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By: Titoli al vaglio marzo 2010 – Pagina 114 – I Forum di Investireoggi


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Wind of Change: I&M cambia casa


Dopo tanti anni all’interno del network di InvestireOggi, IntermarketAndMore intraprende un nuovo grande progetto entrando nel network di Brown Editore, tramite il portale Finanza.com.

Ovviamente i requisiti fondamentali saranno sempre l’indipendenza, la volontà di crescere e di fornire a tutti un’informazione di qualità.

Inutile dire che siete TUTTI invitati a seguirci anche sul nuovo canale di Finanza.com.

Trovo comunque assolutamente corretto ringraziare il network di InvestireOggi ed in particolar modo il mitico Argema che mi ha accompagnato in questa grande esperienza cominciata ben 5 anni fa e che mi ha dato l’opportunità di crescere e di conoscere un sacco di persone ed un sacco di amici.

CLICCA QUI SOTTO, aggiornate i preferiti e i vostri RSS Feed!

http://intermarketandmore.finanza.com/

Ci vediamo sul nuovo blog!

Clicca qui per vedere il video incorporato.

DT


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COMPASS (LXIII) Analisi intermarket mercati finanziari


Salve a tutti!

E’ stata aggiornata l’area dedicata a Compass, con tutte le sue rubriche.



Un NUOVO numero di TRENDS

Una settimana molto importante ed interessante. Come anticipato in un commento, si sono verificate delle interessantissime situazioni in ambito intermarket. Nel video di TRENDS troverete tutti i dettagli.

Questo è solo un assaggio! In questo report troverete, come sempre, il link e la password per poter visualizzare il nuovo numero di TRENDS. Nel video, come ben sapete, si parla di analisi tecnica intermarket e di correlazioni tra i mercati finanziari.

Clicca qui per vedere il video incorporato.

Inoltre c’è The Trender. La base di studio resta lo SPY ETF (SP 500).

Infine c’è La Bussola Dei Mercati, con l’analisi settoriale e geografica dei mercati finanziari con le indicazioni e le valutazioni del sottoscritto su cosa e come sovrappersare e sottopesare. E poi…

* Monitor CDS

* Spread Matrix

* I grafici della settimana

-

Portafogli ed

Già saprete dei 6 portafogli titoli, di tipo standardizzato e non personalizzato.

1-ALPHA

2-BETA

3-GAMMA

4-DELTA

5-SIGMA

6-OMEGA

qui sopra trovate il link con i report a titolo esemplificativo. Nel numero di Compass di questa settimana, troverete:

- l’aggiornamento all’ dei Portafogli titoli

- le performance ed i confronti coi benchmark

- i relativi report dei 6 portafogli titoli

Tutti i portafogli battono i benckmark in modo EVIDENTE, tranne uno per un discorso molto “particolare” aasolutamente chiaro ed evidente.

Certo, i TOP PERFORMER restano sempre SIGMA e DELTA che stanno facendo cose incredibili. Ma badate bene. Tutti i portafogli sono in fase di “rivoluzione” ed infatti in questo numero sono stati “rivoluzionati”.

Non ci credete? Mi sembra ovvio non crederci, e allora guardate qui sopra e ovviamente in Compass come investono questi portafogli. Qui non si fanno parole. SI FANNO FATTI!!! Le parole le lasciamo fare agli altri. E COME SEMPRE, QUANDO IL MERCATO PEGGIORA, IL PORTAFOGLIO DIFENDE….

Volete ricevere Compass? LEGGETE QUI come fare.

sostieni I&M

Se siete incuriositi dalla newsletter Compass, eccovi qui, a titolo esemplificativo, il nr. XIX della newsletter.

Compass XIX

Visto che siamo ancora in fase sperimentale, sarò ben lieto di accogliere i vostri commenti e le vostre critiche costruttive, anche via email all’indirizzo indicato nella colonna qui a fianco.

NOTA BENE

La newsletter e’ stata inviata agli “amici del blog” . PER ULTERIORI INFORMAZIONI LEGGETE LE INFO NELLA PAGINA DEDICATA CLICCANDO QUI.

L’autore del Blog e della Newsletter si riserva la facoltà di inviare la Newsletter indipendetemente dal numero di commenti, dalle donazioni effettuate, dalla competenza degli interventi e da qualsiasi altro fattore. La Newsletter non è un servizio a pagamento, ma è un di più inviato ai lettori a totale discrezione dell’Autore.

Buona visione a tutti!

DT

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BULLS & BEARS 2010 – The last dance


Ciao a tutti!

Benvenuti al solito aggiornamento dei migliori post delle ultime settimane! NB: Compass è in preparazione. A dopo !


Eccovi l’elenco dei post clou della settimana:

Bene, l’elenco include i post che ritengo più importanti (cliccate sul titolo per visualizzarli!) poi però sta al lettore valutare… Anche perchè ci sarebbero anche tante altre cose da dire e da vedere e vi garantisco che ci sarebbe stato spazio per molti altri argomenti.

Consiglio spassionato: andate a spulciare negli articoli scritti nella settimana scorsa, e vedrete che c’è molto di più…

Sarò ben lieto di ospitarvi (come commentatori) nelle mie pagine di questo diario (compresi quindi i post non citati per motivi di spazio…. ) di un…come potrei definirmi… appassionato uomo di finanza indipendente, con la speranza di potervi ritrovare presto e sempre più numerosi.

Inoltre, se volete accedere agli articoli che considero come i più “Importanti” di tutto il Blog (anche se è una questione personale..) vi consiglio di cliccare qui! (V.I.P.)

STAY TUNED!

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Ma chi compra in borsa?



Partiamo da un dato di fatto.
I mercati azionari, è palese, hanno vissuto negli ultimi giorni giornate di forte positività. La tendenza infatti, nel breve periodo, si era invertita e i mercati erano saliti in modo deciso e convincente, forse fin troppo aggressivo, dando vita ad un rally che poi ha subito qualche leggera correzione.
Fin qui tutto normale.
Molto meno normale, o se preferite, assolutamente interessante, questo altro fattore.
E’ vero che siamo in quella fase che definiamo ancora “estiva” dove i volumi sono bassi, però incuriosisce non poco il comportamento del Cumulative Stock Outflows.
All’atto pratico, possiamo notare che nelle ultime settimane e più precisamente dal mese di maggio del 2010, i flussi dai fondi azionari sono stati pesantemente in uscita. E la cosa che incuriosisce è il fatto che anche nelle ultime settimane questi flussi in uscita non hanno fatto altro che continuare a salire. La settimana scorsa i flussi in uscita dal mercato azionario americano sono stati pari a 7.5 miliardi di dollari. Il più alto mai registrato se si esclude la settimana dove ci siamo trovati con quel famoso flash crash creato ad arte che ha scatenato vendite incondizionate causate dai .

Quindi cosa significa tutto ciò? Che la fiducia REALE della gente non è certo di ripresa, essendo questo un indicatore legato alle attività di investimento del settore retail. Il tutto in barba a tutti gli indici di fiducia dei consumatori e balle varie.
Addirittura, questi dati hanno preoccupato seriamente la SEC la quale vede questo dato come elemento di pericolo.



ETF SPY (SP 500) e Domestic Flow


Se poi proviamo a fare le somme, i numeri sono da capogiro. 62 miliardi di dollari da inizio anno. E le tendenze sui flussi in uscita/entrata sono chiarissimi. Il retali approfitta dei rimbalzi per vendere ancora.
Alcune domande:

- ma se i flussi in uscita sono così devastanti… come fanno le borse a stare ancora in piedi?
- Logica di mercato. Se io vendo, tu compri. Chi è quindi che si mette in denaro e compra le azioni, facendo salire gli indici? Sono solo le alchimie degli High Frequency Trading, delle Dark Pools e magari dei buyout a sostenere le quotazioni?
- La percentuale di liquidità in pancia alle più grandi aziende USA è ai massimi storici. Non stanno comprando sul mercato anche se qualcosa recentemente si è visto con alcune OPA mirate. Ma non si parla ancora di veri investimenti. E se non sono loro a comprare…chi sta investendo in borsa?
- E’ sufficiente un’attività sui derivati intensa a far salire le quotazioni?

Per farla breve, non voglio parlare in questa sede né di prospettive, né di macroeconomia, nemmeno di analisi tecnica. Questa è una valutazione di tipo matematico. E se la matematica non è un’opinione, si può sapere chi compra?

Source: ZeroHedge

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DT

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Appunti critici sul sistema


Provate a sintetizzare con una parola questa fase di mercato. Cosa vi verrebbe in mente?
Non facile. Forse caos, incoerenza, volatilità, rischio.

In realtà nessuno sa etichettare in modo valido questo momento proprio a causa della confusione e dell’incertezza che regna su tutte le asset class.
La verità e che ogni forma di investimento, oggi, ha i suoi pro ed i suoi contro. Gli stessi che fungono da “bene rifugio” non sono poi così sicuri. Pensate ad esempio al prezzo dei governativi. Pensate per esempio all’oro, che recentemente ha raggiunto nuovamente i massimi storici.

Pensate al fatto che basta una notizia, un fattore esogeno, un evento inatteso a cambiare radicalmente scenari e tendenze.
Ma ha senso investire in questo mercato? Probabilmente no, anche se a far la differenza, come sempre, è l’investitore e le sue caratteristiche. Può essere un mercato ideale per lo scalper ma molto meno valido per l’investitore di medio lungo periodo.
La verità però è che il mercato ancora oggi sta sottopesando il “fattore debito pubblico” e il rischio di giapponesizzazione.
Un recente report di Morgan Stanley sulla sostenibilità dei debiti sovrani, ha messo l’accento sulla difficile situazione dei conti pubblici mettendo in evidenza squilibri strutturali assolutamente drammatici.

Cari signori, come spesso dico nelle mie analisi, qui non si tratta di essere ottimisti o pessimisti. Qui si tratta di essere realisti. Il mercato non ti permette più di avere l’atteggiamento del tifoso. Il mercato ti divora prima ancora che tu te ne sia accorto. E quindi il realismo prima ancora della speculazione deve essere ben presente nelle logiche e nei ragionamenti.

L’analisi prima citata considera non solo il debito pubblico ma anche il peso della previdenza. E con queste considerazioni, i ratio cambiano in peggio, ma non di poco, raggiungendo picchi notevoli per tutti i paesi che sono nell’occhio del ciclone della crisi. Ma non solo per esempio  Italia o Spagna, ma soprattutto USA, Gran Bretagna e Germania.
Motivo in più per pensare che i saranno anche artificiosamente tenuti bassi ancora per lungo termine (sempre se non scatta l’ipotesi B legata all’iperinflazione, possibile secondo me solo se lo scenario scappa completamente di mano ai Governi, cosa che però al momento escludo categoricamente).

Grecia ed Irlanda: due patate super bollenti

 

Intanto però riaffiorano i rischi sui debiti dei PIGS. Grecia ed Irlanda in primis. Bella scoperta! Da tempo diciamo che l’ipotesi di default con successiva ristrutturazione del debito (con probabile abbattimento del nominale) è ormai non solo un’ipotesi, ma una delle soluzioni più papabili per riuscire a risolvere il problema. Anche se non riesco ancora a capire come si farà a far digerire al settore soprattutto bancario dell’area Euro questo fatto, il quale porterà vistose svalutazioni di bilancio.

Stress Test Europei. Sorgono i dubbi

 

Ma cosa ci preoccupiamo! Abbiamo avuto gli esiti degli stress test europei che hanno tranquillizzato il sistema, no? Se ben ricordate il sottoscritto IN QUESTO POST  ha contestato da subito l’esito degli Euro Stress test. Ieri il WSJ mi ha dato vistosamente ragione. Era fin troppo ovvio che gli stress test fossero il risultato di un giochino politico e psicologico. Non avrebbero mai potuto uscire in quel particolare momento con stress test vistosamente negativi. Peccato però che, per “farli venire” sono stati usati parametri non realistici, ipotizzando svalutazioni che non potranno mai avere reale riscontro nella realtà. Ma poco importa… c’è bisogno di soldi? Mamma Banca Centrale vede e provvede, con una funzione che è paritetica a quella di un bancomat che preleva su in fondo dove c’è un’apertura di credito illimitata.



Lo scandalo dei banchieri

 

Quindi… stiamo tranquilli.. anzi tranquillissimi. Il sistema è sicuramente guarito e si può ripartire.
A conferma di questo è un fatto assolutamente sconcertante (per il sottoscritto) ma anche qui molto realistico.
Ragionate un attimo: fatemi il nome di un manager banchiere che non sia Fuld di Lehman Brothers, che sia stato cacciato dall’incarico di CEO, crocifisso con tanto di fustigazione. Ma per carità! Chi ha guidato le banche nella crisi più tremenda dell’ultimo secolo, rendendosi complice e protagonista della più colossale truffa della storia, è sempre al suo posto! Come prima più di prima.
Faccio saltare il sistema finanziario e non solo non vengo punito, ma resto al mio posto e torno ad incassare premi spaventosi.
Provate a prendere le tabelle dei premi incassati dai signori banchieri nell’ultimo anno, il 2009, prima dei tagli dovuti al peggioramento della redditività delle , e rabbrividite…

… Nella realtà, invece, già dal 2009 la finanza mondiale, dimenticato lo tsunami subprime, ha ripreso a coprire d’ oro i suoi protagonisti. I bonus a Wall Street sono saliti del 17% a 20 miliardi di dollari. Il totale delle spese per il personale degli istituti in Usa e in Europa, ha calcolato il Wall Street Journal, è stato di 275 miliardi, il 10% in più del 2008. Certo, ci sono esempi virtuosi come Vikram Pandit: l’ ad di Citigroup, salvata dai soldi dei contribuenti Usa, si è assegnato un compenso annuale simbolico di 1 dollaro fino al ritorno all’ utile del gruppo. Quasi tutte le altre banche a stelle e strisce finite sotto la tendina ad ossigeno del piano Tarp (gli aiuti pubblici varati dalla Casa Bianca) si sono però affrettate a rimborsare il Governo a fine 2009 per poter distribuire a piacere la solita pioggia di bonus senza incorrere nell’ ira di Barack Obama, non certo tenero con il Bengodi di Wall Street. … I big della City (Londra) hanno raddoppiato i bonus per trattenere i loro impiegati, nessuno ha smantellato gli uffici vista Tamigi e il balzello populista ha regalato a David Cameron una dote di 3,75 miliardi di sterline. Stessa musica in Italia: le prime quattro banche del nostro paese hanno chiuso i bilanci 2009 con un calo del 41% della redditività. Ma le buste paga dei loro dirigenti, come testimoniano i dati ufficiali pubblicati in bilancio, sono cresciute l’ anno scorso del 25%. (FONTE: Repubblica)

Ma le banche sono uscite dalla crisi? La situazione è certo migliorata, ma grazie all’aiuto pubblico. E ora sono fuori pericolo? Assolutamente no anche perché sia sui derivati che sulla leva finanziaria, tutto è come prima.
E allora… i premi sono meritati secondo voi?

Il clamoroso caso inglese

 

Fatemi chiudere questo sfogo con il tragicomico caso inglese. La Gran Bretagna, paese da sempre filo americano e con uno stesso stile di gestione del sistema bancario (appunto detto anglosassone) è stata protagonista come negli Usa di una vera e propria campagna di sostegno assoluto del sistema bancario. Almeno qui si è arrivati alla nazionalizzazione delle banche, cosa non avvenuta negli USA.
I manager hanno fatto danni forse irreparabili. Sono stati puniti in qualche modo? Chiedetelo al capo di Hsbc, il più grande istituto di credito del paese.
Sarà nominato nuovo ministro per il Commercio dal governo londinese.

Conclusioni

 

Ora, cari lettori, è un fatto assolutamente inconfutabile. La liason tra politica e sistema bancario è fortissima e il potere che gli istituti di credito hanno assunto è tale che sono proprio loro a dirigere la baracca.
Se questo vi sembra etico, se questo vi sembra giusto e se credete che tutto questo gioverà al sistema economico, allora fatemi sapere il vostro punto di vista.

Resto fermamente convinto che così impostato il sistema non farà altro che continuare ad ingrassare pochi banchieri a scapito di TUTTA la collettività. Ne parlavo l’altro giorno: il divario tra le classi sociali  non fa che allargarsi.
Ma la cosa drammatica è che a beneficiarne sono veramente poche persone, tremendamente potenti e senza scrupoli, che hanno solo un obiettivo: far guadagnare la banca per poi poterla mungere con super bonus.

Vi sembra giusto tutto ciò? E soprattutto, tornano alla domanda iniziale, ha senso investire, credere e fidarsi di questo mercato, pilotato artificiosamente da un pugno di mascalzoni senza scrupoli?
Inizio a nutrire seri dubbi.
Certo è che continuerò sicuramente ad investire in questo mercato. Ma solo e sempre sapendo esattamente dove vado a parare e cosa può accadere.
La gestione del rischio è in assoluto la cosa più importante in questo momento. Non dimenticatelo.

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DT

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ORO: attenzione massima ai massimi



Oro ai massimi. Un rischio che può trasformare l’oro da bene rifugio a minusvalenza di breve.

Infatti nel grafico è evidente la chiusura del conteggio del Sequential di De Mark, con il raggiungimento del 13° movimento. I massimi storici non vengono rotti in close e quindi meritano ancora la massima attenzione. Per DeMark lo scenario diventa nuovamente long solo alla rottura di area 1270.
Per la cronaca anche le DMA, seppur in evidente long da mesi, iniziano a segnalare segnali di ipercomprato.
Stiamo all’erta.
.
.
.

Grafico ORO

 

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Mutui e altro!


Dimenticato il crollo senza precedenti registrato alla fine del maggio 2010 a.D., l’MBA, cioè la Mortgage Bankers Association, oggi ha appena rilasciato il suo aggiornamento in merito all’indice dei mutui residenziali. Il dato odierno conferma la stabilizzazione della serie, pur se a livelli estremamente bassi. L’MBA Purchase Index mostra infatti un consistente recupero pari al 6.3% rispetto alla settimana precedente, poca roba rispetto al -30%, -40% registrato mesi su mese tra maggio e luglio. Rimane pure inalterato il fatto che circa la metà dei mutui concessi sono direttamente garantiti dal governo, come dimostra il Government Purchase Appication Index, il quale ancora si mantiene su livelli superiori all’indice convenzionale.

 

La settimana scorsa, Realtor, ovvero l’associazione degli agenti immobiliari statunitensi, ha pubblicato il suo Pending Home Sales Index, cioè l’indice dei contratti preliminari d’acquisto. Prevedibilmente, in accordo non tanto alle mie mere aspettative da ottimista senza se senza ma e senza ragione, ma piuttosto rispettando il trend anticipato proprio dall’MBA Purchase Application, l’indice ha mostrato una timida ripresa segnando un +5.2%. L’evidente relazione tra questo indicatore e il numero di compravendite di case, è immediatamente verificabile grazie al grafico sottostante.

Contrariamente a molti blog catastrofistici immotivatamente, vi invito a non soffermarvi sul -47% di case vendute rispetto ai momenti migliori del , quando le bolle di Bernie consentivano, a chiunque fosse in grado di firmare… non di leggere…, di accedere ai benefici sociali che un’abitazione dotata di piscina su livelli multipli, vaporose cascatelle sovrapposte e fontane zampillanti può garantire. Vi esorto invece a focalizzare la vostra attenzione proprio sul nuovo e promettente green shot! Come dice il saggio, che per rispondere alle vostra curiosità abita dalle parti di Gremlin, se il buon giorno si vede dal mattino, oggi sarà una giornata da ricordare!! Analogamente, non date retta a quei profeti di sventura che pesano eccessivamente la componente residenziale in relazione allo stato dell’economia in un Paese. Il grafico sotto mostra infatti la “pessima” ( occhio che spargo ottimismo, non racconto verità ) relazione tra l’avvio di nuove costruzioni abitative private ( blu chiaro, in migliaia di abitazioni ), la vendita di nuove residenze monofamiliari ( blu scuro, in migliaia di abitazioni ), la componente del GDP americano definita come Gross Private Domestic Investment, Residenzial ( rosso, miliardi di dollari ) e in fine le spese per le costruzioni private residenziali ( arancione, miliardi di dollari ). In merito a quest’ultima serie, vi ricordo che le spese complessive per costruzioni registrate nel mese di luglio sono ammontate a 805 miliardi di dollari, leggermente in calo rispetto ai mesi precedenti, e comunque nel punto più basso dopo al picco degli anni scorsi. 506 miliardi di dollari provengono dalle spese private, dei quali 266 miliardi sono stati spesi in settori non residenziali. 299 invece sono i miliardi spesi in costruzioni e infrastrutture pubbliche. Vi ricordo che ogni dato è destagionalizzato e annualizzato. Le spese complessive per le costruzioni, pubbliche private residenziali e non, sono invece mostrate dalla curva arancione tratteggiata. Esse rappresentano una significativa frazione del Pil statunitense.

Per oggi è tutto,

Con affetto, Mattacchiuz


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Torna lo stress e la corsa all’oro



Ma tu guarda che strano caso…

Chi di voi ha buona memoria (e chi non ce l’ha non si deve preoccupare perché gliela rinfresco io) ricorderà questo post scritto la bellezza di due mesi fa al termine degli stress test Europei. E criticavo in modo chiaro proprio gli esiti di questi stress test. Il post era sulle “pillole anti-stresstest” e diceva…quello che oggi il WSJ dice (ripreso nei link) . Per carità, non voglio assolutamente prendermi meriti previsionali particolari, ma era ovvio, visibile e scontato che prima o poi la verità sarebbe venuta fuori. Un’ottima scusa, questa, per innescare una correzione che, come scritto nel post di ieri, era abbastanza logica, ovvia ed attesa.
E nel frattempo…torna quindi la paura.
Ricordate cosa ho invece scritto nel mio primo post del mio rientro vacanziero?

Dicevo che a comandare era la gestione del rischio. E difatti così è nuovamente successo.

Morale: CDS che si impennano, nuova corsa al bene rifugio e, ovvio, nuova corsa all’oro. Che torna prepotentemente di moda, sfiorando i massimi.
Nell’elenco dei post del giorno, troverete veramente molto materiale interessante, di cui buona parte sull’oro. Se siete interessati, dategli una guardata. Ne vale al pena.
E per il resto, ribadisco quanto detto. E’ la gestione del rischio a comandare. E con essa la volatilità e l’emotività. Quindi inutile scervellarsi. La borsa oggi è emozione pura, avidità e paura. Come sempre, d’altronde.

: massimi storici

DT (Dream Theater)
Boss del S.I.D.


Financial LINKS

a)      P/E Ratio: la sua importanza non è cambiata (LINK US)

b)      Divisi tra ignoranza, recessione e depressione: David Rosenberg e Albert Edward (LINK US)

c)      Jonh Mauldin: l’ultimo capitolo (LINK US)

d)     La psicologia e la realtà: e l’equity risulta sopravvalutato (LINK US)

e)      Rendimento Bond: area di deflazione (LINK US)

f)       Grafici weekly: il rally ha la forza per continuare? Diversi pareri ed interessanti analisi dai principali blog (LINK US)

g)      PIMCO: il GRECIA è sostanziale (LINK UK)

h)      La corsa all’oro: per UNICREDIT si va a 1600 $/OZ! (REPORT)

i)        Ma c’è addirittura chi esagera… (LINK US)

j)        Messaggi in codice per comprare oro (LINK US)

k)      E se ci sarà un rallentamento, che fine farà l’oro? (LINK US)

l)        Stress test banche europee. Ma siamo sicuri che siano serviti a qualcosa? (LINK US)

m)    E le banche tedesche si preparano a respingere Basilea III (LINK UK)

n)      Google e il logo che “esplode”. Un mistero per tutti! (LINK IT)

o)      La crisi del sistema sociale USA: aumentano i divari (LINK US)

E voi, invece, cosa avete letto di interessante? Scrivetelo nei commenti!

Problemi con gli articoli in inglese? Inserite il link in questo traduttore!

Ovviamente siete tutti invitati non solo a commentare le notizie ma anche a inserire voi stessi links che possano essere utili alla comunità finanziaria.

DAILY BRIEFING

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GUEST POST: Cina e Exchange rate, la chiave di lettura



Qualche settimana fa, l’amico Gaolin mi aveva inviato un articolo che ho pubblicato con piacere,   (Ma quanto se ne sa veramente della Cina?)  sul fenomeno del momento, ovvero la , la grande scommessa che ormai sta diventando una solida realtà.

Gaolin mi invia il post che lui stesso definisce “definitivo” dove esprime il punto di vista su questo paese e sulle motivazioni secondo le quali la sarà sempre più protagonista.

Ringrazio l’amico gaolin per l’ottimo articolo.

 

STAY TUNED!

 

La è molto attenta al suo EXCHANGE RATE. Chissà perché?

 

Non è facile, per chi non vive dentro la competizione internazionale globale, comprendere del tutto gli effetti di quel fattore decisivo per lo sviluppo di una nazione che è l’EXCHANGE
RATE, ovvero il tasso di cambio che regola le transazioni fra le valute dei diversi paesi.

Cominciamo con discorsi semplici.
Chi, durante le proprie esperienze imprenditoriali ha avuto modo di affrontare la concorrenza internazionale, ha sempre considerato il fattore cambio fra le diverse valute o come una iattura per la propria azienda da dover subire, oppure come una gradita opportunità da sfruttare, per espanderne il proprio business.
Per dirla altrimenti, chi produce in paesi a costo più basso è senz’altro molto favorito, sul piano della concorrenza, rispetto a chi invece si trova in uno a costo più elevato nel suo complesso.
Niente di nuovo, questo lo sanno tutti, o quasi.

Normalmente e teoricamente il vantaggio competitivo, dovuto al solo cambio favorevole, non dovrebbe durare in eterno se altri meccanismi regolatori adeguano nel tempo a un valore più realistico le parità monetarie. Questi meccanismi, legati ai movimenti finanziari, sono sempre intervenuti in ambo i sensi, facendo deprezzare o rivalutare una valuta rispetto a un’altra.
Se tutto funzionasse secondo questa semplice regola, il villaggio globale crescerebbe in modo tutto sommato giusto e abbastanza armoniosamente, valorizzando il lavoro dei popoli che, per varie ragioni storiche e culturali, hanno una propensione all’impegno nel lavoro più e meglio sviluppata di altri.

Questa premessa per fare una breve analisi di come si è evoluta la competitività dei vari paesi negli ultimi 60 anni, dopo la seconda guerra mondiale, in cui il progresso economico e industriale ha avuto un ritmo di sviluppo mai prima sperimentato nella storia umana.
Negli anni 50 hanno economicamente imperato i paesi occidentali, usciti dalla guerra alcuni con le ossa rotte, altri più o meno incolumi, ma tutti con una gran voglia di darsi da fare per rinascere dalle macerie o continuare a svilupparsi. La sufficiente liberalizzazione dei commerci di allora consentì a tutti coloro, che avevano voglia e capacità di intraprendere, di trovare nuovi e più ampi mercati, proponendo e migliorando continuamente prodotti e tecnologie.
L’entusiasmo e il fervore dei vari popoli hanno dato luogo ai vari miracoli economici, tedesco, italiano, USA e via dicendo. In quei tempi la finanza internazionale non aveva il ruolo e la capacità di alterare le parità monetarie che ha adesso. Insomma il valore dell’exchange rate dipendeva in larga misura dalla potenza industriale di un paese, costituito da produttività del suo sistema industriale, organizzazione dei servizi, infrastrutture, capacità politica di programmare, ecc.

Situazione che è stata profondamente modificata dal 1971 quando gli USA hanno unilateralmente svincolato la propria valuta dal valore dell’oro e dichiarata non più convertibile. In questo contesto, negli anni dal 1970 circa in poi, i paesi asiatici in particolare Giapppone e successivamente le altre così dette tigri Corea e Taiwan hanno individuato nella gestione del fattore cambio e della contemporanea possibilità di esportare liberamente i loro prodotti, la leva per poter sviluppare il loro sistema industriale che, altrimenti, sarebbe stato poco spinto dai consumi interni, causa il sobrio stile di vita che questi popoli hanno come caratteristica comune.
Questi paesi hanno sempre mantenuto una bilancia commerciale in forte attivo, grazie a costanti interventi delle rispettive banche centrali per mantenere basso il tasso di cambio. Questi hanno conseguentemente accumulato riserve valutarie imponenti, in particolare di quelle valute dei paesi che hanno individuato nella valuta forte il modo per vivere al di sopra delle loro possibilità. Non serve dire di chi si parla.

Questa breve descrizione dello sviluppo economico industriale mondiale recente, pur nella sua semplicità, sarebbe la premessa per comprendere meglio come la , attraverso il suo governo che ne gestisce l’economia con criteri imprenditoriali, sta intervenendo nel contesto economico globale in modo così dirompente e devastante per le economie di tutti gli altri paesi, con alcune esclusioni.
Le esclusioni sono rappresentate dai paesi che sono perfettamente complementari allo sviluppo dell’economia cinese, ovvero quelli che posseggono le materie prime naturali nel loro sottosuolo.
Tutti gli altri, ovvero la maggior parte, si trovano a dover rivaleggiare con un paese, la , che:

o come detto è governato e gestito con criteri prettamente aziendali e imprenditoriali;
o è costituito da oltre 1.300.000 000 di persone, con un grande orgoglio nazionale e abituati a sottostare ai comandi;
o è costituito da oltre 1.300.000 000 di persone, normalmente molto operose, con spiccate
attitudini imprenditoriali, capaci di imparare molto in fretta e poi di innovare;
o è costituito da oltre 1.300.000 000 di persone che hanno complessivamente uno stile di vita non da consumista;
o è costituito da oltre 1.300.000 000 di persone che per cultura sono risparmiatori a
prescindere, anche a causa della mancanza di protezioni sociali come invece esistono nei
paesi occidentali;
o è costituito da un popolo di oltre 1.300.000 000 di persone, numero che di per sé esprime
tutta la sua forza ma che è anche capace di marciare tutto sommato compatto verso gli
obiettivi che il governo gli indica.


Nei paesi occidentali, parlando della , ci si sofferma sulle situazioni che, secondo i nostri criteri e pregiudizi, lì non vanno, sulle piccole e grandi tragedie che colpiscono questa immenso popolo e nazione, sulle loro, per noi, stranezze e via dicendo. Poco o niente si dice di quale raffinata strategia sia in corso da parte della per diventare la prima nazione del mondo in tutti i campi e in tempi molto brevi, se tutto procederà come in questi ultimi 2 decenni.
Ogni tanto ci svegliamo e scopriamo distrattamente, quasi con fastidio, che in si realizzano con continuità opere infrastrutturali modernissime e colossali, programmate e realizzate in tempi certi, con costi immensamente inferiori ai nostri, a un ritmo incredibile e inimmaginabile per un normale occidentale, di qualunque paese egli sia.
Accanto a ciò, l’industria manifatturiera, l’export, l’edilizia e un po’ tutti i servizi si espandono in con percentuali di crescita annua che, se non si constatano di persona, non è possibile lontanamente immaginare per un occidentale.

La crescita del PIL cinese che tanto ci fa strabuzzare gli occhi è un valore che non dà bene l’idea di come e quanto le aziende crescano in . Una crescita del fatturato del 20-25% annuo è normalissimo ma spesso è di più.
Vero è che non è tutto oro quello che luccica ma delle cose che non luccicano in già se ne parla dalle nostre parti molto più del dovuto e con un malcelato compiacimento, tanto stupido quanto autolesionista.

A questo punto, più che dilungarsi su particolari più o meno significativi riguardanti la , è il momento di ritornare al titolo di questo articolo con una domanda:

Quale fattore, in un contesto di mercato mondiale regolato dagli accordi stabiliti dal WTO, diventa decisivo per la crescita economica di un paese più o meno sviluppato che sia?

Fra i tanti, il valore dell’exchange rate è certamente il più importante.
Con un cambio basso/debole un paese può sviluppare la sua industria in particolare e la sua
economia in generale molto più rapidamente di quello che invece ha un cambio forte, come si dice. Se poi questa disparità è enorme il paese che ha il cambio debole uccide prima o poi il sistema industriale di quello che ha il cambio forte.



 

Tutto ciò è ben noto ai governanti cinesi, che sono nel loro complesso dei tecnocrati molto capaci e competenti. Di queste problematiche in se ne parla e se ne scrive molto e abbastanza apertamente, anche se alla cinese. Ovvero che in ogni caso le discussioni interne alla devono giungere alla conclusione che gli interessi dei cinesi dipendono da una valuta che il governo deve fare in modo sia mantenuta debole. Loro hanno la raffinatezza di definirla stabile e agganciata al dollaro ai valori attuali e gradiscono che sull’argomento si faccia meno chiasso possibile, anzi che proprio non se ne parli, altrimenti fanno finta di arrabbiarsi.

La finanza occidentale invece, attraverso i suoi oligarchi avidi e impenitenti e la politica, attraverso i suoi esponenti spesso inconsapevoli incompetenti, contribuiscono non poco ad assecondare il fermo proposito degli astuti tecnocrati cinesi di continuare ad andare avanti così, con la loro valuta tenuta artificiosamente debolissima.
In occidente, accanto ai citati guru e operatori dell’alta finanza speculativa possiamo
quotidianamente constatare il sommo gaudio delle multinazionali della distribuzione e delle società di trading, che da tempo hanno individuato nella il fornitore di prodotti a basso costo, da vendere con enormi margini nei centri commerciali sparsi in tutto il mondo e nei mercatini rionali dei vari paesi opulenti e no.
Insomma si viene a constatare che l’abile governo cinese ha come alleati nientepopodimenoche i poteri forti dell’occidente.

Di questo non pare che ci si accorga più di tanto. Peccato che questo comporti la rapida e per il momento inesorabile decadenza dell’industria occidentale, impossibilitata a competere ad armi pari in questo contesto economico internazionale.

Poco male sarebbe, se ciò non avesse come conseguenza la gravissima perdita definitiva di posti di lavoro in tutto l’occidente. Tragedia a cui stiamo assistendo quasi inermi e praticamente inerti, unitamente alla sparizione di interi settori industriali, con le loro preziose competenze, frutto di decenni di operoso impegno di tanti lavoratori e imprenditori.

A qualcuno verrà voglia di dire che noi occidentali dobbiamo competere sul terreno dell’innovazione di prodotto, sulle alte tecnologie e via discorrendo. Questi non sanno che i cinesi stanno lavorando per essere, in un futuro ormai prossimo, leader anche nei settori High Tech. Come? Con i soldi che guadagnano vendendoci le loro merci con margini operativi/utili elevatissimi, che in buona parte sono destinati agli investimenti, alla ricerca e allo sviluppo di nuovi prodotti.
Ormai la dispone anche di qualificate risorse umane e in gran quantità. Queste hanno
mediamente una elevatissima propensione all’impegno nel lavoro, valore che in occidente
è stato in buona parte perso, salvo le eccezioni che fortunatamente ancora ci sono qua e là.

Gaolin

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Logica correzione



Dopo una giornata soporifera, il mercato si risveglia e riprende a muoversi. Dopo il Labor day, che ha tenuto chiusi i mercati USA per festività, ed ha fatto muovere le borse europee sul riflesso delle chiusure di venerdì sera, con pochi scambi e bassa volatilità, si riparte con il tema della debolezza.

Non sto qui a parlarvi di timori su recessione e rallentamento economico. Lo sanno anche i muri.
Piuttosto preferisco buttare un occhio all’aspetto tecnico.
Infatti la correzione di stamattina è quanto mai logica nel quadro di mercato degli ultimi giorni. La borsa Usa si è mossa con gap di fuga e con una violenza assolutamente inusiale ed incoerente. Che diavolo sarà mai successo per far partire così i mercati.
La risposta ce la dà l’aspetto volumetrico.
Volumi calanti in forte rally. Non quadra e quindi la correzione doveva arrivare. E per arrivare si sceglie il miglior elemento tecnico che si possa vedere dal grafico in questo momento, ovvero il contatto con il canale ribassista.

 



Resta quindi confermato il canale RIBASSISTA di medio periodo, e massima allerta, in caso di violazione del canale (1105) alla’rea successiva, il fondamentale movimento laterale segnato in arancio (1140).
Solo allora lo scenario potrebbe seriamente mutare, a seguito della rottura di area 1152 che confermerebbe le potenzialità di raggiungimento dei massimi precedenti.
Ma non facciamo il passo troppo lungo. Nel breve la prima chiave di lettura è il canale.
Quindi cautela e primo step in area 1080.

STAY TUNED!

DT

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Mr. Smith e Mission Impossible


Il primo lunedì di settembre, per gli americani, è un giorno di festa.
E’ il Labour Day, o per meglio dire Labor Day , la festa che è nata nel 1882 negli USA, che viene celebrata in date differenti un po’ ovunque nel mondo e che vuole sottolineare l’importanza e la priorità assoluta che si vuole dare al mondo del lavoro ed alla classe dei lavoratori.
Se avete letto (e se non lo avete fatto, fatelo subito, perchè ne vale proprio la pena) le varie analisi di Mattacchiuz sul mondo del lavoro USA, avrete di certo capito che i lavoratori hanno poco da festeggiare. Malgrado l’operazione “spargimento di ottiismo” la situazione continua ad essere seriamente molto difficile.
Queste sono cose comunque già dette più volte.

Peccato che stavolta, all’allarmismo vorrei aggiungere il dramma.
Si, lo so che ricominciare a scrivere, dopo una settimana di ferie, con questi toni non è certo il meglio che si possa pretendere. Ma io mantengo la mia linea di coerenza e di realismo.
Perchè parlo di dramma? Perché, miei cari lettori, purtroppo devo annunciarvi una cosa gravissima.
E’ morto .

La classe media in USA è scomparsa

Ok, ora vi spiego tutto. è da sempre considerato l’americano medio, quello che teneva su la baracca, il consumista per eccellenza, lo sperperatore di denaro, il protagonista della grande USA. non c’è più.
Chi di voi magari frequenta anche siti USA, gli sarà capitato di finire sul sito di Arianna Huffington, che con il suo HuffingtonPost è considerato uno dei blog più validi in ambito finanziario.
L’autrice di questo blog ha recentemente scritto un libro chiamato “Third World America” che spiega eccellentemente l’inasprirsi del divario tra la classe povera e i super ricchi. Il tutto a scapito della “classe di mezzo” che tende a scomparire.
Ma come! Tutta l’economia mondiale è sempre stata dipendente prorpio di questa classe sociale! E ora che si fa? Chi la sostituirà nei consumi?


La crisi del 2008, l’inizio della fine

La bolla della liquidità generata da Greenspan, la crisi subprime e poi tutto il resto hanno contribuito in modo determinante al peggioramento dello status economico di . E poi la ha fatto il resto, con il lievitare della disoccupazione, il delinquency rate alle stelle e l’aumento addirittura del tasso di risparmio. Il tutto a scapito dei consumi.
Le cause poi, possono essere anche altre, ci mancherebbe. Ma il dato ormai è indiscutibile. Si sta generando uno squilibrio drammatico sulla distribuzione del reddito nel tessuto sociale americano. Sfuma per sempre il “sogno americano” ed inizia ad aleggiare l’incubo della povertà.
Certo, parlare in questi termini di Sua Maestà la nazione più potente al mondo, gli Stati Uniti d’America potrebbe fare sorridere. Ma che ci crediate o no, le cose stanno così.

I dati

Facendo un’analisi statistica, i numeri parlano chiaro. Prendendo in esame le analisi di Arianna Huffington e usando come riferimento una tabella apparsa sul Corsera qualche giorno fa, risulta più che evidente la tendenza in atto. , rappresentato da 133.524.000 famiglie, negli ultimi 6 anni si è sensibilmente impoverito, mentre invece gli HNWI o gli UHNWI raggiungono picchi altissimi di ricchezza. E come vedete dal grafico, è proprio la classe media, quella più importante e affollata, a rimetterci.




Questa situazione si presenta di difficilissima soluzione. Al mondo, oggi, non c’è nessuno che può sostituire le potenzialità e le caratteristiche di . La Cina, seppur in crescita geometrica, o l’India, anch’essa sempre più importante, non sono paesi sufficientemente maturi e pronti a prendere il testimone. Magari tra venti anni se ne potrà riparlare. Ma fino ad allora che si fa?


Semplice: si naviga a vista e si segue l’evoluzione della situazione.
Obama avrà il suo bel da fare. Cercare di rianimare sarà difficilissimo se non impossibile. Le future boccate di ossigeno (quantitative easing o green shots) saranno salutari momenti di benessere senza un futuro.
Occorre fare il possibile per rigenerare una equa redistribuzione dei redditi. E quindi bisogna toccare il portafoglio delle classi più ricche. Cosa che Obama non farà mai. Senza poi dimenticare che più il tempo passa e più la popolarità di Obama scende e il malcontento sale, facendo perdere ulteriore potere politico e mediatico al Presidente USA.
Auguri Obama. La tua è molto più che una “Mission Impossible”.

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Market Arena (06/09/10) Il Ritorno


Come nelle migliori tradizioni, le ferie non sono ancora cominciate che…ahimè…sono già finite. Oggi si torna operativi e non vi dico il casino che mi sono ritrovato.
Vabbè. Ovviamente ora cercherò di capire cosa è successo e come stanno i mercati e poi si ritorna a pieno regime sul blog.
In linea di massima mi sembra di notare che…tutto è come prima.
Col senno di poi ho fatto benissimo a chiudere gli short con The Trender e certo meno bene a non aprire il long sull’area 1040 dello , linea più volte definita fondamentale per la tenuta del trading range. Ma non fa nulla. Le ferie non mi avrebbero consentito di seguire in modo valido l’operatività.
Bene i dati sui NFP di venerdì, e le borse hanno subito reagito di conseguenza, un allungo che per violenza e rapidità non mi ispira, a pelle, molta fiducia. Ma è presto per sputare sentenze.
E come da logica, se sale bene l’azionario, le commodity corrono a ruota. Prese di profitto sui governativi e le valute rifugio / oggetto di carry trade ovviamente vengono vendute, quindi correzione per USD, CHF e JPY.

Nel marasma generale, il quadro quadra.


La morale quindi è sempre la stessa.

A comandare le fila è sempre la gestione del rischio che, a sua volta, influenza in modo determinante il comportamento di tutto il mercato e delle correlazioni intermarket.

Il rally del Bank Index

Oggi borse ancora positive in Europa. Vedremo da oggi pomeriggio con l’apertura di Wall Street se il rally continuerà la sua spasmodica corsa.

STAY TUNED!

DT

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Ciò che il Census da il Census toglie… piano piano e sempre meno (3)!


Oggi, venerdì 3 settembre 2010, il DOL ( Department of Labor ) comunica la perdita di 54000 posti di lavoro nel settore NONFARM. DATO AMPIAMENTO SOPRA OGNI ASPETTATIVA! Ne dubitavate? Ovviamente, come avrete ben desunto dal titolo, la maggior parte degli sfortunati che hanno perso il posto di lavoro sono proprio gli impiegati che erano stati assunti per il censimento del decennio. Per i tecnicisti, ricordo che su questi non viene applicata alcuna destagionalizzazione. Ma passiamo ora ai dati

Manterrò la spero felice modalità di presentazione della volta scorsa, per cui indicherò tra parentesi i numeri prima delle revisioni e intenderò con NSA ( Not Seasonally Adjusted ) i dati non destagionalizzati e con SA ( Seasonally Adjusted ) i quelli destagionalizzati.

Livello di occupazione.

Dati in migliaia Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010
SA  139119 138960 139250
NSA  139882 140130 139919

 

Il livello generale di occupati mostra un passo avanti, crescendo tra luglio ed agosto di 310000 nuovi impiegati. Diverso invece l’inutile dato indicato dai livelli non destagionalizzati, che invece mostra la perdita di 221000 posti di lavoro.

Livello di disoccupazione.

Dati in migliaia Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010
SA  14623 14599 14860
NSA  14885 15137 14759

 Sale il numero complessivo di disoccupati se considerato in maniera destagionalizzata. Tuttavia la consuetudine vuole che questo numero vada valutato in relazione alla forza lavoro, che provvidenzialmente stavolta cresce mantenendo inalterato il rapporto e quindi il tasso di disoccupazione.

Forza lavoro.

Dati in migliaia Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010
SA  153741 153560 154110
NSA  154767 155270 154678

 Sembra terminare l’evaporazione di forza lavoro negli Statu Uniti. Come scritto in un articolo ieri, nonostante il dato non destagionalizzato mostri una seria contrazione, questa è imputabile solo agli effetti della stagione estiva. Effetti che la destagionalizzazione ha mitigato, presentando appunto un numero in crescita.

Impiegati settore NONFARM (non agricolo…).

Dati in migliaia Maggio 2010 Luglio 2010 Agosto 2010
SA 130419(130470)  130365(130242) 130311
NSA  131346(131456)  130077(129054) 130149

Decrescono di 54000 gli impiegati nel settore non agricolo considerando il dato destagionalizzato e battendo ogni previsione. Rivisti da -131000 a -54000 gli impiegati che hanno perso il posto a luglio, indicando un dato ancora migliore, almeno in prima approssimazione. Peccato che per ottenere questo buon risultato, abbiano dovuto abbassare il livello generale di occupati di 51000 unità a maggio. Soliti giochi statistici.

Contributo negativo del Census.

Il Census comunica che nel mese di Agosto 2010, il numero di persone che hanno smesso di lavorare per l’istituto governativo ammonta a 114000. Esso rappresenta un dato non destagionalizzato, quindi è improponibile confrontarlo con i dati destagionalizzati. In definitiva, al Census lavorano ancora 71000 impiegati circa, ed il loro contributo negativo all’occupazione sarà registrabile nei prossimi meni, una volta licenziati.

Modello CES Net Birth/Death Model

Non mi resta ora che valutare il contributo del modello CES Net Birth/Death Model. Ricordo che tale modello aggiunge e sottrae posti di lavoro a seconda del numero di aziende che, prevedibilmente, aprono o chiudono negli States. Stando a quanto appena pubblicato, nel mese di agosto, sarebbero stati creati 115000 nuovi posti di lavoro. Non male, fino alla revisione annuale…!

Presentati i numeri assoluti, mi sposterò ora su quelli relativi tanto cari all’informazione allineata.

Tasso di disoccupazione.

Dati in % Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010
SA  9.5  9.5 9.6
NSA  9.6  9.7 9.5

 Stabile: nonostante i movimenti a rialzo nel livello generale di disoccupazione, è aumentata anche la forza lavoro. Il rapporto non è quindi mutato.

Percentuale di popolazione che lavora.

Dati in % Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010
SA  58.5  58.4 58.5
NSA  58.9  58.9 58.8

 Nessun commento, l’operazione spargere ottimismo deve procedere senza intoppi…

Filtro U6: tasso di disoccupazione in senso ampio.

Dati in % Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010
SA 16.5 16.5 16.7
NSA 16.7 16.8 16.4

 Come ben saprete, il filtro U6 contempla non solo i disoccupati in senso stretto, ma anche coloro che, scoraggiati, hanno abbandonato la ricerca di un posto di lavoro, coloro che sono sottoimpiegati, coloro che svolgono lavori part-time per ragioni indipendenti dalla propria volontà e coloro che in, un modo o nell’altro, si collocano nel mondo del lavoro solo marginalmente. Benché quindi tale filtro non sia de tutto significativo quando si parla di disoccupazione in senso stretto, fornisce invece un quadro ben più completo, rispetto ad altre misurazioni, per intuire lo stato di debolezza in cui persiste il mercato del lavoro.

Altre considerazioni, se me ne verranno, in seguito!

Mattacchiuz


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Rifioriscono i green shot!


Oggi è stato pubblicato anche il Pending Home Sales Index di Realtors, ovvero l’indice che misura il volume di contratti in essere per l’acquisto di case redatto dall’associazione degli immobiliaristi americani. Dopo il tracollo dei mesi scorsi, la lettura di oggi mette a segno uno strepitoso +5.2%. Il grafico dice tutto.

Vedete subito la stretta relazione tra l’indice appena citato e il numero di case esistenti poi realmente vendute. Nel prossimo mese, è lecito aspettarsi un qualche recupero, modesto, nel settore residenziale. E giustamente questo mi consente di tornare a parlare di green shot! Ve le ricordate queste strane forme di vita ispirate alla botanica, che tuttavia germogliano in autunno o fine estate, si sviluppano in inverno e rinsecchiscono in primavera? Ecco, questo è uno di quei famosi germogli verdi dell’economia. Speriamo che stavolta riesca a passare indenne anche la primavera del 2011!

Ma sempre in merito al mercato immobiliare vorrei parlarvi di un altro fatto che ha dell’incredibile. Un attento lettore di Zerohedge ha sottoposto a Tyler una sua personale, chiamiamola, interpretazione dei dati relativi al prezzo medio delle abitazioni. In USA, una frazione non piccola delle compravendite residenziali avviene attraverso un strumento chiamato Multiple Listing Services ( MLS ). Questo è sostanzialmente un immenso database contente le informazioni necessarie per far incontrare domanda e offerta per gli operatori del settore immobiliare. Tra i tanti dati che esso fornisce riguardo alle unità abitative, c’è anche il prezzo. Spesso, la compravendita della casa listata sul database avviene attraverso un’asta pubblica frequentemente organizzata da siti internet specializzati proprio in questo tipo di affare. Tuttavia, come potete ben immaginare, durante l’asta il prezzo iniziale può variare anche significativamente. Detto questo, la cosa interessante è che chi segue queste aste si è accorto che capita frequentemente che il prezzo di chiusura sia inferiore al prezzo iniziale, proprio in virtù della mancanza di compratori. Tuttavia, mentre sui siti dell’asta viene pubblicato il prezzo conclusivo, altrettanto non viene fatto dall’MLS. Se seguite il link che vi ho postato potrete avere tutte le conferme che volete. E qui si genera un interrogativo non piccolo. I vari istituti che poi pubblicano le indagini rispetto al prezzo medio di vendita, da quelli governativi al Case-Shiller, dove pigliano i dati per conoscere il prezzo a cui è avvenuta la contrattazione? Se questi dati fossero in qualche modo collegati all’MLS, allora sarebbe più che lecito pensare che essi siano sopravvalutati non di poco… .

Mi fermo qui in quanto non ho alcuna prova definitiva in merito, ma sarebbe interessante se gli amici specializzati come MarioTheGreat dicessero la loro!

Mattacchiuz


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Mini future SP500 hourly


by Gremlin

Questo post giusto per dar evidenza ad un mio commento di ieri. Alle 20.00 sono state rilasciate le minute del Federal Open Market Committee e il future ha perso oltre 10 punti dopodichè è stato sostenuto (PPT, anche i commenti aiutano a capire meglio…) e ora sembra aver disegnato la spalla destra che, per essere completata, si deve tornare a 1038 circa. L’eventuale tenuta del supporto ci farà dire: “quadruplo minimo in una manciata di sedute!” e la giostra del laterale continua con target 1062/1072.
La rottura decisa dovrebbe invece portarci senza troppi pullback intermedi all’area di mille.
Quindi anche la seduta di ieri conferma lo scenario laterale di breve.

Appuntamenti di oggi:
13.00 – mercato dei mutui
16.15 – ADP employment index
18.00 – Construction spending and ISM manufacturing
20.00 – monthly Auto sales
Discorsi di membri FED:
15.00 – Alvarez (Senate testimony)
18.45 – Duke (FED governor)

gremlin53820@hotmail.it


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  4. ANALISI CICLICA S&P500 e mini futurePubblico l’interessante articolo di un lettore con oggetto l’analisi ciclica dell’indice SP 50….

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mini future SP500 daily


by Gremlin

Le due trendline azzurre indicano il canale discendente che corregge il forte movimento rialzista marzo 2009 – aprile 2010 durato circa 14 mesi.
Da fine aprile a fine giugno è stato ritracciato con notevole forza (ABC zigzag) un terzo dell’intero movimento a cui sta seguendo un secondo ABC (flat) di pari grado che ha un’elevata probabilità di concludersi in area mille a testare il minimo del 6 luglio; da questo livello sarebbe logico attendersi una reazione rialzista significativa che verrà valutata a tempo debito.
Qualora il supporto di mille venisse forato dobbiamo attenderci una discesa impulsiva con primo target in area 950; segue area 870 e poi 660. Questi sono minimi importanti su cui vale la pena aprire nuove posizioni rialziste in ottica di investimento medio/lungo tenendo ben presente comunque che se il denaro non dorme mai, è giusto che anche il suo possessore stia sempre ben sveglio e ben pronto a ritirare l’investimento quando la perdita di un supporto importante viene confermata.

Volendo leggere questo movimento correttivo in un’ottica di breve e quindi più parziale, potremmo decidere di trovarci in un ampio trading range 1000/1130 ed essere prossimi a toccare per la seconda volta il bordo inferiore su cui aprire nuovi long (protetti con stop o opzioni) con target di profitto inizialmente poco ambiziosi e comunque non superiori a 1130. La rottura di 1130 se confermata andrà presa al volo per nuovi long che ritengo possano essere tanto violenti quanto effimeri, ma non è ancora il momento per disquisire su questo.

Sul brevissimo notare la tenuta di area 1040, importantissima. Questa mattina il mini future l’ha testata per la terza volta e in questi minuti è stato respinto. Tuttavia la mole di dati macro in uscita giornaliera fornisce ampie possibilità ai trader “interni” (insider, cioè quelli che hanno la forza per manipolare l’intraday e razziare gli stop) di spingere fino a mille e poi far ripartire velocemente in su o di tirare scemi tutti in qualunque altro modo, quindi al trader aggressivo e ben rodato suggerisco un’operatività daily opposta a quello che suggerisce l’analisi grafica…

se vuoi pascolare nel mare delle orche e sopravvivere non puoi essere foca

gremlin53820@hotmail.it


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FED Policy Options for Further Easing


Venerdì scorso il massone Shalom Bernanke ha elargito pillole di luce e speranza col suo ennesimo discorso auto-celebrativo (In 2008 and 2009, the Federal Reserve, along with policymakers around the world, took extraordinary actions to arrest the financial crisis and help restore normal functioning in key financial markets, a precondition for economic stabilization.), ricco di verbi al condizionale e che vuole dimostrare ai suoi oppositori e alla comunità internazionale che la Fed ha idee-strumenti-buone intenzioni per salvare gli USA dalla depressione economica in cui si trova (The issue at this stage is not whether we have the tools to help support economic activity and guard against disinflation. We do.)

La situazione sul fronte dell’occupazione è drammatica (The prospect of high unemployment for a long period of time remains a central concern of policy) ma la capitolazione (cioè perdita del dollaro dello status di valuta di riserva internazionale) non è prossima. L’ottimismo di una rapida ripresa economica si trasforma sempre più in consapevolezza razionale che il giocattolo (consumi superiori alla ricchezza prodotta come sistema di vita sociale ad libitum) s’è rotto e che al momento nessun attaccatutto specifico è stato ancora inventato. Però Bernanke ci prova ancora e cerca di tranquillizzare il mondo con queste tre opzioni (e te pareva che il Gremlin non si attaccasse anche a questo tipo opzioni…)

1) Opzione monetizzazione di lungo: “expand the Federal Reserve’s holdings of longer-term securities
Ovvero l’acquisto addizionale di titoli a lungo termine che si traduce in pompaggio di nuova moneta nella circolazione finanziaria, o quanto meno nel canale bancario. Però Bernanke ammette candidamente che i rischi/benefici di questa tattica sono difficilmente valutabili a priori in quanto non c’è storia ed esperienza su questo tipo di manovra, mai è stata fatta prima d’ora (…lacking much experience with this option, we do not have very precise knowledge of the quantitative effect of changes in our holdings on financial conditions. …). Notare come Bernanke faccia dipendere tale incertezza dalla “condizione” dei mercati finanziari (the impact of securities purchases may depend to some extent on the state of financial markets and the economy). Siccome questa misura è tanto più efficace tanto maggiore è l’instabilità dei mercati, facile arguire che per mettere in cantiere questa manovra con contenimento di rischi e costi occorrerà far crollare un pochettino l’azionario…
Altro rischio connesso a questa manovra è la continua perdita di fiducia da parte del “pubblico” nella FED. E’ Bernanke stesso che lo dice, quindi lo riconosce, ma questo sta anche a significare che non ha timore a cavalcare la tigre dei suoi oppositori che siedono nel Congresso (cioè nel Parlamento USA), lui è troppo forte, come Sansone, è stato rieletto sotto la presidenza Obama direttamente dalle lobby finanziarie anglo-ebree-americane (Cupola), è utile ricordare al “pubblico” che potrebbe fare la fine dei filistei se Bernanke venisse di fatto esautorato dal Congresso anche solo di qualche prerogativa…

2) Opzione mediatica: “ease financial conditions through its communication, for example, by modifying its post-meeting statement
Ed eccola la seconda potentisima opzione: la comunicazione della FED finalizzata alla manipolazione delle convinzioni dei mercati. In realtà non è proprio una novità, ma sicuramente si può fare ancora di meglio. Notare l’assoluta raffinatezza. Negli ultimi comunicati post-meeting si è sempre usata l’espressione “low rates will be warranted for an extended period” per rassicurare gli operatori che il costo del denaro non subirà aumenti per molto tempo ancora. Ma se si volesse ridurre ancora di più tale costo, con impatto immediato sull’aumento dei prezzi dei future obbligazionari ovvero col calo dei rendimenti, si potrebbe modificare il “linguaggio” dicendo ad esempio che il tasso d’interesse dei federal funds resterà basso ancora per un periodo ancora più lungo di quanto il mercato sta prezzando al momento (…it anticipates keeping the target for the federal funds rate low for a longer period than is currently priced in markets… The Committee will continue to actively review its communication strategy, with the goal of communicating its outlook and policy intentions as clearly as possible.). Quando si dice “il potere della comunicazione”…
Saltando all’Italietta secondo me tale potere andrebbe istituzionalizzato con modifica costituzionale: oltre all’esecutivo, legislativo e giudiziario dovrebbero esserci anche rappresentanti dello Stato (e non della massoneria) deputati alla implementazione e controllo della comunicazione di massa. Ricordo che da sempre la RAI è amministrata dal potere esecutivo con logiche di accaparramento e spartizione.

3) Opzione ridurre gli interessi passivi sui fondi di riserva: “further monetary policy easing is to lower the rate of interest that the Fed pays banks on the reserves they hold with the Federal Reserve System
Con questa mossa la FED ridurrebbe gli interessi che versa alle banche commerciali sui fondi da loro tenuti a riserva presso di lei. Per ora è allo 0,25% ma può essere abbassato fino ad all’azzeramento con la speranza che le banche commerciali facciano “circolare” i loro soldi.
In realtà con questa opzione mi sembra di cogliere un filino di demagogia populista perchè questi interessi di fatto sono una sovvenzione vera e propria (pagata in ultima istanza dai cittadini) che consente ancora ad alcune grosse banche di evitare la dichiarazione di insolvenza. Bernanke presenta questa opzione come la meno efficace. Bernanke protettore delle banche, santo subito.

Nel discorso di Shalom Bernanke ci sono molti altri passaggi significativi che meriterebbero un commento. Mi fermo comunque qui dicendo molto semplicisticamente a conclusione che è in atto da tempo una guerra di poteri forti dove la stessa FED, ormai più detestata che amata, ha un futuro istituzionale incerto. Conservando però intatta al momento la sua capacità di manipolazione dei mercati si dovrebbe arguire che l’instabilità dei prezzi dell’azionario di lungo periodo è altissima.
L’investitore saggio che non vuole opzioni di nessun tipo deve armarsi di pazienza e attendere nuovi importanti minimi per acquistare gli indici azionari. Farlo ora con prospettive di lungo periodo è una scelta corretta con probabilità dieci percento, valore per me inaccettabile.

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Market Arena – Summer Time



Carissimi amici e lettori,

DT si prende una settimana di ferie e fugge su un’isoletta dove cercherà di ricaricare le batterie a dovere, in vista di un settembre che, vedrete, sarà rovente. Ci saranno, come promesso grosse novità in arrivo.
Pazientate ancora qualche giorno e vedrete.

Intanto però il blog continua ad andare avanti. Quest’area, che no chiamato Market Arena – Summer Time, è stata creata per poter dare a tutti i lettori un riferimento, un punto di incontro dove poter continuare a scrivere, a confrontarsi, a discutere, in modo sempre costruttivo e civile.

Detto questo, vi saluto. Ci si risente a settembre, giorno 6.



STAY TUNED!

DT

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