Come Investire Oggi vi parla dei costi di transazione. Semplificando al massimo, i costi di transazione, sono quei costi, quantificabili o meno, che nascono quando nasce l’ipotesi di uno scambio: ed indicano sia lo sforzo dei contraenti per arrivare ad un accordo, sia – una volta che l’accordo sia stato raggiunto – i costi che insorgono per fare rispettare quanto stabilito. Nessun mercato potrebbe funzionare e definirsi tale in loro assenza. Se qualcuno vi offre un servizio, bancario o finanziario che sia, e promette l’assenza di costi di transazione, vi consiglio di drizzare le antenne. Lo sanno bene i trader, che senza di essi non hanno ragione ne di esistere ne di operare – è proprio grazie ai costi di transazione, infatti, se è possibile l’attività del trading e della speculazione.
La principali tipologie di costi di transazione sono tre, una di tipo visibile e due tipo invisibile. I costi di transazione visibili sono raccolti nella categoria delle “commissioni“, “bolli“, “spese amministrative” et similia. Si tratta di costi che sono: o previsti dalla legge o fatturati dall’intermediario a seguito di accordi con il trader, e sulla base delle tariffe vigenti su quel particolare mercato.
I costi invisibili rientrano nella categoria dello slippage, e in quella dei costi di qualità del servizio. Con questo termine ci si riferisce a quella differenza che si registra – quasi sempre – tra prezzo di mercato (come riportato dai circuiti informatici o dalla stampa) e prezzo effettivo d’esecuzione.
Tale differenza, che in perfetto accordo con la ben nota legge di Murphy è quasi sempre sfavorevole al trader, non rappresenta sempre una cattiva esecuzione dell’ordine da parte del broker, ma deve essere considerata un prezzo che si paga alla liquidità meno che perfetta dei mercati.
Anche sui mercati telematici – come quello del forex, ad esempio - infatti, dove i circuiti riportano in tempo reale i prezzi a cui vengono concluse le transazioni, non è sempre detto che il prezzo che si ottiene per effettuare un’operazione sia esattamente pari a quello quotato un secondo prima: l’ordine potrebbe essere troppo grosso oppure troppo piccolo; potrebbe darsi che alcune controparti siano uscite (o entrate) sul mercato proprio in quel momento o più semplicemente che le condizioni di mercato siano mutate.
In teoria lo slippage potrebbe essere sia negativo che positivo per il trader: e talvolta è proprio così; a livello di progettazione di sistema, comunque, è più realistico, oltre che più conservativo, contemplare uno slippage negativo come dato fisiologico.
Un altro costo invisibile è rappresentato dalla qualità del servizio che si riceve dall’intermediario o broker. Nei libri di Economia e Finanza vengono raramente citati, tuttavia sappiamo che, nella realtà, per quanto basse possano essere le commissioni, per avere una buona esecuzione di un ordine ci si deve dotare di un intermediario che sappia fare il suo mestiere.
E qual è il mestiere del broker – a questo indirizzo troverete i nomi di punta del mercato - , l’intermediario finanziario per eccellenza? Seguire l’andamento dei prezzi minuto per minuto, essere in continuo contatto con un gran numero di controparti ed altri broker per poter eseguire gli ordini di entrata di uscita, e inserire, nel punto migliore, lo stop-loss. La qualità del servizio offerto dal broker risiede dunque nella tempestività e nell’efficacia con cui questi esegue gli ordini: se questa qualità manca, i costi di transazione possono facilmente divenire inaccettabili anche in presenza di commissioni e slippage modesti.
Purtroppo la qualità di un broker la si conosce soltanto servendosene per un certo periodo di tempo e possibilmente confrontando il suo operato con altri; non esiste una ricetta a priori che permetta di trovare il broker “giusto”.
Alla prossima settimana con alcune avvertenze e alcuni errori comuni che se riconosciuti si possono facilmente evitare.

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