro depositato per un determinato periodo. Attualmente i più remunerativi sono:  Rendimax di Banca Ifis 4% lordo a due anni (2,86% netto), Conto in Mediolanum al 3,50% lordo per  12 mesi (2,55% netto) e Conto Web Sella 3,30% per 12 mesi (2,41% netto).”

Fabrizio Taccuso – Studio Andreoli & Taccuso – Mantova
fabrizio.taccuso@alice.it

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Check up sulle banche e le innovazioni tecnologiche.


Come già successo in passato, ospito con piacere nel mio blog, che ha a cuore il risparmio degli Italiani, il contributo di Riccardo Barbuti, consulente finanziario e amico di Roma.
“Noi italiani anche se abbiamo giocato un ruolo fondamentale per nascita e l’evoluzione della Banca moderna, stiamo vivendo in questo settore un periodo di pericoloso ritardo tecnologico strategico.
In questo articolo cercherò di fare il punto su come i nostri risparmiatori sono trattati e remunerati dal sistema. Inizio dagli sviluppi tecnologici che ormai influenzano gli scambi azionari. Ora le intelligenze artificiali sono arrivate a controllare il 60% degli ordini sui mercati Usa creando, alimentando e facendo scoppiare le cicliche bolle di questi anni, in che modo?
Una recente ricerca del Boston Consulting Group per ordine della SEC ha evidenziato che l’impatto degli HFT (High Frequency Trading) sia sul mercato americano quantomeno pari al 56% e che tale percentuale nel corso dei prossimi anni non potrà che crescere, mentre sul mercato europeo gli stessi HTF, che oggi sono presenti ad un livello del 28% arriveranno presto ad un 50% degli scambi.
Molti dei commentatori nostrani del settore le chiamano “macchinette”, io da trader li vedo all’opera spesso nelle fasi post apertura e quando i Big Investor vogliono accellerare al ribasso o al rialzo il mercato proprio in quei momenti che la mente umana e i riflessi dei trader non riescono a star dietro ai supercomputer delle mani forti. Leggendo diversi articoli sull’argomento ho trovato citato Sang Lee, socio gerente dell’Aite Group, una società di consulenza americana le sue parole riassumono brillantemente la questione “…l’argomento chiave per regolamentare il settore è che certi operatori con grosse risorse finanziarie hanno un vantaggio tecnologico. Il dilemma è: dobbiamo rallentare quelli più veloci oppure obbligare il resto del mercato a velocizzarsi?
I nostri Istituti bancari sembrano propendere per la prima via, espressione di un Paese vecchio, tecnologicamente arretrato e attualmente preda di economie più flessibili e tecnologiche del Bel Paese (i recenti casi di Bulgari e Parmalat sono sotto gli occhi di tutti). Quindi l’introduzione sempre più spinta degli HFT anche in Italia metterà in crisi le impostazioni tattico strategiche delle nostre Banche nei prossimi anni? Come riusciranno poi i risparmiatori ha sopravvivere in questo mare di squali finanziari sempre più astuti e tecnologicamente avanzati?

Per quanto riguarda i diversi comportamenti commerciali e reddituali delle grandi Banche Usa basta leggere le trimestrali degli ultimi due anni di Citigroup e Bank of America, molti dei loro utili vengono dalla divisione trading, trading fatto in prima persona non certo per conto dei clienti. Comportamento seguito anche dalla FED che messo a bilancio elevati ritorni di miliardi di dollari dovuti ad alcuni salvataggi nel settore finanziario ed automobilistico successivi alla crisi del 2008. Oggi poi la FED è arrivata ad essere il primo acquirente di Bond americani, prima della stessa Repubblica Popolare cinese, arrivando all’assurdo finanziario che un debitore tramite una sua costola indipendente ricompra parte del suo debito sostenendone le quotazioni e assicurando allo stesso tempo alle Banche liquidità da mettere a frutto con gli HFT. Non vi sembrano comportamenti ed impostazioni lontani anni luce dalle politiche del la BCE e degli operatori europei?

I nostri primari Istituti puntano ancora oggi in maniera monopolistica a fare ricavi puntando sulle commissioni (i costi bancari in Italia sono da sempre elevati rispetto al resto del mondo) e le prospettive sono ancora meno rosee venendo meno i margini nel settore dei prestiti mutui e fidi per il basso margine di interesse e per un’economia italica ormai asfittica e quasi ferma, con consumi tricolori in diminuzione come ha dimostrato il mese di gennaio 2011.
Se le Banche americane hanno fatto pantagruelici utili con il trading arrivando a pagare bonus per 125 miliardi di dollari nello scorso dicembre come si sono mossi tatticamente gli operatori nostrani? Hanno continuato a puntare sul risparmio gestito in un settore dove i magrissimi ritorni degli ultimi anni per i risparmiatori hanno fatto calare la raccolta costantemente ed inesorabilmente dal 2003, in un settore che gestiva al massimo splendore il 41% del Pil e che ora arriva a malapena al 27%.

Il Ministro Tremonti, sollecitato dalla Banche si finalmente deciso a modificarne la fiscalità nel decreto mille proroghe, meglio tardi che mai! Attualmente come ampiamente messo in risalto dal Sole24ore in un articolo di febbraio 2011 il comportamento perpetrato nelle filiali delle maggiori Banche nostrane, che a fine anni 90 per il drastico calo dei rendimenti dei titoli di Stato avevano diretto gli anziani risparmiatori verso i fondi, oggi stanno compiendo il cammino opposto disinvestendo i fondi e facendo sottoscrivere “Obbligazioni bancarie” meno liquide e meno redditive degli omologhi Btp. 

Gli italiani non sono poi certamente un popolo di trader, lo confermano i dati sulla scarsa diffusione di internet presso le famiglie e della bassa educazione finanziaria sono sulle pagine dei giornali, le Banche monopoliste possono continuare ad indirizzare il risparmio (dei pensionati principalmente i quarantenni sono carichi di debiti e la disoccupazione giovanile arriva al 30%) evitando così in questa fase pericolosi aumenti di capitale (come nel caso del Banco Popolare che ha visto il proprio titolo perdere valore dai 3,5 euro sino ai minimi di 1,5 e di Mps, anche se l’aumento di capitale a Siena viene smentito fortemente ed il titolo ne soffre prezzando stabilmente valori inferiori all’euro).
Il settimanale finanziario Milano Finanza, nel numero di sabato 15 gennaio 2011, ha cercato di scuotere gli animi dei risparmiatori italici titolando a tutta pagina “TRADING azioni & bond ORA SI FA COSI’” sottotitolando “Gli investitori devono cambiare il modo di comprare e vendere”. Anche la stampa specializzata indirettamente giudica anacronistici strumenti che necessitano di giorni per essere investititi o disinvestiti e combattere con gli HFT con un fondo o con una polizza finanziaria o con obbligazioni emesse e quotate dalla propria banca in periodi di altissima volatilità sarà una battaglia probabilmente persa. Quindi basare i servizi della nascente consulenza bancaria introdotta dalla Mifid su questi strumenti considerati innovati negli anni 90 ed oggi superati dagli eventi e dalla velocità dei supercomputer delle mani forti non fa presagire grandi soddisfazione per i risparmiatori italiani negli anni futuri.
I prossimi mesi saranno molto importanti per i mercati finanziari a tal proposito ci sono pareri discordanti in materia su internet e sulle newsletter più famose. Il mantra che si sente ripetere in giro è il seguente: Riuscirà la politica monetaria molto espansiva della FED con i QE a spingere ancora il ciclo economico Usa e a far rientrare ulteriormente il tasso di disoccupazione, oppure l’ingente richiesta di capitali da parte degli Stati europei e mondiali e gli aumenti di capitale delle Banche mondiali in un clima di strisciante inflazione farà collassare i mercati durante l’estate come successe nel famoso crash del 1987?”

Riccardo Barbuti – Roma

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Intervista a Soldi-Bluerating


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