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France Télécom ridurrà il dividendo nel 2012


Ci sono notizie interessanti per gli azionisti di France Télécom, il colosso transalpino delle telecomunicazioni. Quest’ultimo ha infatti annunciato nel dettaglio i risultati finanziari che sono stati conseguiti nel corso del 2011: nel dettaglio, i dati in questione si riferiscono all’ultimo trimestre dello scorso anno, quindi il periodo compreso tra i mesi di ottobre e dicembre, con una prevalenza di segni negativi. In effetti, il margine operativo lordo è sceso di quasi quattro punti percentuali (il 3,9% in meno per la precisione), attestandosi sui 3,47 miliardi di euro. Questa stima è stata influenzata in maniera piuttosto decisiva dalla concorrenza che France Télécom ha subito proprio nel mercato nazionale.

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France Télécom ridurrà il dividendo nel 2012, pubblicato su Investi Sicuro il 22/02/2012

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France Télécom ridurrà il dividendo nel 2012, pubblicato su Investi Sicuro il 22/02/2012

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Le 5 regole auree del buon trader di Borsa


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Quali sono le qualità del buon trader, quelle che permettono – non garantiscono! – il successo delle operazioni in Borsa? Andiamo a leggere che cosa ci dice The Big Picture, che stila un elenco di 5 qualità che denotano il “grande trader”.

1. Tagliare le perdite. Tutti i grandi trader hanno sempre condiviso un orientamento di fondo: le perdite vanno ridotte al minimo, perché preservare il proprio capitale è l’unico modo per continuare a stare in gioco. Bisogna ricordarsi, infatti, che quando un titolo perde il 25%, poi deve guadagnare il 33% per tornare al livello di partenza; e così un calo del 33% richiede un rally del 50%. Se poi si perde il 50% per tornare in pari occorre un guadagno del 100%.

Mica facile, no? Per questo è necessario porsi un limite di perdita e ridurre al minimo le perdite. Anche per Warren Buffett, la regola numero uno per guadagnare è “non perdere denaro”; e la numero 2 è “ricordarsi della regola n. 1″.

2. Fiducia. Bisogna avere il coraggio di cogliere le occasioni e non lasciarsi spaventare dal rischio, altrimenti meglio lasciar perdere.

Non c’è niente di peggio che vedere una grande opportunità, ma non avere il coraggio di “premere il grilletto” e di comprare.

Bloccarsi per la paura non è un comportamento da grande trader di Borsa, perché per operare bisogna aver fiducia nelle proprie intenzioni e sapere come andrà a finire; se invece non va bene sapere come comportarsi. La fiducia non si insegna, ma viene dall’azione e dall’esperienza.

3) Niente ego. Un trader di successo può avere grande personalità, ma tiene separato il suo ego dalla sua attività. Va bene avere convinzioni solide, ma quando il mercato dimostra il contrario, non bisogna litigarci: piuttosto accettare “la lezione” e andare avanti.

4) Solidità. I migliori sono migliori perché sono solidi e si confermano nel tempo, come i grandi giocatori che non sono grandi perché segnano una domenica, ma perché fanno 20 gol a campionato. Non bisogna concentrarsi su una singola seduta, ma controllare i risultati mese per mese, trimestre per trimestre e ano per anno. I risultati si ottengono confermandosi sia nei momenti di boom sia in quelli più complicati.

5) Studiare il mercato. Chi vuole essere grande non si accontenta mai, ma ha sempre voglia di imparare e di migliorarsi. Un buon sistema è analizzare le operazioni effettuate e verificare che le perdite siano inferiori ai guadagni; altrimenti c’è qualcosa da correggere. E poi conoscere l’andamento dei mercati e delle aziende su cui si vuole investire.

Le 5 regole auree del buon trader di Borsa é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 10:04 di mercoledì 22 febbraio 2012.



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Warren Buffett e le previsioni sull’andamento dell’oro


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Nella sua ultima lettera agli azionisti di Berkshire Hathaway, Warrren Buffett ripercorre il suo bilancio del 2011 e, fra le varie indicazioni e osservazioni, non si può dire che sia uno sponsor dell’investimento nell’oro, di cui sottolinea in particolare che è un investimento che non produce nulla e che, in pratica, si basa sull’aumento costante degli aspiranti investitori, disposti a pagare un prezzo sempre pià alto.

Eppure chi compra un’oncia di oro, alla fine anche dopo una vita intera si ritrova in mano sempre un’oncia d’oro! Il discorso di Buffett parte dalla scarsa fiducia che si può accordare agli investimenti in valuta, visto che con il passare degli anni la “tassa occulta” dell’inflazione consuma praticamente l’intero valore di molti investimenti, anche per le divise più solide come il dollaro. Ma sull’oro il vecchio “Oracolo” cerca di mettere sull’avviso gli investitori.

A dire la verità, come si legge in questo articolo, non è del tutto corretto scrivere che gli utilizzi industriali e quelli legati alla decorazione sono marginali: di fatto l’oro è uno degli elementi meno diffusi sul nostro pianeta e la corsa ad accumularo non si è mai veramnente fermata, anche perché nonostante l’aumento della domanda e la corsa dei prezzi, la produzione non è riuscita a incrementarne la disponibilità: non sono serviti né i nuovi investimenti né l’aumento delle esplorazioni.

Per di più non si può mettere tutti gli investitori in oro sullo stesso piano, come se fossero tutti speculatori. In particolare fra chi punta sempre sull’oro per garantire le sue riserve non si possono escludere le Banche centrali, che utilizzano il metallo giallo per proteggere la propria liquidità.

L’oro, quindi, non può essere considerato e valutato come un qualsiasi investimento azionario o altre forme di investimento in Borsa: piuttosto si tratta di un bene rifugio che può essere una sicurezza in momenti di difficoltà e di volatilità dei mercati. Certo: nessuno può garantire una crescita costante, specie quando i prezzi sono già alti e non appare ancora consolidata una tendenza al rialzo.

La difficoltà di procurarselo e la scarsa disponibilità ne fanno comunque un bene molto desiderato che diventa ancora più interessante in tempi di difficoltà per le valute, anche quelle più solide. In definitiva l’oro funziona come alternativa alle monete, soprattutto se, come è logico, viene scelto non in un’ottica speculativa, ma piuttosto di conservazione e mantenimento del capitale.

Warren Buffett e le previsioni sull’andamento dell’oro é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 09:59 di martedì 21 febbraio 2012.



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Israele vanta i rendimenti migliori dei paesi sviluppati


Israele, paese che si trova sotto la minaccia costante di una guerra da parte dei suoi “vicini” sin dal momento in cui è nata nel 1948, è la nazione che meglio di altre è riuscita a produrre rendimenti aggiustati per il relativo rischio: il riferimento in questione deve andare ai mercati azionari dei principali paesi sviluppati e all’ultimo decennio che abbiamo vissuto, un fatto che ha permesso di attrarre un buon numero di investitori globali. In effetti, se si osserva con attenzione l’indice Tel AvivTA-25, quest’ultimo ha garantito un ritorno economico pari a ben 7,6 punti percentuali nel corso del periodo compreso tra il 2002 e il 2012.

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Israele vanta i rendimenti migliori dei paesi sviluppati, pubblicato su Investi Sicuro il 20/02/2012

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Israele vanta i rendimenti migliori dei paesi sviluppati, pubblicato su Investi Sicuro il 20/02/2012

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Lo Yemen punta sui bond per i progetti infrastrutturali


Lo Yemen, nazione asiatica di cui si sente spesso parlare per la propria povertà e purtroppo per i recentissimi disordini politici, sta pianificando tra mille difficoltà la propria emissione di bond islamici: l’intenzione è quella di finanziare in maniera adeguata i principali progetti del governo di Sana’a, come confermato da Mohamed Awad Bin Humam, governatore della banca centrale. Vi sarà quindi una stretta collaborazione con il ministero locale delle Finanze, in modo da lanciare sul mercato un prodotto importante e soprattutto in tempi rapidi. Gli esecutivi asiatici e mediorientali si stanno rivolgendo con sempre maggiore convinzione agli investitori locali in sukuk, dato che i progetti infrastrutturali sono divenuti una priorità importante.

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Lo Yemen punta sui bond per i progetti infrastrutturali, pubblicato su Investi Sicuro il 19/02/2012

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Lo Yemen punta sui bond per i progetti infrastrutturali, pubblicato su Investi Sicuro il 19/02/2012

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Stato e Impero


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L’ autore fa un paragone con l’Impero Romano e dice che la causa del cambiamento del governo a Roma fu che il senato, il quale aveva una parte del potere esecutivo, e i magistrati, i quali avevano l’altra, non avevano, come il popolo, la facoltà d’impedire. Il corpo legislativo essendo composto di due parti, l’una terrà legata l’altra con la mutua facoltà d’impedire. Tutte e due saranno vincolate dal potere esecutivo, che lo sarà a sua volta da quello legislativo. Questi tre poteri dovrebbero rimanere in stato di riposo, o di inazione. Ma siccome, per il necessario movimento delle cose, sono costretti ad andare avanti, saranno costretti ad andare avanti di concerto. Se nelle lettere persiane, come abbiamo visto, l’autore non ha risparmiato critiche al cattolicesimo ed alle sue maggiori figure, egli nello Spirito delle leggi ammorbidisce la sua posizione nei confronti della chiesa cattolica, entrando in contrasto con le concezioni del suo contemporaneo Voltaire il quale rimarrà sempre ostile al cattolicesimo, mostrando ammirazione per le religioni e per i popoli dell’Oriente, la cuisuperiorità religiosa, morale è fuori ogni discussione, in quanto gli orientali considerano il bene pubblico, il primo dei loro doveri, invece altrove (in Francia e in altri stati europei) questo non sempre è perseguito. Infatti in queste parole, si può cogliere, l’opinione di Montesquieu:73-pilgern-15

Il cristianesimo appare la religione che meglio s’accorda con il governo temperato, mentre la religione musulmana e i riti cinesi si accordano col dispotismo. L’autore continuando il parallelismo Occidente-Oriente, sostiene che in Europa gli stati devono essere di piccole dimensioni, in quanto esisterebbe una correlazione stretta che la lega l’estensione territoriale di una nazione con la libertà, infatti appena si hanno grandi imperi si ha pure il dispotismo: « Un grande impero presuppone un’autorità dispotica in colui che governa ». L’Asia è la terra del dispotismo e degli imperi immensi, 1′ Europa dei molti stati e della libertà, inoltre vi sono delle sostanziali differenze che interessano la vita economica dei due continenti, l’assetto politico istituzionale degli stati europei, permette loro di intraprendere scambi con molte civiltà e diverse realtà commerciali, su queste cose le nazioni europee hanno costruito la loro prosperità, gli stati dispotici non conoscono la cultura dello scambio internazionale, in quanto vivono isolati. Alla fine dell’analisi di questo lavoro che si è occupato di mettere in evidenza i caratteri essenziali dell’idea di Europa presente nelle opere di Montesquieu, possiamo dire che l’autore riconosce i meriti del “suo” continente, l’orgoglio di essere cittadino di uno stato europeo traspare quando si confrontano gli assetti politici istituzionali dei due continenti, tali divergenze si riflettono su tutte le maggiori attività dell’uomo, dalla religione, economia, stili di vita, alla vita sociale dell’uomo europeo. Anche se l’Europa di Montesquieu non è del tutto libera e democratica, e di ciò egli è consapevole, dalla configurazione del vecchio continente data dall’autore, si può notare come questo appare più vivibile se confrontato all’Asia, dove i primi segni di grande civiltà intravisti nella società europea sono del tutto sconosciuti. Nel corso dei secoli i princìpi di libertà e democrazia sono stati acquisiti da tutti gli ordinamenti dei maggiori paesi europei, anche se molto si dovrà lavorare perché le divergenze che interessano l’economia, i mercati finanziari, i sistemi giudiziari, vengano ridotte tra i venticinque stati membro dell’attuale Unione Europea, la costituzione europea (firmata a Roma dai capi di stato o di governo dei venticinque stati membro), rappresenta uno strumento per mezzo del quale i cittadini europei possono rafforzare la loro consapevolezza di una Europa libera e democratica. In Oriente, oggi, pochi sono gli stati che possono vantare un assetto politico istituzionale che poggi su una base democratica, la distanza non soltanto spaziale, tra le due civiltà, quella europea ed asiatica, non è stata ridotta nemmeno dall’intervento dei paesi occidentali, volto ad introdurre alcuni elementi di civiltà, valori e ideali tanto inalienabili quanto ancora sconosciuti, per i quali l’uomo europeo fin dall’epoca illuminista, non mai ha smesso di lottare per ottenerli e difenderli da ogni minaccia.

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Crédit Agricole aggancia il proprio Equity Protection a Telecom Italia


La celebre banca francese Crédit Agricole ha iniziato da qualche giorno la negoziazione dei suoi nuovi certificati di investimento sull’apposito segmento di Borsa Italiana, il Sedex: si tratta, nello specifico, di Equity Protection che andranno a monitorare con la massima attenzione il titolo azionario di Telecom Italia. Quali sono le caratteristiche più importanti in questo senso? Anzitutto, bisogna precisare che la liquidazione sarà di tipo monetario: in aggiunta, la data di negoziazione ex-diritto al versamento dell’importo periodico comincerà a decorrere dal secondo giorno di mercato aperto che precede le rispettive date di registrazione. Lo strumento in questione (il codice Isin di riferimento è GG00B716M659) prevede una maturazione tra cinque anni, con la data di scadenza che è stata fissata al 22 dicembre del 2017.

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Crédit Agricole aggancia il proprio Equity Protection a Telecom Italia, pubblicato su Investi Sicuro il 17/02/2012

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Crédit Agricole aggancia il proprio Equity Protection a Telecom Italia, pubblicato su Investi Sicuro il 17/02/2012

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Investire in oro fisico e finanziario


I negozi Compro ORO sono sempre di più, e questo significa due cose molto importanti: una parte del paese (la maggior parte degli italiani) lo sta già utilizzando per avere denaro contante dalla sua vendita mentre un’altra parte (la minoranza che se lo può permettere) si può permettere di acquistarlo investendo in esso come classico bene rifugio.

Perché investire in oro
Investire in questo metallo ha diversi vantaggi.
1) Durante i forti periodi di crisi o di alti e bassi finanziari, l’oro è una garanzia contro il rischio di fallimento in quanto è scollegato dal normale mercato finanziario che regola il settore borsistico ed economico (azioni, obbligazioni, forex in generale, ecc.).
2) Ci protegge dall’inflazione quando perdiamo potere d’acquisto, e proprio come sta accadendo in questo momento in Italia, permette di recuperare il valore perso dalla moneta.
3) Ha una maggiore stabilità perché ha una bassa “volatilità” e questo aiuta a ridurre i rischi di perdita i un portafoglio finanziario.
4) La sua disponibilità nel mondo è molto bassa e se ne riesce ad estrarre sempre meno e di minore qualità, ma i paesi emergenti ne richiedono sempre più, sia fisico che finanziario.

Come si investe in oro
I metodi per investire in oro sono diversi ma tutti possono essere raggruppati in due sistemi, fisico e finanziario.
Investire in oro fisico
Acquistare oro fisicamente è facilissimo. Si può decidere tra monete d’oro, il cui valore si calcola moltiplicando il suo peso x il valore dell’oro x il guadagno del rivenditore; monete numismatiche, il loro valore fa riferimento perlopiù alla rarità della moneta anziché al suo peso quindi è poco indicata per un investimento puro e semplice; lingotti d’oro, realizzati in oro puro.
Oro finanziario
Come tipo di investimento è il più comodo per coloro i quali non vogliono acquistare fisicamente dell’oro e magari doverselo tenere in una cassaforte in casa e avere paura che qualcuno venga a rubarglielo. I principali sistemi di investimento sono Etc (Exchange Traded Commodities), Futures, Opzioni, Azioni in società di estrazione.

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Buoni risultati per Zynga, ma il titolo è troppo caro


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I risultati di Zynga sorprendono il mercato e superano le attese, ma il prezzo delle azioni è già abbastanza alto da non lasciare spazio a ulteriori apprezzamenti. Anzi, nell’immediato dopo l’uscita dei risultati trimestrali e sulla base delle previsioni per il 2012 il titolo ha perso terreno.

La perdita netta è salita a 435 milioni da 311, l’Ebitda nell’ultimo trimestre 2011 ha raggiunto i 37,2 milioni e il totale del fatturato è cresciuto dell89% in un anno fino a 1 miliardo e 140milioni di dollari. Ma le aspettative mderate sulla crescita nel 2012 hanno messo in allarme gli investitori.

I più ottimisti sperano che l’azienda sia in grado di sfornare almeno 12 nuovi titoli all’anno – com ha fatto nel 2011 – per sostenere la domanda e conquistare nuovo pubblico: ma non bastano i numeri, bisogna anche che arrivi qualche successo importante come FarmVille. In ogni caso, però, non ci sono grandi spazi di apprezzamento per le azioni e questo lo dichiara la stessa compagnia.

In Borsa Zynga sta quotando già circa 200 vole gli utili e anche buoi risultati non garantirebbero un’ulteriore valorizzazione del titolo.. Francamente Zynga è già ben pagata e ha bisogno che il suo business vada bene solo per giustificare e mantenere i livelli attuali del titolo: per salire ancora ci vuole ben altro.

Il problema numero uno è la concorrenza, fortissima nel settore dei videogiochi online: il settore è molto esposto all’ingresso di nuovi attori, le barriere all’entrata sono basse e i clienti sono estremamenti esigenti. D’altro canto, come dicevamo l’altro giorno, la stretta connessioni con Facebook – che garantisce in pratica il fatturato della società guidata da Pincus – è al tempo stesso una condanna e una garanzia.

Zynga ha bisogno di ampliare le sue possibilità di produrre flussi di cassa al di là degli accordi stretti con Facebook, in particolare nel settore dei cellulari, anche perché Facebook stesso non ha prospettive di crescita straordinarie nel numero degli utenti. Per il 2012 il Ceo Mark Pincus immagina una prima parte dell’anno più fiacca con una crescita modesta delle attività.

In pratica gli investitori non hanno la garanzia che le attività di Zynga extra Facebook siano in grado di aprire nuovi spazi di mercato alla società, visto anche che deve competere con colossi come Google e Amazon. Il rischio che si sia creata una bolla destinata presto o tardi ad esplodere – specie per titoli come Groupon, Pandora e la stessa Zynga – rimane alto.

La capitalizzazione di Zynga ha raggiunto i 10,04 miliardi di dollari: basta confrontarli al fatturato di circa un miliardo e agli utili operativi da 35 milioni per sospettare una valutazione eccessiva della società. A meno di nuovi spazi di manovra e nuovi mercati, il prezzo di Zynga è davvero troppo alto.

Buoni risultati per Zynga, ma il titolo è troppo caro é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 09:10 di venerdì 17 febbraio 2012.



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Fiat lancia un prestito obbligazionario in franchi svizzeri


La domanda ha raggiunto un ammontare senza dubbio interessante e Fiat spa non ha potuto che approfittarne: l’occasione è infatti divenuta propizia per il Lingotto per aumentare le dimensioni del suo ultimo prestito obbligazionario, il quale è stato lanciato nel corso della giornata odierna e che beneficia della denominazione in franchi svizzeri. L’importo complessivo, inizialmente fissato in 250 milioni, è poi salito fino a 450 milioni di franchi. Che tipo di bond ha messo a disposizione la casa automobilistica di Torino? Volendo essere più precisi di quanto fatto finora, l’emissione vera e propria è stata curata dalla divisione Finance & Trade Limited della stessa Fiat (la società piemontese ha esercitato la garanzia finale).

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Fiat lancia un prestito obbligazionario in franchi svizzeri, pubblicato su Investi Sicuro il 16/02/2012

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Fiat lancia un prestito obbligazionario in franchi svizzeri, pubblicato su Investi Sicuro il 16/02/2012

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Snam Rete Gas propone un dividendo da ventiquattro centesimi


Snam Rete Gas si appresta a vivere un 2012 da protagonista, con la nuova presidenza affidata a Lorenzo Bini Smaghi e un ruolo preponderante dettato dalle liberalizzazioni del governo: il 2011, invece, è già stato messo alle spalle, ma i risultati non sono stati meno lusinghieri. In particolare, i dati preliminari hanno messo di buonumore Piazza Affari, tanto che il titolo ha sfiorato i due punti percentuali di guadagno. Nel dettaglio, il dato più importante che è emerso in tal senso è l’utile netto rettificato, in calo da 1,1 miliardi a 978 milioni di euro, ma comunque maggiore rispetto a quanto preventivato da alcune società di intermediazione mobiliare e da Mediobanca.

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Snam Rete Gas propone un dividendo da ventiquattro centesimi, pubblicato su Investi Sicuro il 14/02/2012

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Corsa a vendere azioni per Ceo, dirigenti e grandi azionisti


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Che sta succedendo ai dirigenti delle grandi aziende americane? A quanto pare tra la fine di gennaio e febbraio è cominciata una corsa a vendere azioni e stock options, a un ritmo che non si vedeva da luglio.

Secondo il Vickers Weekly Insider Report, calcolato da Argus Research, gli “insider” hanno venduto molte più azioni delle proprie società di quante ne abbiano acquistate: il rapporto, la settimana scorsa, è stato di 5,77 a 1. Addirittura fra le società quotate al New York Stock Exchange, il rapporto è ancora più clamoroso, con un 8,2 a 1.

Un dato del genere non lascia ben sperare, se si guarda ai corsi e ricorsi storici. A luglio, dopo un movimento simile da parte degli amministratori e grandi dirigenti delle società quotate, tra l’ultima settimana di luglio e la seconda di agosto l’indice Dow Jones ha perso circa 2000 punti. È vero che in mezzo all’estate 2011 molti motivi hanno giustificato una situazione di debolezza sui mercati: dal downgrade degli Stati Uniti alla crisi greca; sta di fatto che il comportamento degli insider ci dice qualcosa delle aspettative generali dei mercati.

In altre parole: se i dirigenti, i Ceo, i direttori finanziari e i consiglieri di amministrazione vendono le azioni che possiedono nelle società che gestiscono, come si deve comportare chi conosce quelle società certamente molto meno di loro?

Come segnala Market Watch, a novembre lo stesso rapporto fra azioni vendute e azioni comprate era di 0,8 a 1: da allora il Dow Jones ha guadagnato oltre 1500 punti; se adesso il comportamento degli insider è cambiato così tanto, non possiamo concludere automaticamente che la tendenza dei mercati sarà al ribasso, ma di certo è molto più facile prevedere una fase di debolezza che una di rafforzamento degli indici.

C’è da dire anche che in un momento di pagamento delle tasse e in una fase di apprezzamento delle azioni – che garantisce un discreto guadagno – è più naturale che anche gli insider vendano azioni proprie più che comprarne. Potrebbe trattarsi anche solo di una breve correzione, ma in un momento così complesso – con il default della Grecia sempre dietro l’angolo – è davvero complesso provare ad anticipare le tendenze dei mercati.

Corsa a vendere azioni per Ceo, dirigenti e grandi azionisti é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 09:09 di martedì 14 febbraio 2012.



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Vivere con il trading CFD. Diventa un professionista


Il CFD è uno degli strumenti di trading che sta riscuotendo più successo. Il Cfd è uno strumento intuitivo e facile da capire. Il nostro profitto (o la perdita) è calcolato come la differenza tra un determinato prezzo buy e quello sell associato allo strumento che stiamo tradando.

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Settore Bancario frena Piazza Affari


Avvio di ottava rosso per Piazza Affari, che va a chiudere questo Lunedì in leggera perdita e sotto i primi livelli di emergenza. L’open sopra a 16500 punti di FTSE-Mib sembrava proiettasse le aspettative positive di Venerdì scorso fino a Venerdì prossimo ma il ritorno al test dei minimi della scorsa seduta rimette in discussione la strada seguita fin’ora.

In realtà questo è solo un primo allarme ed il test dei minimi è più che positivo visto che il mercato ha chiuso sopra a 16350 punti; la vicinanza però con il livello chiave ma sopratutto la debolezza del settore bancario costringe a prendere in considerazione l’ipotesi che le l’analisi ciclica potrà avere la meglio nei prossimi giorni.
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By: Titoli al vaglio marzo 2010 – Pagina 114 – I Forum di Investireoggi


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Il personale non professionale della Pa Italiana (2°parte)


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Il dirigente fa proposte al dirigente generale ed esegue i suoi progetti, dirige uffici minori. I dirigenti fanno parte di quella che si chiamava carriera direttiva. La disciplina dei dirigenti è regolata dalla contrattazione collettiva, la legge 59/87 ha esteso anche ai dirigenti il regime di diritto privato del rapporto di lavoro. Malgrado in Italia ci sia stata una normativa apposita per i dirigenti, la loro qualificazione e motivazione sono inferiori a quelle che si registrano in Francia o nel Regno Unito. Bisogna infine trattare dell’impiego privato con pubbliche amministrazioni. E’ stato il rapporto che ha caratterizzato fin dagli anni trenta i l rapporto con gli enti pubblici economici, che all’inizio rappresentò una novità, ma che in seguito si è andata attenuando. Questi enti hanno un rapporto di lavoro subordinato di diritto privato il cui giudice è l’autorità giudiziaria ordinaria. Di recente istituti come l’ISVAP (Vigilanza assicurazioni private) e la CONSOB (Commissione società e Borsa) hanno adottato lo stesso sistema, che oggi non costituisce una grande differenza, resta solo la possibilità che per una maggiore libertà dovuta ai regolamenti propri si può ottenere

una maggiore retribuzione per i l personale. Questi rapporti di cui si è parlato hanno un elemento comune che è la volontarietà, ma la pubblica amministrazione può avvalersi anche di prestazioni imposte autoritariamente. Questo è il servizio militare obbligatorio. Gli uffici pubblici per svolgere la loro attività hanno bisogno oltre che di personale, di mezzi. Per lungo tempo per mezzi dell’azione amministrativa si sono intesi i beni pubblici, in specie quelli immobiliari. I beni erano da un lato utilizzati come sedi di uffici pubblici e fornivano entrate al tesoro tramite canoni, pedaggi ecc.

Oggi le entrate patrimoniali rappresentano lo 0,50% delle entrate, quella odierna è una finanza da tributi non da patrimonio. Se tra i mezzi di cui si serve ‘lo Stato i l denaro ha un posto così rilevante, ciò è dovuto al fatto che ogni attività amministrativa comporta spese di attrezzatura, di retribuzioni, di gestione. Nello svolgimento di una funzione redistributiva lo stato sociale destina parte delle sue risorse a prestazioni sociali, che nel suo insieme costituiscono un terzo della spesa pubblica. Queste due cause determinano una crescente tensione perché sono alla base del deficit pubblico e dei conflitti che insorgono tra amministrazione di spesa (i vari Ministeri) e amministrazione di gestione di spesa (tesoro).01-pubblica-amministrazione

La caratteristica del sistema finanziario italiano è quella di avere un forte accentramento delle entrate e un notevole decentramento della spesa. Quasi la totalità delle entrate tributarie sono percepite dal Ministero delle finanze ed affluiscono al Tesoro dalle amministrazioni periferiche. Le spese sono determinate sia dalle amm. centrali, che da quelle locali, che dagli enti. Gli enti locali non avendo entrate proprie le derivano dal Tesoro, ciò determina conflittualità con lo Stato e una certa irresponsabilità finanziaria nelle amm. a base elettiva. Non verificandosi il controllo popolare proprio del parlamento, il Tesoro deve fissare i e d . tetti di spesa imposti agli enti erogatori. Questa è una caratteristica tipicamente italiana.

Il personale nella Pubblica Amministrazione di <a

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Previsioni Crude Oil Febbraio 2012


L’andamento del prezzo del petrolio non ha più interessato particolarmente la stampa ma quello che sta succedendo sui grafici di lungo potrebbe far cambiare le cose a breve. Sul Brent Crude Oil rettificato si ha un massimo storico nel 2008 di poco superiore ai 150 $ a barile mentre il bottom è prossimo a quota 46. Questi livelli estremi ora non sono di interesse visto che il trading è ormai concentrato tra 95 e 125 circa  ed è qui che si sviluppano i pattern da seguire.

Sul grafico giornaliero da diversi mesi la situazione è in evoluzione ed ora finalmente gli swing sono definiti e si può tracciare il quadro completo della situazione; il bottom di Ottobre scorso rappresenta il punto di partenza della serie rialzista di swing in corso che vede il suo massimo prossimo a quota 120 raggiunto proprio due giorni fa’.
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Previsioni Crude Oil Febbraio 2012, pubblicato su Investi Sicuro il 11/02/2012

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Animali in Borsa: oltre il Toro e l’Orso … l’Elefante e la Volpe!


Tutti gli appassionati di finanza e borsa conoscono perfettamente il significato dei termini “Toro” e “Orso” e quello che si intende quando si associa ad essi un titolo o un mercato.

Nella circostanza, senza voler fare l’arca di Noè, mi sono accorto che nel mondo del trading può essere importante ed assai redditizio “scomodare” l’elefante – con la sua memoria – e la volpe, nota per la furbizia.

In più di un articolo di questo blog e comunque in tonnellate di pubblicazioni sull’Analisi Tecnica, è stata sottolineata l’importanza dello studio di eventi e situazioni del passato che prefigurano – a volte con precisione sbalorditiva – eventi e situazioni del futuro. In particolare questo tipo di riscontro viene concretizzato nell’analisi dei grafici e della bontà delle “figure” o tecnicamente “pattern”, che vengono utilizzati per  tradare.

Capite bene che conoscere oggi quello che (molto verosimilmente) potrà accadere in futuro nel mercato è un enorme vantaggio… magari ci fossero dei grafici anche in altri ambiti!

A scanso di equivoci, quando mi riferisco alla possibilità di previsione, non mi sto assolutamente riferendo al comportamento illecito di insider trading, ossia l’attività di speculazione finanziaria eseguita da una persona che, in virtù della sua posizione all’interno di un’azienda o per la sua attività professionale, è in possesso di informazioni riservate che gli permettono di collocarsi sul mercato su un piano di assoluto privilegio, ancorché illegale.

Per tornare al discorso “safari”, indubbiamente non abbiamo bisogno della memoria di un pachiderma per ricordare didatticamente le strategie long (in acquisto) o quelle short (vendita allo scoperto), anche perché per gli ex allievi di Roberto Pesce, in caso di dubbi o perplessità è sufficiente riguardarsi il materiale che viene consegnato ai corsi – prossima edizione di INTELLIGENZA FINANZIARIA nelle giornate del 17/18 febbraio a Reggio Emilia e di INVESTIRE IN AZIONI E ETF (POSITION TRADING) il 24 marzo sempre a RE –  ma ben diverso è il discorso quando si inizia ad operare “sul serio”, con denaro reale, e magari si intende perseguire con impegno e dedizione la stimolante “arte del trading”.

Certo si avrà un trading plan, un trading journal, griglie decisionali efficienti e ben organizzate dove annotare le proprie considerazioni, ma diventa comunque importante memorizzare ed interiorizzare quelle situazioni “particolari” in cui, per esempio, abbiamo sperimentato con successo una nostra intuizione, un forte guadagno o magari delle operazioni in cui abbiamo commesso errori per fretta o disattenzione, insomma credo che in questi casi, la nostra memoria deve essere assolutamente efficiente per supportarci.

E l’astuta volpe?

Anche in questo caso, come nel precedente, l’esperienza e l’impegno giocano un fattore determinante.

Il trading, per quanto utilizzi matematica, statistica e numeri in genere, è un’attività nella quale l’estro, la fantasia e le intuizioni personali hanno la loro parte, ed in questa mescolanza di emozioni e personalità, c’è anche posto per la scaltrezza.

Osserviamone un piccolo “assaggio” con i due grafici qui sotto.

BMY (Nyse) – Core Trading – chiusura di venerdì 27 gennaio 2012 con strategia Basic Buy Set Up

Ipotizziamo sia stato inserito un ordine condizionato di acquisto domenica 29 gennaio: il titolo non è “entrato”, pertanto non è stato speso denaro ed ovviamente non si sta perdendo un centesimo nonostante la discesa del prezzo.

Al termine della settimana,  invece di buttarsi a capofitto alla ricerca di un altro titolo che soddisfi i parametri della strategia impostata, potrebbe essere utile fermarsi ad osservare il “nuovo”grafico che si presenta.

BMY (Nyse) – Core Trading – chiusura di venerdì 3 febbraio 2012 con strategia Basic Buy Set Up

Da un’attenta valutazione, il titolo ci riserva un pattern “migliorato”, sia nella qualità degli indicatori grafici, sia nel rapporto tra guadagno e rischio poiché al raggiungimento del medesimo livello di guadagno della settimana precedente, viene ridotto sensibilmente il rischio iniziale, ossia la perdita ipotetica di denaro.

In un batter d’occhio è stato risparmiato Tempo e Denaro. Niente male questa “volpe”!

Essere scaltri significa inoltre non dare eccessivo ascolto alle tante voci dei catastrofisti quando le Borse scendono, e non accendere batterie di fuochi d’artificio quando i mercati salgono vertiginosamente. Anzi, è proprio nei momenti di panico o euforia che il trader disciplinato riesce ad ottenere grandi soddisfazioni, non dimentichiamo, infatti, che l’Analisi Tecnica trae i migliori vantaggi nei trend definiti più che nei periodi di incertezza!

L’ultimo sguardo lo vorrei riservare al famoso indice S&P 500, l’indicatore che segue l’andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, nonché lo strumento più usato per misurare l’andamento del mercato azionario USA.

Indice S&P 500 del 9 febbraio – grafico settimanale con ultima candela in formazione

Chiaramente si può notare come dai minimi di novembre scorso, l’indice abbia inanellato una buona sequenza di candele rialziste. Attualmente si trova a quota 1345, un’area di resistenza che è stata testata numerose volte lo scorso anno (vedi linea orizzontale sul grafico attorno ai massimi attuali) e per tale ragione l’eventuale “sforamento” di questo “tetto” o, al contrario, l’ipotesi di un rimbalzo verso il basso potrà assumere una grande importanza in relazione all’operatività più redditizia da sviluppare.

Detto ciò, consiglio anche in questo caso di far nostra l’arguzia della volpe: teniamo le orecchie ben tese e guardiamo la strada che vuol prendere la nostra preda, dovrà essere lei a fare il primo passo, ossia non anticipiamo il mercato, aspettiamo chiari segnali di continuazione o inversione del trend, quindi con metodo e determinazione sono certo che otterremo il meritato successo!

Con sincero interesse e piacere invito i lettori a lasciare un commento al riguardo.

Enrico Vigo


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Facebook si è già quotata: e noi non eravamo invitati


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Il titolo era troppo bello per non tradurlo e in una battuta Fortune sintetizza che cosa è successo finora con Facebook e che cosa rappresenta in concreto la quotazione “ufficiale” del numero uno dei social network.

Sì, è vero che Facebook ha presentato alla Sec un’istanza per il collocamento in Borsa, è verp che i giornali finanziari, e non solo quelli, non hanno parlato d’altro, è vero che il pubblico ormai aspetta con trepidazione la “madre di tutte le Ipo”; ma in realtà Facebook è già una “public company” e ha già raccolto capitali sul mercato, solo che nessuno ci ha “invitato alla festa”.

In origine la quotazione in Borsa era una specie di “esame di maturità” per un’azienda che, dopo aver consolidato la propria attività, si presentava al pubblico per attrarre nuovi investitori, farsi valutare da una platea ampia e raccogliere risorse sul mercato, invece di farsi finanziare a caro prezzo dalle banche. Ma Facebook tutto questo lo ha già fatto da tempo!

Concretamente Facebook è stata costretta a quotarsi dalle regole della Sec, che impone di stare sul mercato a chi ha più di 500 soci; dal punto di vista dei benefit, del finanziamento e dei passaggi di capitali, invece, Facebook è virtualmente già quotata e si comporta esattamente come gli altri titoli che sono già in Borsa.

Facebook ha già raccolto miliardi di capitali, fra angeli, venture capitalist e banche d’affari; ha già migliaia di (teorici) azionisti dal momento che ha ceduto parte di azioni a Goldman Sachs e a DST Partners, che a loro volta hanno riservato quei titoli ai loro migliori clienti secondo un meccanismo opaco e basato sul privilegio.

Sotto il profilo della liquidità, le azioni sono state già scambiati per oltre 600 milioni di dollari in volume – centinaia di migliaia di pezzi al mese – su piattaforme come SharesPost e SecondMarket fin dall’estate scorsa. Per fare un paragone ci sono quasi 500 titoli sul Nasdaq che il mese passato hanno registrato scambi inferiori a 200mila azioni. Non parliamo della visibilità che il titolo ha avuto in questi mesi pur non essendo su un listino ufficiale.

In qualunque altra epoca storica Facebook sarebbe già quotata da tempo, perché non avrebbe avuto alternative: pochi soci privati avrebbero fatto pressione per accrescere la liquidità attraverso la quotazione e la dirigenza avrebbe avuto bisogno di raccogliere nuovi capitali. Non è stato questo il caso per la società di Zuckerberg, che ha avuto già tutto ciò che le serviva senza passare dall’Ipo ufficiale: adesso si tratta solo di formalizzare una situazione che esiste de facto. E al “‘parco buoi” rimarranno solo le briciole.

Facebook si è già quotata: e noi non eravamo invitati é stato pubblicato su Finanzablog.it alle 09:15 di venerdì 10 febbraio 2012.



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